Il caso

lunedì 2 Febbraio, 2026

La Smart card non va, l’autista al 17enne: «Te la fai a piedi». E un turista paga il biglietto da 2,5 euro

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Il racconto della mamma del minorenne impegnato in uno stage a Pinzolo. «Grazie a chi lo ha aiutato»

Su decine di mezzi del trasporto pubblico a Trento, da giorni, i guasti a display e obliteratrici dovuti, stando al dirigente provinciale Mauro Groff, alla vetustà dei software del sistema informatico Mitt, stanno causando problemi a personale e passeggeri. Mentre Comune e Provincia discutono sul tema, intanto, anche su altre linee al di fuori del capoluogo arrivano racconti di problemi nati dall’impossibilità di convalidare il proprio biglietto o abbonamento.

Il caso più recente arriva dalla val Rendena, sulla tratta Pinzolo-Madonna di Campiglio. A segnalarlo sui canali social é una mamma: «Fabrizio, mio figlio 17enne, da 2 settimane si trova a Pinzolo in un hotel per fare stage – spiega – Nel suo giorno libero decide di andare a trovare i suoi compagni di classe con la corriera a Madonna di Campiglio che dista 13 km, 18 min in auto, 2 ore e 37 minuti a piedi. All’arrivo della corriera la smart card abilitata e pagata fino al 31 agosto per le linee urbane ed extraurbane purtroppo non va, ma l’autista gentilissimo fa comunque salire Fabrizio perché capisce che ci sarà un problema di qualche genere».

Il problema però si ripropone, con altro esito, anche al viaggio di ritorno: «Arrivata l’ora di tornare alle ore 18:03, con la corriera anche in ritardo, si ripresenta lo stesso problema – prosegue il racconto – Purtroppo la smart card non va, quindi Fabrizio spiega l’accaduto come prima, ma l’autista sostiene di volere pagato il biglietto €2,50». E qui si aggiunge un altro problema: «Fabrizio non ha contanti e vuole pagare con il suo bancomat, ma non hanno abilitato il pagamento con le carte – si legge – L’autista è chiaro: “mi dispiace, ma te la puoi fare a piedi“. Solo grazie alla preziosa umanità di un signore di Caserta che si trovava li a fare la settimana bianca che ha assistito al fatto è potuto tornare in hotel, perché molto calorosamente ha pagato lui il biglietto di €2,50 per mio figlio. Abbiamo chiesto il suo Iban bancario per restituire i soldi, che assolutamente non ha voluto».

Una vicenda quindi che si è chiusa al meglio, ma l’autrice del commento rivolge un appello: «Dove siamo arrivati? Denuncerò l’accaduto a Trentino Trasporti perché non possiamo più accettare cose simili – conclude il post – Essere così severi quando mio figlio aveva tutto in regola per potere viaggiare su quella corriera, perché mi chiedo?»