Medioriente

sabato 25 Maggio, 2024

La Corte internazionale dell’Aja contro Israele: «Fermare l’offensiva a Rafah»

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La pronuncia del tribunale dell’Onu nell’ambito del caso sollevato dal Sudafrica per l’accusa di genocidio mette ulteriore pressione su Netanyahu

La Corte internazionale di giustizia dell’Aja ha ordinato a Israele di fermare l’offensiva militare a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza. Il tribunale dell’Onu (Icj) – che si è pronunciato nell’ambito del caso avviato dal Sudafrica contro Israele con l’accusa di genocidio – non ha però ordinato un cessate il fuoco in tutta Gaza, come aveva invece chiesto Pretoria. Subito dopo la decisione, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha convocato una riunione ministeriale speciale per decidere come rispondere.
Su Rafah lo Stato ebraico non intende fare marcia indietro e proprio poco dopo la decisione della Corte dell’Aia aerei da guerra israeliani hanno colpito il centro di Rafah. Israele è «obbligato a continuare a combattere per riportare a casa gli ostaggi e garantire la sicurezza dei suoi cittadini, in ogni e luogo, anche a Rafah», ha detto il ministro Benny Gantz, membro del Gabinetto di guerra. Un altro ministro, il responsabile della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, di estrema destra, ha accusato il tribunale di essere antisemita: «Ci dovrebbe essere una sola risposta all’ordine non pertinente del tribunale antisemita dell’Aia: l’occupazione di Rafah, l’aumento della pressione militare e la completa sconfitta di Hamas», ha detto. Mentre Hamas, pur accogliendo con favore il pronunciamento dell’Aia, ha sottolineato che serve uno stop della guerra in tutta la Striscia.
Oltre allo stop dell’offensiva a Rafah, il tribunale dell’Aia ha ordinato di aprire il valico di Rafah con l’Egitto per l’ingresso di aiuti umanitari e di garantire l’accesso a Gaza agli investigatori e alle missioni di accertamento dei fatti che indagheranno sulle accuse di genocidio. Israele dovrà poi riferire entro un mese sui progressi compiuti nell’applicazione delle misure.
Le decisioni della Corte di giustizia (da non confondere con la Corte penale internazionale (Cpi) che ha pure sede all’Aia) sono legalmente vincolanti ma è improbabile che Israele vi si conformi, anche perché il tribunale non ha modo di farle eseguire. Tuttavia la nuova decisione della Corte aumenterà la pressione su Israele, in un momento in cui è sempre più isolato a livello internazionale e mentre a livello interno sta aumentando la pressione su Netanyahu affinché ponga fine alla guerra e riporti a casa gli ostaggi (proprio nelle ultime ore l’Idf ha fatto sapere di aver recuperato i corpi di altri 3 ostaggi nel nord di Gaza). «Le accuse di genocidio mosse dal Sudafrica contro Israele presso la Corte internazionale di giustizia dell’Aia sono false, oltraggiose e moralmente ripugnanti», è stata la reazione del governo Netanyahu, che ha respinto le accuse della Corte affermando che «non ha condotto e non condurrà azioni militari nell’area di Rafah che possano infliggere alla popolazione civile palestinese di Gaza condizioni di vita che potrebbero portare alla sua distruzione fisica, in tutto o in parte».
Intanto il direttore della Cia, William Burns, è a Parigi per incontrare il capo del Mossad, David Barnea, e il premier del Qatar, in colloqui informali volti a rilanciare i negoziati su ostaggi e cessate il fuoco. E sempre a Parigi Emmanuel Macron ospita all’Eliseo un incontro con il primo ministro del Qatar e con i ministri degli Esteri di Egitto, Giordania, Arabia Saudita e Francia. Il presidente Usa Joe Biden ha avuto invece un colloqui0 telefonico col presidente egiziano Abdel Fattah Al-Sisi nel quale si è discusso degli sforzi in corso per garantire il rilascio degli ostaggi e per affrontare la crisi umanitaria a Gaza. Biden, riferisce la Casa Bianca, «ha accolto con favore» l’impegno di Al-Sisi di consentire il flusso di assistenza umanitaria fornita dall’Onu dal territorio egiziano attraverso il valico di Karem Shalom su base provvisoria per la successiva distribuzione in tutta Gaza.