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giovedì 7 Maggio, 2026

Garlasco, ecco come è stata uccisa Chiara Poggi secondo i pm: l’agguato sulle scale, il colpo mortale con un martello, la fuga di Sempio dalla nonna

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La nuova inchiesta riscrive le modalità dell'omicidio: un'aggressione in più fasi

Una ricostruzione completamente rivista dell’omicidio di Chiara Poggi riporta al centro delle indagini Andrea Sempio. Secondo gli investigatori del Nucleo investigativo dei Carabinieri di Milano, coordinati dalla Procura di Pavia, l’aggressione sarebbe avvenuta in più momenti, con una dinamica molto diversa da quella ipotizzata quasi vent’anni fa.

L’aggressione 

La nuova analisi si basa sugli approfondimenti della Bloodstain Pattern Analysis (Bpa) e sulle consulenze medico-legali coordinate dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo.

Secondo la ricostruzione, tutto sarebbe iniziato nel soggiorno della villetta di Garlasco, dove la giovane stava facendo colazione. Tre piccole tracce di sangue, mai valorizzate nelle prime indagini, indicherebbero il punto iniziale dell’aggressione.

I primi colpi sarebbero stati sferrati a mani nude. La vittima avrebbe tentato di difendersi e di fuggire verso l’ingresso, prima di essere raggiunta e colpita nuovamente.

Dove è accaduta

Gli investigatori ritengono che l’aggressore abbia trascinato la ragazza verso la zona della scala che conduce alla cantina, continuando a colpirla con violenza.

Nel corso dell’azione sarebbero state lasciate diverse tracce ematiche, tra cui una mano insanguinata impressa sul pavimento e alcune macchie compatibili con i movimenti dell’assalitore.

Secondo la consulenza, l’arma utilizzata sarebbe stato un martello con testa squadrata e “coda di rondine”, compatibile con uno strumento denunciato come scomparso dal padre della vittima dopo il delitto.

Il passaggio in cantina

La fase finale dell’omicidio si sarebbe consumata lungo la rampa delle scale della cantina. Qui, secondo gli esperti, l’assassino avrebbe inferto gli ultimi colpi alla testa della giovane mentre era già a terra sui gradini.

Una delle tracce considerate centrali dagli investigatori è la cosiddetta “impronta 33”, rilevata sul muro vicino al corpo. Gli inquirenti ritengono che possa essere collegata alla posizione assunta dall’aggressore mentre osservava la scena subito dopo il delitto.

Dopo l’omicidio

La nuova ricostruzione ipotizza inoltre che l’assassino si sia ripulito nel lavandino della cucina, ambiente che all’epoca non sarebbe stato approfondito a sufficienza. Alcune tracce rilevate con il luminol porterebbero proprio in quella direzione.

Infine, l’aggressore si sarebbe allontanato a piedi passando dal retro dell’abitazione, dirigendosi verso la casa della nonna dell’indagato, distante poche centinaia di metri.

Le nuove analisi investigative riaprono dunque uno dei casi di cronaca nera più discussi degli ultimi decenni in Italia, ma è importante ricordare che la posizione di Andrea Sempio è ancora al vaglio dell’autorità giudiziaria e che vale il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.