La biografia

giovedì 12 Febbraio, 2026

Chi era Clara Marchetto e perché il suo nome ha spaccato il centrodestra trentino: le accuse di spionaggio, l’impegno autonomista e la riabilitazione postuma

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Fu tra le prime donne elette in consiglio regionale e tra le fondatrici del PPTT. Ma non potè mai esercitare la carica

C’è un nome che, nelle ultime ore, ha diviso la politica trentina: è quello di Clara Marchetto, tra le prime donne a essere elette in consiglio regionale, benché non abbia mai potuto esercitare. Sul suo nome si è consumato uno scontro tra Fratelli d’Italia e il resto della maggioranza: l’occasione è stato il voto per «riabilitarla» dalle accuse di spionaggio mossale dal regime fascista, con tanto di targa commemorativa.

Le origini e l’arresto per spionaggio

Clara Anna Celestina Marchetto nacque a Pieve Tesino, allora parte della Contea del Tirolo nell’Impero asburgico, si diplomò maestra elementare e nel 1933 iniziò a insegnare a Roncegno Terme. Nel 1935 sposò Giusto Antonio Gubitta, impiegato ai cantieri Ansaldo di Genova.

Nel 1940 i due coniugi vennero arrestati con l’accusa di spionaggio militare: secondo l’accusa, avrebbero trasmesso al Deuxième Bureau francese documenti relativi alla corazzata Littorio. Il Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato, con sentenza del 21 dicembre 1940, li condannò all’ergastolo. Gubitta fu inviato al carcere di Santo Stefano, mentre Clara Marchetto fu detenuta nel carcere femminile di Perugia.

Fu liberata il 19 giugno 1944 dalle truppe alleate. Tornò quindi in Trentino, a Pieve Tesino, paese natale anche di Alcide De Gasperi.

L’impegno nell’autonomismo trentino

Nel dopoguerra aderì all’ASAR (Associazione Studi Autonomistici Regionali), diventando una delle esponenti del movimento autonomista nella zona del Tesino. Propose la trasformazione dell’associazione in una forza politica strutturata, dando vita al Partito del Popolo Tirolese Trentino (PPTT).

Alle elezioni regionali del 28 novembre 1948, il PPTT ottenne il 16,83% dei voti (33.137 preferenze) e Clara Marchetto risultò eletta con 1.149 preferenze. Tuttavia non poté assumere l’incarico di consigliera regionale: la condanna emessa in epoca fascista risultava ancora formalmente valida. Il 1° febbraio 1949 le subentrò il primo dei non eletti.

La campagna contro di lei e il nuovo arresto

Prima e dopo l’elezione fu oggetto di una dura campagna di stampa, in particolare da parte di Flaminio Piccoli, allora esponente emergente della Democrazia Cristiana, attraverso la rivista Panorami. Marchetto intentò un processo per diffamazione: l’unica udienza si tenne l’11 gennaio 1949.

Il 1° febbraio 1949 venne però nuovamente arrestata con la motivazione che la scarcerazione del 1944 fosse avvenuta in modo irregolare. Fu ricondotta nel carcere di Perugia e rimase detenuta fino all’autunno dello stesso anno, quando ottenne la libertà provvisoria. Nel frattempo Piccoli venne assolto e Marchetto condannata al pagamento delle spese processuali.

Nel 1953, a seguito della revisione del processo, fu condannata a 15 anni e 4 mesi per rivelazione di segreti di Stato e partecipazione a complotto politico. Nel 1950 aveva già lasciato l’Italia, trasferendosi prima a Innsbruck, poi in Tunisia e infine in Francia.

L’esilio e gli ultimi anni

Clara Marchetto visse a lungo in esilio a Parigi, rientrando in Italia per la prima volta solo nel 1979, dopo che nel 1972 la pena era stata condonata. Morì nella capitale francese nel 1982.

Nel 1979 pubblicò il libro Non c’è storia del Trentino senza il Tirolo, nel quale ripercorse la propria visione dell’autonomia trentina.

Alla sua figura è dedicata la biografia “Clara Marchetto (1911-1982): combattente per l’autonomia”, di Lorenzo Baratter e Franco Gioppi, pubblicata dal Centro stampa e duplicazioni della Regione autonoma Trentino-Alto Adige.