Le dichiarazioni
lunedì 2 Febbraio, 2026
Riforma della giustizia, Gramola: «Tema trattato con troppa superficialità e dibattuto solo per slogan»
di Benedetta Centin
Il presidente della Corte d'Appello di Trento all'inaugurazione dell'anno giudiziario: «Come giudici dobbiamo garantire non solo la quantità ma anche al qualità dei provvedimenti»
Riforma della giustizia, «a cosa serve? Siamo così sicuri che separare i pm dall’ambiente e dalla cultura dei magistrati giudicanti, giungendo persino a creare due separati Csm, li renda più attrezzati per astenersi da iniziative giudiziarie avventate?» E, dall’altra, «i giudici sarebbero meno influenzati – sempre che lo siano – da una parte “pubblica” che dovrebbe perseguire anch’essa finalità di giustizia, se viene creata una carriera separata?». E, ancora, poiché nel piano di separazione delle carriere è implicito che ci siano posizioni «confliggenti», perché allora «non separare anche (le carriere) dei giudici di Appello e Cassazione da quelle dei giudici di primo grado?».
Così, dopo i saluti istituzionali, ha esordito Eugenio Gramola, presidente delle Corte d’Appello di Trento, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Un tema, quello della riforma della giustizia, che «ha attuato la separazione delle carriere dei magistrati requirenti e dei giudicanti», trattato a suo dire «con grande superficialità». Un tema «dibattuto per slogan spesso solo suggestivi ma in realtà grossolanamente inconferenti, quasi che la riforma sia contro i magistrati e il conseguente referendum contro il governo». In questo contesto i cittadini «sono visti come rage bait (strumenti per provocare e suscitare anche odio ndr) non come persone con le quali dialogare su fatti e idee».
Così, sempre secondo Gramola, la capacità critica pare «se non perduta, quanto meno riposta, silente, in un cantuccio della mente». E «colpiscono le contrapposizioni politiche, spesso radicali, talvolta basate sulla superficialità del pensiero e relative, non di rado, a problematiche in realtà, marginali». Il presidente, nella sua corposa e articolata relazione, in cui ha suggerito «una riforma strutturale del processo civile» e il «ripensamento del Tribunale della famiglia», ha citato anche qualche numero: il transito tra le funzioni requirente e inquirente attualmente consentito, nel quadriennio 2019-2023 ha coinvolto «un numero assai esiguo» di magistrati, vale a dire fra i 24 e i 34 l’anno, con una percentuale compresa fra lo 0,27 e lo 0,38%.
Mezzi e organico
Per Gramola c’è anche un ammodernamento da fare: «I mezzi a disposizione dell’autorità giudiziaria vanno implementati ed aggiornati» ha dichiarato, richiamando l’attenzione sulla «palese mancanza di funzionalità nel previsto sistema di conversine delle pene detentive in pene pecuniarie». Lo stesso ha anche auspicato che la Regione investa in strutture di videosorveglianza e trascrizione delle udienze civili. Sul fronte dell’organico, ha lamentato come al tribunale di Rovereto manchi un giudice su otto, a quello di Bolzano sei su 34 e alla sede della Corte d’Appello di Trento due consiglieri (quattro dall’estate) su 10. Quanto al personale amministrativo le scoperture vanno dal 22% della Corte d’Appello di Trento al 25,32 del tribunale di Trento, al 9,09% di quello di Rovereto. E in merito all’arretrato del tribunale di Trento, «in cui l’organico è completamente coperto», se nel penale sono stati definiti 5025 procedimenti su 5630 pervenuti, «ad oggi ci sono 750 procedimenti accumulati in attesa di fissazione». In realtà, a detta del presidente, «l’accumulo di arretrato riguarda esclusivamente il settore gip/gup».
La stoccata alle toghe
La riflessione di Gramola ha riguardato anche le toghe: «Il funzionamento della giustizia non dipende soltanto dagli strumenti», ha osservato. «A noi giudici – ha detto – bisogna ricordare che è essenziale che non solo la quantità, ma anche la qualità dei provvedimenti emessi sia assicurata». Le sentenze non devono apparire «come una sorta di trattato di diritto», ma devono essere «esposte con sintesi, a anche con completezza». E qui la critica alle toghe. «Nel settore penale non è assolutamente ammissibile — chiosa Gramola — cercare di risolvere i procedimenti complessi con patteggiamenti fondati su derubricazioni, immotivate e illegittime, di gravi reati in fattispecie minori insussistenti, ottenendo il non commendevole risultato di vedersi annullate le sentenze dalla Suprema Corte», creando al contempo «evidenti disparità di trattamento con coimputati che hanno richiesto il processo, subendo pesanti condanne rispetto a posizioni talvolta meno gravi a confronto di quelle patteggiate» le parole del presidente, con palese riferimento all’esito delle ultime grandi inchieste. E a questo punto è arrivata l’ulteriore stoccata: «Va ricordato che le sentenze non possono consistere in un pedissequo copia-incolla degli elementi in atti, senza precisa valutazione critica».
Sul procedimento «Perfido»
Il presidente Gramola, tra i procedimenti trattati dalla Corte d’Appello di Trento, si è soffermato anche sulla «costola più cospicua del procedimento Perfido», con otto imputati processati per associazione per delinquere di stampo mafioso e altro (di ben 540 pagine la sentenza). E in questo contesto Gramola non risparmia critiche: «La gestione del processo, frammentato in troppi tronconi e appesantito da richieste collaterali, insegna che in un distretto piccolo come il nostro occorre evitare le incompatibilità dei magistrati». E anche rispetto al fatto che si sta celebrando il processo per un ulteriore troncone in primo grado, «mentre altri due sono già stati definiti con sentenza passata in giudicato, per Gramola «questo rappresenta la miglior riprova delle incongrue conseguenze derivate dalla frammentazione del procedimento». Ecco perché per il futuro, ha annunciato, «si cercherà di direzionare l’attività di pm e giudicanti in modo più concentrato ed efficace».
Kompatscher sul caso Bolzano
C’è poi il caso Bolzano, dove i magistrati vengono selezionati con un concorso speciale e la riforma rischia di provocare un’impasse totale nella copertura degli uffici altoatesini. Il presidente della Regione, Arno Kompatscher, intervenuto sabato all’inaugurazione dell’anno giudiziario, ha precisato di non voler entrare nel merito della riforma ma ha comunque fatto sapere di aver affrontato il tema con il ministro Carlo Nordio che «si è dichiarato sensibile al tema e disponibile a trovare una soluzione, a prevedere norme specifiche per Bolzano».