L’inchiesta

venerdì 3 Novembre, 2023

Coredo, in malga due caciotte contaminate. Trovato il batterio che ammalò la bimba

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Dalle analisi di laboratorio i dubbi sull’efficace pastorizzazione del latte. Nella struttura riscontrate carenze igienico sanitarie

L’esito delle analisi di laboratorio aveva già chiarito che il ceppo del batterio Escherichia coli che ha ridotto in gravissime condizioni una bimba trentina di due anni e mezzo (da quattro mesi ricoverata all’ospedale di Padova) è lo stesso individuato nel formaggio a latte crudo che la piccola avrebbe mangiato o con cui sarebbe comunque venuta in contatto a fine giugno, quando si era fermata con i genitori in una malga di Coredo. Ora, gli ulteriori accertamenti di laboratorio sui campioni di formaggio prelevati dal personale dell’azienda sanitaria prima e dai carabinieri del Nas (Nucleo antisofisticazione e sanità) poi su ciascuna delle 450 tome trovate in malga e sequestrate a luglio scorso, hanno stabilito che sono due le forme contaminate. Presunte «colpevoli». A quanto trapela infatti, dalle analisi effettuate all’Istituto zooprofilattico di Brescia sono risultati positivi a quel determinato ceppo del batterio Escherichia coli due campioni prelevati in altrettante caciotte prodotte il 17 e il 24 giugno 2023. Potrebbe insomma essere stato individuato lo specifico formaggio che avrebbe fatto ammalare la bambina della sindrome emolitico-uremica (Seu), causata appunto dall’Escherichia coli. Le stesse analisi avrebbero anche permesso di riscontrare in quattro campioni la positività alla tossina delle feci dei bovini presenti in malga. E appurato al contempo come nel resto delle tome vi sia traccia dell’enzima fosfatasi alcalina. Da quanto trapela i valori riscontrati sarebbero elevati, tanto da far ritenere agli esperti che la pastorizzazione del latte operata nella malga non sia stata efficace, che insomma il trattamento termico, la cottura, non sia stata sufficiente. Ma non c’è ancora un punto fermo. Il pubblico ministero Maria Colpani, che questa estate aveva aperto un’inchiesta, delegando indagini ai Nas e disponendo una serie di analisi di laboratorio, è infatti ancora in attesa della relazione finale da Roma, da parte dell’Istituto superiore di Sanità chiamato a sua volta a svolgere accertamenti. Un passaggio determinante, questo, nel procedimento che vede come unico indagato il malgaro, nei cui confronti è stato ipotizzato il reato di lesioni gravissime colpose e la violazione dell’articolo 5 della legge 283 del 1962, in particolare per quanto riguarda l’impiego, la vendita e la somministrazione, o comunque la distribuzione per il consumo, di sostanze alimentari «con cariche microbiche superiori ai limiti».
«Formaggio non somministrato»
In attesa della relazione finale che finirà sulla scrivania del pm, l’avvocato Andrea de Bertolini, che assiste il legale rappresentante della malga, precisa: «Per quanto mi risulta, in base all’esito delle analisi dell’Istituto zooprofilattico di Brescia che ho letto, di tutte le tome analizzate solo in due caciotte è risultata la presenza dello stesso stec (ceppo ndr), ma nessuna forma prodotta nel 2023 era ancora finita in tavola, somministrata ai clienti» dichiara il legale, spiegando che una delle due risultate contaminate, quella del 24 giugno, era stata realizzata addirittura il giorno prima la visita della famiglia nella struttura di Coredo. «Erano caciotte non ancora pronte da somministrare, da vendere» insiste de Bertolini. Che evidenzia anche come «non ci sono prove che la bimba abbia consumato formaggio in malga».
Le tome andranno distrutte
Nel frattempo il malgaro ha avanzato la richiesta di dissequestro delle 450 forme finite sotto sigilli. Un’istanza, questa, avanzata per il tramite del suo legale, motivata dalla necessità di effettuare lavori di manutenzione nella malga, da svuotare in vista della chiusura. Da parte della Procura però non c’è stato al momento accoglimento. Ad esprimere parere negativo i carabinieri del Nas, in base ad alcune irregolarità emerse nella struttura, e gli esperti coinvolti, anche dell’istituto zooprofilattico di Trento. A quanto trapela a riscontrare delle irregolarità, questa estate, era stato, nelle prime fasi, il servizio veterinario provinciale, che aveva accertato come il gestore non avesse verificato la potabilità dell’acqua all’apertura della malga (di qui la contestazione di una sanzione amministrativa). Dall’altra i militari del Nucleo antisofisticazione e sanità, nel corso dei sopralluoghi effettuati, avrebbero riscontrato carenti condizioni igienico sanitarie all’interno della struttura, anche negli spazi deputati alla produzione dei formaggi, quindi nella filiera produttiva.
Quanto poi alle tome che non sono risultate contaminate dal battere, il loro destino è segnato: verranno distrutte, eliminate. Per gli esperti non possono infatti essere consumate in quanto potenzialmente dannose per la salute umana. Questo in base all’esito delle analisi realizzate finora, alla pastorizzazione ritenuta «non efficace» per abbattere determinati enzimi.