Accoglienza
venerdì 9 Gennaio, 2026
Accettare la separazione o finire in strada, la storia della famiglia Khan: «Noi cristiani, scappati dalle persecuzioni»
di Simone Casciano
Il racconto del padre: «I servizi sociali di Rovereto hanno offerto un posto in Emilia per mia moglie e figli. Ma non per me»
Accettare di essere separati, divisi da centinaia di chilometri di distanza, o vedersi abbandonati dai servizi sociali. Questo l’aut-aut che ha dovuto affrontare la famiglia Khan (nome di fantasia), papà, mamma e e due figli minori, arrivati dal Pakistan, da cui sono scappati perché cristiani e guindi perseguitati. Una famiglia che non ha voluto separarsi e per questo si è trovata in strada in mezzo al gelo di questi giorni, fino a quando gli attivisti dello Sportello Casa per tutti e il Prins (Pronto intervento sociale) non hanno trovato una soluzione temporanea.
La storia
Ma andiamo con ordine, la famiglia Khan è arrivata in Italia e poi in Trentino verso fine luglio, in cerca di asilo. La famiglia è composta dal papà, dalla mamma e dai due figli, un ragazzo di 15 anni e una bambina di 8. Hanno passato alcuni giorni per strada già in quel momento mentre presentavano la loro domanda di asilo, una richiesta che, stante la loro storia, dovrebbe essere accettata. Il problema, ricorrente, è che i posti in accoglienza sono pieni e quindi la famiglia non è potuta entrare nei percorsi Sai o Sprar.
A questo punto si sono rivolti ai servizi sociali che hanno trovato una sponda nel volontariato lagarino.
Prima la famiglia è stata accolta da Albora a Mori e poi presso il Masetto di Terragnolo. Soluzioni rese possibili grazie all’impegno dei volontari e non di quel sistema pubblico che dovrebbe farsi carico dei richiedenti asilo. Mentre si trovavano a Terragnolo, ad ottobre, hanno ricevuto una «proposta progettuale» dai servizi sociali di Rovereto, la seguente: la madre e i due figli sarebbero stati accolti presso una comunità di accoglienza a Forlimpopoli in provincia di Forlì-Cesena, una struttura riservata però a donne con minori, ragione per cui il padre sarebbe invece dovuto andare al Portico di Rovereto, al Punto d’Incontro di Trento o in alternativa verificare da solo «la presenza di realtà di volontariato anche nella zona di Forlimpopoli». Ma la mail non finiva qui, nel testo c’era anche scritto che qualora non avessero dato risposta «nella giornata di martedì 7 ottobre provvederemo a chiudere il vostro fascicolo». Un messaggio che la famiglia ha interpretato come un aut aut che avrebbe messo i membri della famiglia a 300 chilometri di distanza e che per questo è stato rifiutato.
«La separazione dei nuclei famigliari va contro tutte le direttive sull’accoglienza in Italia – sottolineano Chiara Aliberti e Tommaso Baldo, attivisti dello Sportello Casa per tutti – Grave poi che i servizi se ne siano lavati le mani a fronte di un diniego di fronte a una proposta irricevibile». La famiglia da quel momento è quindi rimasta a Terragnolo, ospite del Masetto, grazie alla buona volontà di chi gestisce quella realtà. I figli andavano a scuola e i genitori cercavano lavoro, ma sempre al di fuori dei normali canali di accoglienza. Senza un progetto alle spalle, la convivenza al Masetto si è deteriorata e hanno dovuto lasciare la struttura. Di nuovo per strada e in mezzo al gelo hanno chiesto aiuto ai servizi sociali che però hanno risposto loro che, essendo richiedenti asilo, «dovevano rivolgersi al Cinformi».
Nel palazzo
A questo punto si sono attivati gli attivisti dello Sportello che hanno portato la famiglia, con tutti i loro bagagli, nell’atrio della Provincia. «Per rendere chiara la drammaticità della situazione e sbloccare questo rimpallo tra servizi». Sul posto sono arrivati gli operatori del Prins, servizi in capo alla Cooperativa Arianna, che hanno trovato un posto per la famiglia in ostello a Rovereto. Il prezzo (esiguo)? Per moglie e figli a carico del pubblico, ma per il marito hanno pagato gli attivisti, la Provincia infatti non prevede spesa per i maschi adulti, poco importa che siano per strada o che si rischi di separarli dalla famiglia. Una situazione temporanea, in attesa di un nuovo confronto con i servizi per una sistemazione definitiva. «Continuano a venire al pettine i nodi di un’accoglienza gestita in modo deficitario e insufficiente – commentano gli attivisti – Basta emergenza, servono risposte strutturali».
Sanità
Cure palliative pediatriche, Asuit entra nel progetto europeo HOPE4Kids per migliorare la qualità di vita dei bambini con tumore
di Redazione
L’Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino partecipa alla rete Ue che coinvolge 23 Paesi e 21 ospedali: al centro assistenza precoce, sostegno alle famiglie e continuità delle cure oncologiche pediatriche