Il caso

sabato 31 Gennaio, 2026

Mamma e figlio annegati nel Garda, parla l’avvocata: «Una tragedia che si poteva evitare, con la giusta segnaletica»

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L'avvocata Silvana Giancane: «Se ci fossero stati i divieti di balneazione Hanna e Oleksy non si sarebbero tuffati»

«Se ci fossero stati i divieti di balneazione Hanna e Oleksy non si sarebbero immersi in quel tratto di lago e non sarebbero morti». Così Silvana Giancane, avvocata che insieme a Federico Fava sta seguendo la vicenda, a seguito della decisione del giudice per le indagini preliminari di Rovereto che ha respinto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura sulla morte dei due cittadini ucraini, madre e figlio, annegati a Riva del Garda nell’estate del 2024 (edizione di ieri).

Come raccontato, alla richiesta di archiviazione si era opposto il compagno di Hanna, Mauro Mariotti, che tramite gli avvocati ha presentato l’esito di una consulenza redatta dal professor Maurizio Righetti, ingegnere dell’università di Bolzano, nella quale è stato simulato l’effetto “vortice” che si crea per la differenza di densità tra l’acqua fredda del torrente e quella più calda del lago, e che trascina con sé il bagnante, come accaduto – secondo gli avvocati – nel caso di Hanna e Oleksy, morti a Punta Lido nel tratto in cui il torrente Varone si immette nel lago, lo stesso punto in cui pochi giorni dopo morì anche Tarandeep Singh. «Con l’udienza fatta a dicembre abbiamo esposto al giudice che le conclusioni del Pm non erano corrette poichè si potevano individuare nell’ente pubblico degli errori nella gestione del tratto del lago – spiega l’avvocata Giancane – Il giudice, sulla base dell’esperimento di Righetti, ha invitato il Pm a svolgere ulteriori indagini da concludersi entro il 15 aprile, riportando inoltre il procedimento nel registro delle notizie di reato. Non c’è ancora un capo di imputazione e non sappiamo se potrà essere qualificato come omicidio colposo ma questo sarebbe il nostro obiettivo. Se ci fossero stati i divieti non sarebbero entrati in acqua e quindi non sarebbero morti».

Entro metà aprile dovranno quindi terminare le indagini, con il Pm – spiega Giancane – che «potrà fare una nuova richiesta di archiviazione o potrà individuare un ipotetico responsabile con il rispettivo capo di imputazione». Tutto dipenderà da quello che emergerà nelle prossime settimane e dalle analisi che saranno effettuate per stabilire se la presenza di un responsabile. Nel frattempo, in attesa di ulteriori sviluppi, la posizione dei difensori di Mariotti è chiara: bisogna individuare un colpevole perché – affermano – «la tragedia di Hanna e Oleksy poteva essere evitata». «Quando Mariotti mi ha spiegato quanto successo mi sembrava assurdo che il procedimento potesse essere archiviato con tanta leggerezza – riprende Giancane – Il tema del mulinello che si forma in acqua era già stato oggetto di una pubblicazione alcuni anni fa e attraverso il professore Righetti abbiamo dimostrato come anche un nuotatore esperto potesse morire. Con segnalazioni o indicazioni precise si poteva evitare».

A portare avanti la questione, nel tentativo di trovare la verità, è appunto Mauro Mariotti, il quale aveva accolto in casa propria Hanna e il figlio arrivati dall’Ucraina: «Ad oggi sta vivendo un periodo complicato – spiega l’avvocata – Parliamo di una tragedia che ha sconvolto tutti, lui in particolare. Non è facile superare quanto accaduto e cercheremo di trovare il responsabile»