Ambiente

martedì 10 Febbraio, 2026

Il consiglio di Stato dice no al foraggiamento degli ungulati. Gli animalisti: «Vittoria, il Trentino si adegui»

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La Lav: «Da anni denunciamo come la pratica alteri anche il comportamento degli orsi»

Il Consiglio di Stato boccia il foraggiamento a fini venatori degli ungulati e dà ragione alla LAV. La sesta sezione del Consiglio di Stato ha pubblicato questa mattina la sentenza sul ricorso presentato dall’associazione animalista contro una pratica diffusa in Trentino, funzionale – a detta degli animalisti – ad aumentare artificialmente il numero di animali abbattibili durante la stagione di caccia, con effetti negativi su ecosistemi, biodiversità e sicurezza pubblica.

«Siamo molto felici di questa importante vittoria, per la quale ringraziamo le avvocate Casella, Ferroni, Squintu e Rizzi. È il risultato di anni di attività della LAV a tutela della sicurezza dei cittadini e degli orsi, contro una pratica utile solo ai cacciatori ma dannosa per la convivenza con la fauna selvatica», dichiara Massimo Vitturi, responsabile Area Animali Selvatici della LAV. «Ora la Provincia di Trento deve adeguarsi alle indicazioni fornite dal massimo organo della giustizia amministrativa».

Il foraggiamento degli animali selvatici consiste nell’installazione di mangiatoie e strutture in legno per fornire un surplus alimentare nel periodo invernale agli ungulati, in particolare cervi e caprioli. Una pratica che, secondo la LAV, consente ai cacciatori di garantirsi un maggior numero di capi da abbattere nella successiva stagione venatoria.

La sentenza richiama esplicitamente il principio costituzionale di tutela della biodiversità e dell’ecosistema, affermando che «la tutela della biodiversità e dell’ecosistema, affermata dall’articolo 9 della Costituzione, come modificato dalla legge costituzionale n. 1/2022, dovrebbe imporre di evitare quelle pratiche che alterino l’equilibrio naturale e il rapporto tra le specie animali e l’uomo, comportando conseguenze dannose maggiori rispetto ai benefici ritraibili». (Consiglio di Stato, sez. VI, n. 1077/2026).

Tra gli effetti più critici del foraggiamento, secondo il mondo scientifico, vi è l’alterazione del comportamento degli orsi. Attratti dal cibo messo a disposizione dall’uomo, gli animali tendono a diventare orsi confidenti, perdendo la naturale diffidenza verso l’essere umano e aumentando il rischio per la sicurezza delle persone. Un fenomeno già osservato in passato: anche l’orso M90 è stato ucciso pur non avendo mai aggredito nessuno, proprio a causa di un comportamento confidente sviluppato frequentando fonti alimentari antropiche.

Negli anni la Provincia di Trento ha risposto in modo evasivo o parziale alle richieste della LAV di porre fine al foraggiamento degli ungulati, costringendo l’associazione a rivolgersi alla giustizia amministrativa. Con questa decisione, il Consiglio di Stato impone ora alla Provincia di riesercitare il proprio potere di sospensione della pratica almeno nei Distretti di Alta Val di Non, Val di Sole, Chiese, Giudicarie e Rendena, tenendo conto dell’avvicinamento degli orsi alle mangiatoie, dell’incidenza sul letargo dell’orso, della vicinanza ad aree frequentate dall’uomo e delle evidenze scientifiche sulla correlazione tra alimentazione artificiale e maggiore aggressività.

Per anni, sottolinea ancora la LAV, le richieste di smantellamento dei siti di foraggiamento sono state respinte con la motivazione che le strutture fossero regolarmente autorizzate, senza considerare i rischi per la sicurezza pubblica.

«Ora verificheremo che la giunta Fugatti si adegui puntualmente a quanto imposto dal Consiglio di Stato. Non è più tollerabile che la Provincia di Trento continui a essere succube della lobby dei cacciatori, anche a costo di mettere a rischio la sicurezza di orsi e cittadini», conclude la LAV.