Il reportage

mercoledì 24 Gennaio, 2024

La lezione della Val di Funes, prosperare senza sci

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Viaggio nella valle del turismo lento. Klaus Messner: «Modello anche per altre realtà». Immersa nello spettacolo del Parco naturale Puez-Odle, la località ha costruito un’offerta fatta di camminate, mobilità dolce, presidi slow food e cultura della montagna

Lasciata la macchina al parcheggio di malga Zannes lo sguardo viene rapito dallo spettacolo che si para davanti agli occhi. Da una parte le creste frastagliate delle Odle, colpite dal primo sole del mattino, restituiscono la magia dell’«enrosadira». L’arrossamento tipico solo delle vette dolomitiche. Dall’altra il sentiero battuto che porta nel bosco sembra invitare l’escursionista ad entrare in un regno magico, coperto da una delicata coltre bianca dove, tra un pino e un larice, non sarebbe inaspettato incontrare uno gnomo o un folletto.
L’obiettivo dell’escursione è il Col di Poma che con la sua posizione privilegiata offre uno spettacolo unico sul gruppo delle Odle, la catena montuosa che, assieme a tutto il Parco naturale Puez-Odle è stata riconosciuta Patrimonio Unesco dell’umanità. In inverno il percorso prevede una comoda forestale, innevata ma battuta, fino a malga Kaserill e poi un sentiero percorribile con le ciaspole oppure con gli sci d’alpinismo fino alla cima
situata a 2.422 metri sul livello del mare.

Il Col di Poma al tramonto si tinge di rosso, è una delle caratteristiche uniche delle montagne dolomitiche
Uno dei motivi che ha spinto l’Unesco a riconoscerle Patrimonio dell’umanità

Il sentiero inizia dolcemente e poi passa ad una leggera salita. Nonostante gli escursionisti non manchino, e in molti condividono il nostro sentiero, il silenzio regna sovrano. Sembra quasi incredibile che al di là delle Odle, nello stesso preciso istante, si trovi la Val Gardena, con i suoi impianti, i resort, gli chalet e la musica, elementi tipici del turismo invernale classico. A farci attenzione si riesce a scorgere un solo segnale di quel mondo, sul monte più ovest delle Odle fa capolino l’impianto del Seceda, ma dal sentiero si vede a malapena e nulla disturba la quiete del luogo. È uno degli aspetti magici della Val di Funes, la valle dell’Alto Adige che prospera senza impianti e che ha trovato successo turistico e sostenibilità attraverso un modello diverso. «La nostra particolarità è proprio quella di essere una valle senza impianti è parte della nostra immagine – spiega Klaus Messner direttore dell’azienda per il turismo della Val di Funes – C’è solo uno skilift importantissimo per avvicinare i giovani della valle allo sci, ma appunto ha più un uso sociale che turistico». Come ha fatto allora questa valle a prosperare? «Scegliendo un turismo diverso, facendo diventare un vanto il fatto di essere una valle dolomitica senza impianti». Una mancanza che ha portato gli amministratori del posto ad aguzzare l’ingegno e lavorare su un’offerta turistica diversa, ma a tutto tondo. «Siamo destinazione slow food, organizziamo programmi con passeggiate ed escursioni alla scoperta di masi, malghe e prodotti tipici. D’inverno qui regnano le ciaspole e gli sci d’alpinismo». E quello invernale è un turismo tutt’ora in crescita. «Al momento solo il 15% dei nostri pernottamenti proviene dall’inverno, il resto arriva dall’estate». Il periodo in cui la valle, libera da neve e ghiaccio, diventa completamente accessibile e le lunghe giornate permettono di godere a lungo del sole di montagna e i lenti tramonti regalano ai turisti lo spettacolo dell’enrosadira sulle Odle. E i turisti sono tanti e sempre di più. «Nel 2022 abbiamo avuto 192mila pernottamenti. Come provenienza i turisti tedeschi sono al primo posto, seguiti da quelli italiani. Ma abbiamo un 20% di turisti internazionali e provenienza da 70 paesi». Se l’estate è un pacchetto ormai noto e conosciuto, sull’inverno c’è ancora margine di crescita. «Il bello è che le malghe sono aperte. Un visitatore può raggiungerle tutti i giorni. Anche lo sci d’alpinismo sta crescendo, ora abbiamo 6 percorsi che si possono fare in sicurezza».

Un torrente ghiacciato affianca il sentiero verso il Col di Poma. Nel silenzio del bosco la natura rivela la sua magia più intima

Una scelta vincente è celebrata anche dai residenti della valle e dei suoi paesi: San Pietro e Santa Maddalena. Sono loro che hanno scelto di rinunciare agli impianti, anche nel passato recente. «Cinque anni fa ci fu l’ultima proposta in questo senso – ricorda il sindaco di Funes, Peter Pernthaler – La proposta era quella di collegare la valle al circuito della Val Gardena e del Sella Ronda attraverso il Seceda. Come consiglio comunale e come comunità abbiamo deciso che quella non era la strada giusta per noi». Convinti che un turismo diverso potesse fare il bene dei visitatori e della comunità. «Volevamo un turismo sano, in cui l’ospite arriva la macchina non la tocca più. In cui potesse abbinare alla montagna anche la mobilità dolce e i prodotti del territorio». Un connubio a cui a breve si aggiungerà un’altra iniziativa. «Nascerà nel centro storico di San Pietro – spiega Pernthaler – La Messner Haus. Un museo e un regalo del grande alpinista Reinhold Messner». Proprio le Odle infatti furono la palestra di un giovane Messner, prima che diventasse il «Re degli Ottomila».
Superato un ripido canalone, l’ultimo tratto che porta alla croce di vetta del Col di Poma è una cresta innevata, ma spazzata dal vento. Il sole splende sopra la corona frastagliata delle Odle, le vette sembrano quasi a portata di mano, ma rimangono in lontananza. Più in basso lo sguardo è attirato dal fumo che esce dal camino di una malga. Tempo di affrettarsi sulla via del ritorno, di certo i canederli e il calore di una stufa stanno già aspettando.

La croca di vetta del Col di Poma Situato a 2.400 metri si raggiunge in due o tre ore dal parcheggio di Malga Zannes
Sotto il sole si scorgono i profili frastagliati delle vette della catena delle Odle