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giovedì 26 Febbraio, 2026

Cosa è andato storto nel trapianto del piccolo Domenico? Le prime verità dall’équipe che ha eseguito il trapianto: «Abbiamo tentato di scongelare il cuore con l’acqua»

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L'organo è arrivato a Napoli in una «comune borsa frigo»

Quando il contenitore con il cuore destinato al piccolo Domenico è arrivato all’ospedale Monaldi, l’organo si presentava trasformato in un unico blocco di ghiaccio. Lo riferisce Repubblica, citando la testimonianza di tre infermieri presenti in sala operatoria al momento dell’arrivo dell’organo da Bolzano. Nonostante i tentativi infruttuosi di recupero, il primario Guido Oppido decise di procedere ugualmente al trapianto, “per assenza di alternative”. Lo hanno confermato anche gli infermieri presenti in sala operatoria: «Abbiamo provato – hanno affermato – a scongelare il cuore con acqua fredda e poi più calda»

Le dichiarazioni degli operatori sanitari sono al vaglio del pm Giuseppe Tittaferrante, titolare insieme al procuratore aggiunto Antonio Ricci delle indagini con l’ipotesi di omicidio colposo.

Il contenitore e le condizioni del cuore

Secondo quanto riportato dal quotidiano Il Mattino di Napoli, l’organo era trasportato in un comune contenitore frigo di plastica non sigillato, immerso in ghiaccio secco. Nel frattempo, gli ispettori inviati dal Ministero della Salute hanno acquisito documenti relativi alla vicenda presso gli ospedali di Bolzano e Napoli, verificando le procedure di espianto e trasporto.

Il contenitore è stato sequestrato dai carabinieri nell’ambito delle indagini sulla morte del bambino di due anni, rimasto attaccato a un macchinario per circa due mesi a seguito del trapianto del cuore danneggiato dal ghiaccio. Le prime ricostruzioni evidenziano un picco di temperatura durante il trasporto, che avrebbe causato il congelamento dell’organo, successivamente trapiantato dall’equipe napoletana.

Nel fascicolo del pm Tittaferrante risultano indagati sette medici del Monaldi e due infermieri dell’ospedale di Bolzano.

Criticità operative

Secondo una relazione inviata dal Dipartimento di Prevenzione Sanitaria e Salute della Provincia autonoma di Bolzano al Ministero della Salute, durante l’espianto dello scorso 23 dicembre a Bolzano sono emerse significative criticità operative a carico del team partenopeo. I rilievi riguardano la procedura chirurgica, la dotazione tecnica incompleta – in particolare ghiaccio insufficiente – e incertezze nella gestione dell’eparina.

Il Monaldi ha risposto evidenziando l’interlocuzione tra l’equipe giunta da Napoli e gli operatori locali, sottolineando che al personale di sala era stato chiesto di integrare il ghiaccio. La differenza tra ghiaccio sterile e non sterile era stata ritenuta “non rilevante ai fini della conservazione”.

Le indagini proseguono per chiarire tutti gli aspetti dell’operazione e ricostruire le responsabilità in merito al tragico esito del trapianto.