La storia

domenica 30 Novembre, 2025

Il «lungo Giorgio» riemerge dal passato: storia (e dubbi) sul ritrovamento del gigante Skoda

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A Calceranica una serata affollata ripercorre storia, mito e incertezze del colossale cannone del 1916

Una serata partecipata e densa di attesa quella dedicata al «Lange Georg», il gigantesco cannone austro-ungarico che nel 1916 fu schierato a Calceranica al Lago, nei pressi della stazione ferroviaria e dello scalo merci, con l’intera struttura puntata verso l’Altopiano di Asiago per colpirne il comando italiano.
L’appuntamento, organizzato dal Comune e dagli Alpini, è stato aperto da Hermann Martinelli, che ha ricordato l’importanza di un evento costruito grazie al lavoro di associazioni e volontari. Dopo i saluti del sindaco Gianni Marzi, il consigliere provinciale Roberto Paccher ha confermato «l’interesse dell’amministrazione nel valorizzare il luogo legato al possibile ritrovamento del pezzo».

Lo storico Luca Girotto ha ricostruito la vicenda del «Lungo Giorgio», nato come bocca di fuoco navale richiesta alla Skoda nel 1912 e poi convertito all’uso terrestre. Arrivato a Trento nell’aprile 1916, venne collocato a Calceranica per ragioni logistiche, date dalla presenza della stazione ferroviaria, e per la posizione ideale da cui colpire l’altopiano. Il cannone fu installato in una grande vasca ricavata nel terreno, sopra cui venne montato l’affusto; accanto, un imponente carroponte scorreva su due rotaie parallele, una a destra e una a sinistra della vasca, indispensabile per movimentare il massiccio tubo d’acciaio. L’arma fu mimetizzata con pini e teli, mentre per confondere gli osservatori italiani venne realizzato anche un «falso Giorgio». Il 14 maggio 1916 partirono i primi 77 colpi dell’offensiva: il bersaglio designato era Villa Rossi, sede del comando italiano, ma a essere colpiti furono soprattutto i paesi di Asiago e Gallio, provocando panico ed evacuazioni. L’usura della canna impose una sostituzione e nell’estate il pezzo ricomparve in Vallagarina e poi nuovamente in Valsugana, prima del trasferimento sul fronte romeno quindi sull’Isonzo e infine a Gorgo al Monticano, dove se ne persero le tracce.

Il ricercatore Marco Paniz ha mostrato fotografie dei siti di posizionamento e ricordato l’interesse che il cannone suscitò già allora attirando ufficiali e personalità dell’Impero. Ha inoltre illustrato il restauro di un mortaio Skoda da 30,5 cm in corso a Rovereto, sostenuto da fondi europei, sottolineando come «sarebbe auspicabile, in futuro, poter restaurare anche il Lange Georg».

Molto atteso anche il contributo, in differita, del ricercato veneto Danilo Pellegrini, che insieme a Luciano Chiereghin ha circoscritto l’area di un possibile ritrovamento grazie a testimonianze, documenti militari e analisi satellitari. Il 7 giugno 2025 un approfondimento tecnico ha individuato una massa metallica compatibile con il cannone, sepolta a 3-4 metri di profondità. La denuncia è stata inoltrata alle autorità il 9 giugno e lo Stato Maggiore dell’Esercito ha subito mostrato interesse. Da allora, però, tutto è fermo: la riunione convocata a Padova non ha prodotto indicazioni operative. Pellegrini ha auspicato che l’operazione «non si areni in tempi biblici». Martinelli ha chiuso la serata lasciando aperta la domanda che attraversa la comunità di Calceranica: quando si potrà tornare a parlarne con certezza? Per ora il «Lange Georg» resta un gigante silenzioso sotto la terra veneta.