Il lutto

venerdì 8 Maggio, 2026

Addio a Giampaolo Pedrotti, il ricordo dei colleghi: «Una persona dalla generosità spropositata, che sceglieva sempre il lavoro più difficile»

di

Mauro Neri: «La sua morte mi priva di tanti ricordi»

Oltre al cordoglio vastissimo nel mondo della politica e della pubblica amministrazione trentina, la scomparsa di Giampaolo Pedrotti ha lasciato attonita tutta la comunità dell’informazione locale e naturalmente i colleghi che con Pedrotti lavorano e hanno lavorato a più stretto contatto nei suoi trent’anni all’Ufficio Stampa provinciale, 18 dei quali trascorsi a capo della fabbrica delle notizie di Piazza Dante.

Mauro Neri, giornalista e scrittore autore di racconti, fiabe, approfondimenti storici sul Trentino e le sue tradizioni, è stato giornalista dell’Ufficio Stampa della Provincia per molti anni (ora è in pensione da una decina) e con Pedrotti ha lavorato a lungo, fino al 2016. Più di un rapporto professionale: un’amicizia. «Io mi occupavo soprattutto del versante turistico, lui di quello politico, ma la collaborazione era stretta» ricorda Neri. Che aggiunge: «Così, a freddo, quando il telefono squilla e una voce amica ti dice quel che, in fondo al cuore temevi ormai da tempo, l’avverarsi del peggio è come un pugno che ti mette kappao. Perché ci sono persone che hanno fatto parte della tua vita in modo così simbiotico da portare entrambi, tu e lui, a rispecchiarsi nell’amico che hanno di fronte, perché il bene dell’altro è anche il bene tuo. Ma anche il male dell’altro diventa il male tuo! Perdere Giampaolo è come privarmi di una parte considerevole di ricordi: le riunioni, le discussioni, le previsioni su questa o su quella delibera, la divisione dei compiti fatta sempre per affidarsi alle singole esperienze di chi lavora nella stessa area. Ho lavorato con Giampaolo per una quindicina d‘anni e posso testimoniare la sua grande dedizione al lavoro, ma anche la sua smisurata generosità nel non tirarsi mai indietro quando fra tutti i lavori lui sceglieva sempre il più difficile, il più complicato, quello che aveva necessità di essere approfondito in modo particolare. Abbiamo anche riso, con Giampaolo, abbiamo scherzato, ma quando c’era da ridiventar seri, lui era il primo di tutti noi a ricomporsi. Era un giornalista fedele a sé stesso, ma capace anche di comprendere le motivazioni degli altri. E quando uscii per sempre dall’Ufficio Stampa per raggiunti limiti di età, che significava lasciarsi alle spalle molti anni di lavoro, ricordo che accompagnandomi alla porta del suo ufficio, appoggiò la mano sulla maniglia ma prima di aprir la porta mi disse sottovoce: “Lo sai che quasi quasi ti invidio?” Lo guardai negli occhi con uno sguardo dubbioso, perché lui capì e si corresse: “Però è vero, io non so dirti con quali sentimenti me ne andrò in pensione. Ma di sicuro questo lavoro mi mancherà…”. Adesso riposa, Giampaolo».

«Anche nel momento della malattia ha saputo guardare al lavoro e al mondo con grande professionalità e rispetto» osservala sua ex collega Fausta Slanzi. Alberto Faustini è stato il predecessore di Pedrotti e lo ricorda così: «Per dieci anni è stato non solo il mio braccio destro, ma anche l’uomo che riusciva a realizzare progetti, sogni e ambizioni che sembravano folli». L’ufficio stampa della Provincia ha annunciato che nei prossimi giorni sospenderà l’invio dei comunicati della giunta provinciale in segno di lutto. I colleghi attuali di Pedrotti hanno diramato una nota congiunta in suo ricordo, intitolata «Ciao capo», piena di gratitudine: «Eri una persona capace di unire professionalità, equilibrio e umanità. Avevi il raro dono della gentilezza e della misura, di chi conosce il peso e il valore delle parole, ma anche quello dell’ascolto e dell’attenzione verso gli altri. Ognuno di noi ha imparato qualcosa da te. Hai saputo valorizzare talenti e capacità»