opere
domenica 7 Dicembre, 2025
Bypass, trincea e galleria artificiale sono inquinate. E tre cave sono fuori norma: mancano le autorizzazioni
di Francesco Terreri
Si allungano i tempi di realizzazione e lievitano i costi: stimato un conto da 1,7 miliardi di euro invece dei 930 milioni dell’appalto e del miliardo 200 milioni dell’ultimo aggiornamento
Tra i siti dove finiranno le terre da scavo del bypass ferroviario, «è stato verificato che non sono presenti, nella documentazione fornita, gli atti autorizzativi della cava Piani di Camparta di Pisetta Roberto e Michele e della cava Bosco dell’Impresa Milesi. Risulta presentata un’autorizzazione non in corso di validità per la cava Brianeghe della Sesi Cave Sas, mentre dalle autorizzazioni dei siti cava Diuke e Fondazione della Nord Torf Srl, cava Salorno 3 della Nord Torf Srl non si evince il quantitativo di terre e rocce conferibile, né le loro caratteristiche in termini di Csc (Concentrazioni soglia di contaminazione ndr) di riferimento». Lo scrive la Commissione tecnica Pnrr-Pniec del Ministero dell’Ambiente nel parere favorevole con prescrizioni all’aggiornamento del Piano di utilizzo delle terre e rocce da scavo di progetto esecutivo presentato da Rfi. In sostanza, dice il Ministero nel via libera di qualche giorno fa, tre cave dove sarebbe dovuta finire una parte dei 2 milioni 424mila 680 metri cubi di materiale scavato non sono in regola con le autorizzazioni. Di esse, due – Camparta a Meano Trento e Brianeghe a Mori – sono in Trentino, l’altra nel bergamasco. Inoltre nel caso della cava di Salorno non è chiaro il quantitativo di terre che si può conferire né, cosa più importante, le loro caratteristiche in termini di inquinamento.
L’approvazione dell’aggiornamento al Piano di Rfi contiene anche numerose prescrizioni sui lavori da svolgere. Lavori che, come emerso nelle ultime settimane, stanno accumulando ritardi. Le frese per lo scavo della galleria in cui passeranno i binari della nuova ferrovia dovrebbero entrare in azione alla fine dell’estate dell’anno prossimo, che in origine, quando l’opera era finanziata nell’ambito del Pnrr, era invece il termine per concludere i lavori (Il T del 30 novembre). La spesa complessiva lieviterà: il Consorzio Tridentum incaricato dei lavori, con il colosso Webuild e la trentina Collini, ha già stimato un conto da 1,7 miliardi di euro invece dei 930 milioni dell’appalto e del miliardo 200 milioni dell’aggiornamento (Il T del 29 aprile). Ora questa partita è arrivata al Tar di Trento.
Intanto le aziende che realizzeranno l’opera dovranno rispettare le prescrizioni ambientali di Ministero e Appa. In particolare, si legge nella documentazione del procedimento, «per la Galleria Artificiale GA03, che ricade all’interno di un’area caratterizzata da terreni con concentrazioni inquinanti che superano la colonna B e con presenza diffusa di prodotto idrocarburico in fase separata nella zona satura e per tutte le opere minori attigue saranno adottati degli accorgimenti esecutivi che prevedono il controllo delle lavorazioni e i trasferimenti di materiali tramite sistemi chiusi o fortemente controllati. I diaframmi verranno eseguiti con idrofresa.
Gli scavi a cielo aperto verranno effettuati in ambienti confinati. I materiali di scavo prodotti dalla realizzazione dalla galleria artificiale GA03 saranno completamente gestiti in regime di rifiuti, in particolare, i terreni scavati saranno caricati su mezzi d’opera dotati di cassoni chiusi (coperti con appositi teli resistenti ed impermeabili o comunque dotati di dispositivi di contenimento delle polveri) per poter essere trasportati ai siti di stoccaggio temporaneo, attrezzati con capannoni confinati per la classificazione come rifiuto e il successivo invio agli impianti di recupero/discariche autorizzati». La documentazione ricorda infatti che, in base alle analisi effettuate, nei tratti del cantiere di Trento nord interessati dalla trincea e dalla galleria artificiale sono stati rilevati in diversi punti superamenti della soglia di contaminazione sia di idrocarburi pesanti, nell’ex Scalo Filzi, sia di idrocarburi originari dei terreni inquinati dell’ex Carbochimica ed ex Sloi.
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