Sanità
sabato 31 Gennaio, 2026
Fino a 72 anni in corsia: con le nuove regole in Trentino potrebbero esserci trenta medici in più
di Donatello Baldo
Brugnara (Cimo-Fesmed): «Intervento necessario per fronteggiare la carenza di personale e tenere i professionisti nella sanità pubblica»
Più medici, e Dio solo sa quanto ce n’è bisogno. Ma non aumenta il numero, aumentano gli anni in camice bianco. Il prolungamento volontario dell’età pensionabile arriva con il Milleproroghe in discussione in Parlamento, e avrà effetti anche in Trentino. Potenzialmente, sono infatti trenta i professionisti che potrebbero rimanere in corsia.
«Accogliamo con grande soddisfazione la presentazione, da parte del Governo, dell’emendamento al decreto Milleproroghe che consente il trattenimento in servizio, su base volontaria e nei reparti con carenze di personale, dei medici ospedalieri fino ai 72 anni» dichiara infatti Sonia Brugnara, presidente della Federazione Cimo-Fesmed Trentino. «Si tratta di un intervento necessario – prosegue Brugnara – che rimedia a una grave svista contenuta nel decreto Milleproroghe, dove non era stata prevista la proroga delle norme che consentivano ai medici di continuare a lavorare fino ai 72 anni. Una misura fortemente richiesta dal nostro sindacato per far fronte alla grave carenza di personale che caratterizza anche gli ospedali del Trentino in determinate specializzazioni, e indispensabile per garantire la piena efficienza degli ospedali». La presidente ricorda il recente concorso per il Pronto soccorso di Trento a cui hanno partecipato solo medici specializzandi: «Grazie a questa proroga potranno essere affiancati da medici più esperti, se disponibili a rimanere in servizio». E spiega: «I medici settantenni, infatti, non solo contribuiscono in modo determinante alla copertura dei turni, alleggerendo il carico di lavoro dei colleghi più giovani, ma assicurano anche un livello elevatissimo di tutoraggio per i medici specializzandi. Nella professione medica, nessuna formazione teorica può sostituire il patrimonio di competenze e conoscenze maturato in decenni di esperienza sul campo, che deve essere trasmesso alle nuove generazioni e che sarebbe un peccato sprecare». Ora dovrà decidere il Parlamento: «Ci auguriamo che l’iter del decreto sia il più rapido possibile – conclude la presidente di Cimo-Fesmed Trentino – consentendo a decine di colleghi, che altrimenti sarebbero pronti a rivolgersi alla sanità privata, di continuare a offrire il loro prezioso contributo alla sanità pubblica trentina».
Il tema della carenza, legata ai pensionamenti, era stata sollevata nei giorni scorsi anche dal consigliere Paolo Zanella del Pd che parlava espressamente di «emergenza», soprattutto per quanto riguarda i medici di medicina generale, che non rientrerebbero nella proroga dell’età pensionabile prevista dal Milleproroghe, limitato per i medici ospedalieri: «Nel 2026 andranno in pensione 19 medici di famiglia e alla Scuola di Medicina generale quest’anno si sono iscritti in soli 25 su 40 posti»
Il tema della carenza di figure professionali nella sanità riguarda anche gli infermieri. In Trentino — come si riportava su questo giornale solo pochi giorni fa — in Trentino ci sono 7,9 infermieri ogni mille abitanti. Un valore superiore alla media italiana di 6,9 per mille, ma inferiore alla media Ocse di 9,2 per mille. E la carenza strutturale è stimata in 250 unità, a cui si aggiungono 180-200 infermieri di famiglia e comunità, per un fabbisogno complessivo di circa 450 professionisti. C’è da considerare anche il tema dell’invecchiamento: 637 infermieri hanno tra 56 e 60 anni, 772 tra i 51-55 e 506 tra i 46-50 anni. Significa dunque che il 41% degli infermieri trentini ha tra i 46 e i 60 anni, e che nei prossimi quindici anni circa duemila professionisti andranno in pensione. Perdite a cui poi si aggiungono le dimissioni volontarie verso il privato e il vicino Alto Adige: in aumento sono infatti anche gli infermieri libero-professionisti, passati in cinque anni da 166 a 229 con un incremento del 38%