Lanterna Magica

martedì 24 Febbraio, 2026

L’ultimo Muccino, Christian De Sica detective e la capra animata di GOAT: ecco cosa c’è al cinema in Trentino

di

I film scelti e recensiti da Michele Bellio

LE COSE NON DETTE

(Italia 2026, 114 min.) Regia di Gabriele Muccino, con Stefano Accorsi, Miriam Leone, Claudio Santamaria, Carolina Crescentini

Tratto dal romanzo Siracusa di Delia Ephron, l’ultimo film di Muccino è un travolgente dramma sentimentale che coinvolge la vita di due coppie e di due elementi esterni ad esse. Carlo ed Elisa, lui professore universitario di filosofia, lei giornalista per Vanity Fair, sono sposati da vent’anni e si amano, ma la loro relazione è in crisi a causa del mancato arrivo dei figli. All’università Carlo incontra la giovane Blu ed inizia con lei una relazione passionale e intensa. Paolo, migliore amico di Carlo, è sposato con la nevrotica Anna e i due hanno una figlia preadolescente, Vittoria, che sembra avere occhi solo per Carlo. Una vacanza di gruppo a Tangeri porterà allo scoperto molti nodi, anche perché Blu si presenta sul posto non invitata. Muccino non nasconde le sue abituali caratteristiche: tensione emotiva spinta allo stremo, recitazione sovraccarica, estrema mobilità della macchina da presa, abile uso della musica per gestire il ritmo della narrazione. Ma se in altre occasioni il risultato dava l’idea di un continuo strillare che portava ad una conclusione assai meno interessante, stavolta il gioco regge sorprendentemente ed il risultato in più di un’occasione lascia a bocca aperta. Avendo finalmente il coraggio di essere cattivo fino in fondo ed anche più adulto nella messinscena dell’attrazione fisica, Muccino costruisce un film appassionato, accompagnato da una regia elegante e mobile, che accarezza sguardi e corpi, costruisce tensioni e rende meravigliosamente l’ambientazione. Intendiamoci, nulla di particolarmente nuovo sotto il sole, ma un ottimo prodotto, tecnicamente superiore alla media di tutto ciò che viene prodotto nel nostro Paese e sorretto da un cast davvero notevole. Se Carolina Crescentini rischia suo malgrado il cliché e Accorsi è di fatto solo la coerente evoluzione dei suoi personaggi passati, la granitica staticità di Santamaria, che si sforza di non far percepire i propri sentimenti ottenendo l’effetto opposto, e soprattutto l’appassionata e sensibile prova di Miriam Leone non si dimenticano. Un film più intelligente, abile e ben gestito di quanto all’apparenza non possa apparire e la conferma della capacità del regista di mantenere un solido rapporto con il proprio pubblico.

AGATA CHRISTIAN – DELITTO SULLE NEVI

(Italia 2026, 109 min.) Regia di Eros Puglielli, con Christian De Sica, Lillo, Paolo Calabresi, Maccio Capatonda

Valle d’Aosta. Il noto detective Christian Agata è invitato nella lussuosa residenza della famiglia Gulmar per fare da testimonial al gioco da tavolo, stile Cluedo, che ha fatto la fortuna dell’omonima azienda. Negli stessi giorni si svolge sul posto un’importante riunione di famiglia. Dopo una valanga provocata artificialmente, il padrone di casa viene trovato morto nel suo studio. Nessuno può allontanarsi e tutti coloro che si trovano in casa sono sospettati. Al detective, supportato da un’insolita coppia di funzionari delle forze dell’ordine, il compito di dipanare il mistero. Un esperimento curioso per il nostro cinema e, se si sta al gioco, anche parzialmente riuscito nel suo delirio generale. L’idea, simpatica, è quella di fondere il giallo alla Agatha Christie (canonico, ma abbastanza avvincente nel suo sviluppo) con la comicità più grossolana di casa nostra, unendo nel cast un numero sorprendente di volti noti al grande pubblico. Puglielli, fin dai suoi esordi regista di notevole abilità tecnica purtroppo poco considerato dal cinema, costruisce un film ricco di movimenti di macchina e di finezze sorprendenti per il contesto generale e si diverte a giocare con scenografie e ambientazione montana. Purtroppo, ed è qui che ci si stupisce, non funziona altrettanto bene l’amalgama tra i protagonisti. Retto da comprimari simpatici e funzionali, tutti con una certa gavetta sulle spalle, il film non riesce a mantenere il ritmo nei duetti fra De Sica e Lillo, dove la simpatia di quest’ultimo trapela, ma è spesso affossata dall’inutile eccesso di volgarità da cinepanettone che accompagnano il personaggio del detective, che sembra quasi interpretato col pilota automatico. Allo

stesso modo Calabresi e Capatonda, per quanto la loro indiscutibile bravura riesca sempre a strappare un sorriso, appaiono sprecati e la noiosa ripetizione delle gag su ambiente e animali non giova al tutto. Un’occasione purtroppo in parte sprecata, con certamente una serie di potenziali qualità da tenere in considerazione in caso di un nuovo capitolo, ma anche con la necessità di registrare gli equilibri, dato che un film giallo interpretato da comici non può reggersi sulla sola parte investigativa, ma ha bisogno di un ritmo più sostenuto nei dialoghi e di calcare maggiormente sull’umorismo stralunato, del quale molti di questi interpreti sono stati in altre occasioni autentici maestri.

