Il caso

venerdì 27 Febbraio, 2026

Il figlio di Clara Marchetto e le beghe sulla sua memoria: «Mia madre non era una spia, fu condannata dal fascismo»

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Dalla Francia, Roland Gubitta interviene nel dibattito sulla figura della madre dopo la decisione del Consiglio regionale: «Le sentenze del Tribunale speciale vanno contestualizzate nel clima repressivo dell’epoca. La targa è un atto di riabilitazione storica»

Dalla Francia, dove ha sempre abitato, il figlio di Clara Marchetto ha seguito attentamente la cronaca politica di questi ultimi giorni. Tuttavia Roland Gubitta — che prende il cognome dal padre, primo marito di Marchetto, anche lui condannato dal fascismo — non entra nel merito della questione politica. Ringrazia ilT «per l’interesse che ha dimostrato nei confronti della figura di Clara Marchetto», anche per aver «raccolto diversi punti di vista sul suo conto». Ci tiene però a fare delle precisazioni: «Mi sembra importante ricordare che le accuse mosse contro di lei si inseriscono in un contesto storico particolare, quello del regime fascista italiano. Le condanne pronunciate in quell’epoca dal Tribunale speciale devono essere ricondotte al clima politico e repressivo allora vigente, in cui ogni opposizione o posizione percepita come dissidente poteva essere assimilata a un tradimento. Al di là delle qualificazioni giuridiche dell’epoca — continua Gubitta — la storia ha progressivamente consentito di comprendere meglio gli impegni e le circostanze in cui mia madre si è trovata ad operare».

Roland Gubitta sa che il Consiglio regionale ha deciso di intitolare una targa alla memoria di Clara Marchetto: «Le recenti iniziative di riconoscimento e riabilitazione testimoniano una volontà istituzionale di riconsiderare il suo percorso alla luce delle attuali conoscenze e analisi storiche».

Il figlio ricorda poi la madre, orgoglioso di lei: «Sul piano familiare, Clara Marchetto rappresenta innanzitutto il ricordo di una donna impegnata, colta e profondamente legata alle proprie convinzioni. La sua storia ha segnato in modo duraturo la nostra famiglia. E non come quella di una spia, ma come quella di una donna che ha attraversato un periodo complesso e travagliato della storia europea».