La denuncia

domenica 8 Febbraio, 2026

Abusi nella Chiesa, il trauma di Laura dopo 40 anni: «Io molestata da quel prete, ora la Chiesa sia vera e coerente»

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Ora la vittima è adulta: «Lui è ancora sacerdote, mentre io, divorziata, sono esclusa dai sacramenti»

«Non sei più stata la bambina che eri fino a poco prima. Da allora in poi c’è stata solo confusione, un vuoto totale». Le parole riecheggiano, pesanti come pietre, in una sala del Vigilianum avvolta da un silenzio tombale. A parlare è Laura, nome che si è scelta per affrontare, a distanza di molti anni, una violenza terribile che, nel tempo, è diventato un trauma impossibile da risolvere.

Ha deciso di raccontare quanto accaduto, di condividere con gli altri. Ma di confrontarsi, prima di tutto, con se stessa. Si è rivolta, soprattutto a lei bambina, la «piccola Laura» in quella registrazione di quasi mezzora che è un documento prezioso che ricostruisce sì un atto criminale, per quanto lontano nel tempo, ma che serve anche come monito. Laura, quarant’anni fa, quando andava alle elementari, ha subito abusi ripetuti da parte di un sacerdote. Della vicenda è rivelato poco ma sappiamo che è avvenuta in Trentino e reso pubblica grazie ai volontari del Centro di ascolto dell’Arcidiocesi di Trento che da anni raccoglie le segnalazioni di chi ha subito abusi in ambito ecclesiale, anche se questi risalgono a molti anni fa.

E, nel caso di Laura, sono passati quattro decenni. «Incontravo il don in parrocchia — le sue parole — chiacchieravo con lui, gli confidavo che per me pregare è importante. Ero piccola, avevo paura». E poi? «E poi tutto si azzerava, nei pensieri calava il buio, il corpo si anestetizzava. Tornata a casa e piangevo, guardavo la finestra e desideravo buttarmi giù. Sarebbe stato tutto più facile». Ma quell’incubo era destinato a ripresentarsi. E, come spesso accade nei casi di abuso, arriva come una beffa il senso di colpa, che colpisce la vittima e non chi compie le sevizie. «Mi sentivo in trappola — prosegue il racconto di Laura — perché prima del mio corpo si era già appropriato della mia fiducia. Era il suo potere che mi aveva manipolata. Il corpo mi parlava con dolori lancinanti, forti mal di testa, mancanza di sonno e di respiro e poi l’urgenza di mangiare, di nascosto, per poi vomitare. Ma non riuscivo a perdonarmi per vederlo di nuovo».

Dopo la rimozione, quei drammatici ricordi sono emersi successivamente al parto, quando a Laura è nato un bambino. «Di colpo, sono riaffiorate tutte le immagini, i suoni. L’hanno chiamata sindrome post-parto». Con gli anni arriva la consapevolezza, e la scelta di sporgere denuncia. Anche se, ormai, la giustizia non poteva fare molto. «Non mi è rimasta che la preghiera — conclude Laura — la preghiera a quel Dio che era un papà per me. Quel Dio a cui poi ho urlato tutto il mio dolore e la mia rabbia. Gli ho chiesto di aiutare la Chiesa ad essere vera e coerente. Perché lui continua a fare il prete, mentre io, da divorziata, non posso accedere ai sacramenti».

La testimonianza è arrivata durante il quarto convegno del Servizio diocesano tutela minori. A intervenire, tra gli altri, il pedagogista Ivo Lizzola: «Passioni contraddittorie — ha detto — come rabbia ed erotismo si devono imparare a gestire». Per conto della chiesa trentina, è intervenuto don Alessandro Aste, referente del servizio. «Da anni abbiamo cominciato un percorso per dare ascolto alle vittime. Si tratta di un primo passo fondamentale». «Stiamo lavorando su tre fronti — conferma la psicologa Barbara Facinelli, consulente della diocesi — oltre all’ascolto, c’è la parte fondamentale della consulenza e della formazione». Dei percorsi specifici sono stati pensati sia per religiosi che per laici impegnati con i minori: un impegno perché storie come quella di Laura non accadano mai più.