L'intervista
domenica 22 Febbraio, 2026
Economia, Spinelli lancia il piano industriale: «Un marchio “Trentino Esg” per premiare le imprese sostenibili e attrarre nuovi investimenti»
di Gabriele Stanga
Al via il tavolo con categorie e sindacati per ridisegnare l'economia dei prossimi 15 anni. E martedì l'evento sulle migliori 200 performance di PwC ateneo e ilT Quotidiano
«Il Piano industriale dovrà avere uno sguardo lungo e alto, puntando sull’innovazione, l’internazionalizzazione e soprattutto sulle persone. Ci saranno casa, salari e politiche del lavoro». Così l’assessore allo sviluppo economico Achille Spinelli introduce il Piano Industriale 2040, sul quale lunedì 23 febbraio si terrà il primo tavolo di confronto tra Provincia, associazioni di categoria e sindacati. Tra gli obiettivi dichiarati c’è quello di «stimolare industria, artigianato e via via gli altri settori a fare più investimenti innovativi». In parallelo al binario dell’innovazione si muove quello della sostenibilità: «Contiamo di avere il marchio Esg entro la fine della legislatura, ci saranno benefici economici e per l’attrattività del nostro sistema», afferma il vicepresidente della Provincia. Su innovazione e sostenibilità si concentrerà la prima edizione di Top 200 Trento, organizzata da Pwc Italia in collaborazione con il T e il Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Trento, con il patrocinio della Fondazione Bruno Kessler e il supporto di Confindustria Trento e della Cooperazione Trentina. La Top 200 sarà presentata durante un incontro all’Itas Forum di Trento, martedì alle 16.30.
Assessore Spinelli, che importanza ha quest’iniziativa per il Trentino?
«È un evento che si aggiunge ad altre iniziative importanti come quelle dei dottori commercialisti e il Wired Next Fest, in un contesto di premio al merito che è di stimolo per il Trentino. Partendo da chi già lavora ad alto livello su innovazione, digitalizzazione e sostenibilità – che saranno i fari su cui puntare per il futuro – si possono impostare ragionamenti per portare a crescere anche gli altri».
Quali sono punti di forza e debolezze del nostro sistema dell’innovazione?
«I punti di forza sono diversi: in primis un sistema pubblico ampio con strumenti ben organizzati e risorse importanti. Non so se questo sistema sia sfruttato in maniera ampia da tutti, ma c’è una fetta che lo sfrutta bene. Lato imprese, poi, abbiamo un sistema diversificato, che non significa frammentazione e debolezza ma capacità di compensare, con ambiti diversi che lavorano bene. Come punti di debolezza si può dire che altri territori hanno imprese più grandi e che da noi c’è una minore concorrenza interna, il che porta a retribuzioni non eccellenti e competenze non sempre valorizzate. Un altro punto debole è la cultura della filiera locale, che è poco alimentata e senza la quale molte risorse che arrivano tramite iniezioni di finanza rischiano di finire fuori e alimentare altre economie».
Un altro tema delicato è quello del trasferimento tecnologico, non sempre si riescono a trasmettere i risultati della ricerca sul piano produttivo.
«Oggi il tema più urgente è come stimolare di più industria, artigianato e via dicendo gli altri settori a fare investimenti innovativi. Su questo interverranno il Piano Trentino 2040 e Hit, Hub Innovazione Trentino. Abbiamo visto in questi anni che aiutare direttamente con contributi, anche ampi, non è più sufficiente. In aggiunta a ciò, bisogna cercare una maggiore vicinanza della ricerca rispetto alle imprese territoriali. Si è puntato molto su stimoli internazionali e progetti di natura europea, il che è positivo perché si è alzata l’asticella del sistema ricerca, forse però si è anche creata una distanza tra questo e il sistema economico territoriale. Dobbiamo riuscire a far lavorare i ricercatori al massimo delle proprie capacità ma allo stesso tempo portare un maggiore impatto per il territorio».
Veniamo allora al piano industriale, domani avrete il primo tavolo di confronto, quali saranno i punti chiave e le linee guida su cui ragionerete?
«Il piano dovrà essere un documento alto. Non dovrà risolversi tutto in un “dateci il 2% in più di contributo nella legge 6”. Vogliamo partire da alcune traiettorie che devono informare il piano per i prossimi 15 anni e questi sono: innovazione, internazionalizzazione, valorizzazione delle eccellenze del sistema che potrebbero essere messe a frutto, dal credito alle assicurazioni, fino alle soluzioni energetiche e tutti quegli altri elementi che danno qualcosa di distintivo al nostro sistema. Poi dovremo affrontare il percorso sulla sostenibilità e altri ragionamenti a tutto tondo intorno alla persona».
Quindi casa e salari?
«Casa, salari, politiche del lavoro. Siamo in una fase storica di declino e invecchiamento della popolazione, vivere è diventato molto più difficile oltre che costoso rispetto al passato. Per questo ci servono ragionamenti più visionari: il documento deve essere partecipato e dalle categorie e dai sindacati mi aspetto che ognuno porti la propria visione e il proprio impegno».
Prima accennava al percorso per la certificazione Esg, a che punto è e quali saranno le tappe di quest’anno? «L’obiettivo finale è quello di diventare attrattivi per persone e imprese e migliorare la qualità di vita in generale. E a lungo termine c’è anche un effetto economico positivo, oltre a quello di mettere in sicurezza le nostre imprese. Guardando alle tappe, ci sarà prima un marchio di transizione Trentino Sustainable, che si conseguirà con il rispetto di un set minimale di parametri e poi, entro la fine della legislatura, contiamo di arrivare al marchio Trentino Esg».
Ultima domanda sugli scenari economici globali, cosa cambia sul fronte dazi, dopo la sentenza della Corte suprema degli Stati Uniti contro Trump?
«Penso che non arriveremo mai alla fase dei rimborsi, si parla già di un piano b per cui forse era anche qualcosa di atteso. L’impostazione rimane quella, cambiare la scelta fatta sull’imposizione dei dazi significherebbe cambiare gran parte della politica americana e dubito che accada».
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