Politica
giovedì 12 Febbraio, 2026
La maggioranza di centrodestra si spacca su Clara Marchetto, autonomista e antifascista. Fratelli d’Italia contraria alla targa per ricordarla, scoppia la polemica
di Donatello Baldo
Patt, Lega e anche l'ex Cia contro l'assessora Gerosa: «Bastonata la storia del Trentino»
«Chiedono di non essere associati al fascismo, ma se le argomentazioni sono queste…». La considerazione è di Maria Bosin, consigliera del Patt, che ieri ha presentato una mozione per l’intitolazione di una targa a Clara Marchetto, l’antifascista e autonomista vessata sotto il Ventennio e pure dai tribunali della neonata Repubblica Italiana nel secondo Dopoguerra, trentina di Pieve di Bono — come Alcide De Gasperi — attivista dell’Asar, prima donna eletta in Consiglio regionale ma incarcerata subito dopo e obbligata all’esilio. E che ieri si voleva riabilitare.
Cosa che è avvenuta, perché la mozione ha avuto una larghissima maggioranza, senza però il via libera degli esponenti di Fratelli d’Italia. Francesca Gerosa, a nome del gruppo, ha infatti affermato — in un’aula basita — che Marchetto è «figura divisiva», che la storiografia non ha fatto luce «su alcune ombre».
Madre dell’Autonomia
Quali ombre non si sa, se non sostenere ancora oggi che aver fatto la spia ai francesi sui sistemi bellici delle navi fasciste sia ancora da considerare un’onta, considerato poi che quel regime era in quegli stessi anni autore delle vessazioni delle popolazioni trentine e soprattutto sudtirolesi soggiogate con forza e violenza dal fascismo. Per Gerosa, in ogni caso, Marchetto non se la merita una targa: «La storia va approfondita meglio», ha affermato.
Con il consigliere di Onda Filippo Degasperi — unico a prendere la parola dopo la meloniana — che chiosa, graffiante: «Bene, ma sia Gerosa ad approfondire la storia». E rimanendo anche lui incredulo davanti a tali affermazioni: «Queste parole non vengono dall’ultima arrivata ma dall’assessora alla Cultura della Provincia di Trento. Autonomisti, tutto bene? Non dice niente nessuno». Degasperi è pronto a depositare una mozione di sfiducia, o comunque di censura delle parole dell’assessora: «Voglio vedere cosa fa il Patt, perché il problema è loro, sono loro ad essere in una coalizione con questi di Fratelli d’Italia».
Maggioranza imbarazzata
In realtà, anche dalle parti della maggioranza sono sobbalzati al sentire le argomentazioni dell’esponente meloniana. Il capogruppo della Svp Harald Stauder ha parlato di «posizione incredibile», mentre la Lega ufficialmente non dice nulla, ma l’imbarazzo è palpabile: «Ciascuno ha le proprie sensibilità», taglia corto la capogruppo del Carroccio in Consiglio regionale Stefania Segnana. «Marchetto bastonata a Roma, e ora sono quelli che guardano troppo a Roma che bastonano la storia del Trentino», osserva Claudio Cia riferendosi alla linea meloniana «nazionalista».
La considerazione amara della proponente della mozione Maria Bosin l’abbiamo riportata: «Chiedono di non essere associati al fascismo, ma se queste sono le argomentazioni…». Segue un comunicato ufficiale del Patt, che la consigliera autonomista firma assieme al segretario del partito e assessore provinciale Simone Marchiori: «Il Patt esprime profonda indignazione. Le parole utilizzate per ridimensionare e relativizzare la figura di Clara Marchetto rappresentano un fatto grave».
Per il Patt la questione è politica, e seria: «Certi argomenti richiamano una visione culturale che ha in Ettore Tolomei un riferimento identitario: una concezione centralista e nazionalista che nulla ha a che vedere con l’autonomismo trentino e con la sua evoluzione democratica. Se questo è il retroterra culturale da cui nasce l’opposizione all’intitolazione, allora il nodo è politico e va detto con chiarezza».
Il centrosinistra condanna
Da parte del centrosinistra, parla un comunicato unitario dell’Alleanza democratica autonomista: «Denunciamo con fermezza e indignazione la scelta di Fratelli d’Italia di votare contro la riabilitazione di Clara Marchetto. La mozione mirava semplicemente a riconoscere quell’ingiustizia e a restituirle la dignità istituzionale che le fu negata. Non era un atto ideologico ma un atto di verità storica».
E viene svelato un retroscena: «Nell’ultima riunione dei Capigruppo era stato trovato un accordo per un voto favorevole unanime, compreso quello di Fratelli d’Italia. Accordo che è stato palesemente disatteso», anche perché la capogruppo regionale, Anna Scarafoni, ha sottoscritto l’intera mozione.
Il centrosinistra solleva le contraddizioni interne alla maggioranza, e si rivolge alle aree civiche e autonomiste della coalizione di centrodestra: «Stare in maggioranza con chi vota contro atti di riconoscimento delle ingiustizie prodotte dal regime significa assumersi una responsabilità politica chiara».
Non finisce qui
A margine del Consiglio regionale di ieri Maria Bosin, evidentemente sconcertata, parla fitto fitto con Lucia Maestri del Pd. Una nuova mozione bipartisan potrebbe essere depositata in questi giorni per «alzare l’asticella», come afferma la consigliera autonomista. «Avrei voluto proporlo già in questa seduta, vista l’apparente unanimità poi venuta meno. Intitolare non solo una targa ma una sala a Clara Marchetto. Questa ipotesi potrebbe diventare presto una mozione».
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