Salute
sabato 30 Agosto, 2025
Encefalite da zecca, in Trentino due nuovi casi in dieci giorni: entrambi finisicono in ospedale
di Davide Orsato
Colpiti due agricoltori in val di Non e val di Cembra. Zuccali (Apss): «Coprirsi non azzera il rischio»

Nell’exploit delle malattie esotiche — più correttamente, tropicali — visto quest’estate, l’attenzione sul fronte della Tbe, la meningoencefalite trasmessa da zecche è passata in secondo piano. Eppure in Trentino sono già sei i casi da inizio anno. Di questi, due sono stati registrati a partire tra giugno e luglio, altri due negli ultimi dieci giorni. Come tutte le infezioni che emergono fino ad arrivare alla sorveglianza sanitaria (per essere quindi trasmessi alla banca dati di Epicentro, il centro di epidemiologia dell’istituto superiore di sanità) si tratta di casi particolarmente gravi: hanno colpito due uomini, uno residente in val di Non, l’altro in val di Cembra. Entrambi hanno avuto bisogno di un ricovero in ospedale: presentavano sintomi come febbre alta e disturbi neurologici, il primo è già stato dimesso. E tutti e due risultano svolgere attività di tipo agricolo e forestale, che espone al rischio di puntura di zecca.
Gli effetti del vccino
Insomma, il livello d’attenzione torna alto. «Non siamo certo davanti alla situazione di qualche anno fa — fa sapere la dottoressa Maria Grazia Zuccali, direttrice del dipartimento di prevenzione dall’azienda provinciale per i servizi sanitari — quando, cioè, siamo arrivati ad avere una quarantina di casi nel corso di una stagione. Ma i casi ravvicinati ci dicono una cosa: che le zecche infette dal virus sono un po’ dappertutto, e dunque occorre fare attenzione quando si va in zone a rischio come boschi o prati con erba alta».
Chikungunya e Dengue
Le zecche trasmettono il virus all’uomo dai serbatoi «naturali», mammiferi come capre, pecore, topi e perfino marmotte. Negli ultimi anni la sanità trentina promuove la vaccinazione con giornate aperte a tutti. «La partecipazione — prosegue Zuccali — risulta essere alta e sicuramente ci ha aiutato a limitare i casi. È suggerita soprattutto a chi fa un lavoro che richiede una presenza continua all’aperto: l’esperienza insegna che non basta coprirsi».Nonostante fuori dai confini provinciali si siano registrati numerosi casi legati ad altri «flavivirus», come la Chikungunya (un focolaio, con almeno dieci casi è segnalato in Valpolicella), questa malattia, come la Dengue e la Zika, non è ancora stata registrata a livello autoctono in provincia. Un caso sospetto risale a qualche settimana fa e riguarda una donna trentina, ora guarita, rientrata da una vacanza. Non è ancora sicura, però, la tipologia di malattia: gli accertamenti sono ancora in corso.