L'editoriale
giovedì 19 Febbraio, 2026
Le Magnifiche Comunità e i Giochi Olimpici
di Flaviano Zandonai
A fare da sfondo alla parata olimpica di Cortina la «Ciasa de ra Regoles», sede dell'istituzione di autogestione delle risorse ambientali: iniziative che oggi sembrano reliquie del passato
Ha fatto una certa impressione vedere più volte inquadrata la «Ciasa de ra Regoles» di Cortina durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali. Non tanto perché quel palazzo è parte del paesaggio cortinese ma per quel che rappresenta in termini storico culturali. Come ricordato anche dalla tanto criticata conduzione Rai dell’evento, si tratta della sede dell’istituzione pluricentenaria di autogestione delle risorse ambientali come beni comuni. Una forma di governo comunitaria che conosciamo bene anche in Trentino grazie a modelli come Magnifiche comunità, Carte di regola e, seppur in forma diversa, usi civici. «Un altro modo di possedere», come recita la home page delle Regole di Spinale e Manez, riprendendo il titolo di un’omonima pubblicazione di qualche anno fa che peraltro si inquadra in una produzione scientifica che vede nel «Centro studi e documentazione sui demani civici e le proprietà collettive» presso l’Università di Trento un importante riferimento nazionale.
L’impressione suscitata dalla scena era legata al fatto che la Casa delle regole di Cortina faceva da sfondo alla parata olimpica di quegli stati nazione che, soprattutto nelle loro versione autoritaria, hanno storicamente avversato queste forme di autogoverno dei beni comuni, sostituendole con il controllo pubblico o aprendo la porta alla loro privatizzazione.
Queste iniziative sembrano sempre più reliquie del passato, la cui persistenza è legata a territori con caratteristiche molto specifiche in termini ambientali, sociali ed economici. Se a questo si aggiunge un’interpretazione piuttosto conservativa della loro governance, ad esempio in termini di parità di genere e apertura a nuovi abitanti, il rischio di rinchiudersi in una nicchia autoreferenziale è concreto. D’altro canto, va però rilevato che negli ultimi anni si registra un interesse crescente rispetto ai beni comuni in ambiti decisamente diversi come ad esempio il riuso di beni abbandonati per finalità di interesse collettivo in aree urbane che poco o nulla hanno a che fare con quelle alpine. Esagerando un po’ si potrebbe organizzare una «Milano Cortina» anche dal punto di vista dei commons facendo incontrare i Regolani alpini con gli attivisti civici.
In questo quadro si può inserire anche la recente vicenda del referendum per la costituzione di una nuova amministrazione separata degli usi civici sull’Alpe Cimbra di Folgaria. Beni importanti come foreste e malghe – per di più in un’area turistica – sono infatti in gestione diretta da parte delle amministrazioni comunali. E così rimarrà, in quanto i residenti chiamati alle urne hanno votato in maggioranza no rispetto alla costruzione del nuovo soggetto di autogoverno. La vicenda, come è facile immaginare, ha catalizzato schermaglie politiche che in parte esulavano dall’oggetto del contendere contribuendo a radicalizzare il confronto. Ma un elemento è emerso in modo chiaro, ovvero che ad animare il fronte del voto contrario sono state soprattutto le amministrazioni comunali con il sostegno della locale Magnifica comunità che oggi è un organismo di coordinamento tra i comuni stessi (una Comunità di valle).
Posizioni naturalmente legittime e comprensibili anche se un fatto va rilevato, ovvero che ormai da qualche anno nella nostra Carta costituzionale è stato inserito il principio di sussidiarietà secondo il quale se i cittadini si attivano in forma autonoma per finalità di interesse collettivo la Pubblica Amministrazione è chiamata a riconoscerne il ruolo e a sostenerne l’operato. Magari non era questo il caso, però in un contesto in cui gli enti pubblici locali faticano sempre più ad adempiere alle proprie funzioni poter contare su capacità non solo collaborative ma di autogoverno comunitario potrebbe rappresentare una risorsa importante. Ad esempio, per la gestione di risorse di estensione intercomunale che, come dimostra il caso della Vallagarina, faticano a essere messe in atto, oppure vengono portate avanti attraverso fusioni tra comuni che però rischiano di perdere l’ancoraggio alle loro comunità.
Sociologo e Open Innovation Manager del Gruppo cooperativo Cgm
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