 

GOAT – SOGNA IN GRANDE

(Goat, USA 2026, 100 min.) Regia di Tyree Dillihay, Adam Rosette

Will è una giovane capra che sogna di diventare un campione di ruggiball, violentissimo sport simile alla pallacanestro, dove da sempre non c’è spazio per animali di piccola taglia come lui. Dopo aver sfidato lo spietato Mane, campione in carica, e grazie ad un video diventato virale, il sogno di Will diventa realtà e lui entra a far parte dei Thornas, la squadra dove gioca anche la pantera nera Jett, che non è mai riuscita a vincere il torneo e ormai inizia a sentire i primi acciacchi dell’età. Riusciranno a diventare una vera squadra e a realizzare il loro sogno? Il geniale titolo originale porta con sé il doppio significato di “capra” e di “Greatest Of All Time” (la più grande di tutti i tempi, riferito a Jett) e il film, animato meravigliosamente dagli stessi studios che hanno creato un capolavoro come «Spider-Man: Across the Spider-Verse», è una forsennata rincorsa costruita sul più classico dei messaggi: sogna in grande, puoi permetterti di diventare ciò che vuoi se ci credi abbastanza, non importa chi sei o da dove vieni. Al di là dell’assunto, risaputo ma mai sbagliato, il ritmo narrativo regge e la rappresentazione delle partite in ambienti ogni volta diversi e sempre più pericolosi (si va dalle caverne con le stalattiti giganti, al ghiaccio polare, fino alla lava vulcanica) offre un gradevole impatto spettacolare. Poche però le gag per i più piccoli (legate soprattutto alle due pestifere rinocerontine, figlie del compagno di squadra di Will, Archie) e preoccupantemente numerosi i riferimenti alla sfera social, tra dissing, video virali, meme, confronti con video in diretta etc… Ormai la quotidianità di riferimento sembra essere tale anche per i bambini in fascia 7-12. I personaggi secondari faticano a rimanere impressi, nonostante la caratterizzazione non sia male (con lo struzzo ossessionato dalle critiche online che cerca solo un posto per nascondere la testa e il drago di Komodo che sembra fuggito da un ospedale psichiatrico). Più interessante invece il ritratto, dal respiro classico, del rapporto che si crea tra Will e Jett, con quest’ultima che rientra di diritto nella nobile galleria dei personaggi che imparano a sacrificare loro stessi per il bene della squadra. Un film incostante ma gradevole, ricco in egual misura di spunti e banalità. E con una commovente immagine finale.

STREAMING – PERLE DA RECUPERARE

LE NOSTRE ANIME DI NOTTE

Su Netflix

(Our Souls at Night, USA 2017, 101 min.) Regia di Ritesh Batra, con Robert Redford, Jane Fonda

Colorado, una piccola cittadina di provincia. Addie, vedova, fa un’inaspettata visita al suo vicino di casa Louis, anch’egli rimasto a vivere solo. La proposta che ne consegue è particolare: Addie chiede a Louis di andare a dormire da lei, per poter trascorrere di nuovo la notte serenamente, parlando con qualcuno fino ad addormentarsi. Un modo per allontanare la solitudine, la paura della vecchiaia e la malinconia. Ne nascerà un rapporto tenero e profondo, che però non tutti vedranno di buon occhio. Tratto dall’omonimo romanzo di Kent Haruf, pubblicato postumo nel 2015, un film di delicata e sana semplicità, abitato dalla meravigliosa interpretazione dei due attori simbolo della Hollywood degli anni Settanta. I protagonisti,

ancora meravigliosi e attraenti, all’epoca delle riprese avevano già raggiunto gli ottant’anni e incarnano splendidamente questa coppia di persone sole che cercano affetto, supporto e compagnia nell’altro. Sullo sfondo di una provincia veloce a giudicare e poco incline a comprendere a fondo i sentimenti umani, si delinea un grande racconto sulla solitudine, poetico e dolcissimo, messo in scena con lineare efficacia e un calore umano notevole. La trovata di scoprire un po’ alla volta il passato (anche torbido) dei protagonisti porta lo spettatore a conoscerli lentamente come accade alla coppia e il senso di coinvolgimento che ne consegue porta efficacemente al toccante crescendo emotivo del finale. Da riscoprire.