Giustizia
venerdì 30 Gennaio, 2026
Mamma e figlio annegati nel Garda, dopo la perizia sul torrente Varone si riaprono le indagini
di Redazione
Il gip ha ordinato nuove indagini per chiarire responsabilità e competenze della Provincia di Trento
Si riaprono le indagini sulla morte di Hanna Shabratska e di suo figlio Olekiy, 19 anni, che vivevano in Vallarsa insieme al compagno della donna Mario Mariotti e annegarono nel lago di Garda il 18 luglio 2024. A far riaprire le indagini, dopo che la Procura di Rovereto aveva chiesto l’archiviazione, è stata una perizia del professor Maurizio Righetti, ingegnere dell’Università di Bolzano, incaricato dall’avvocato Federico Fava, che tutela Mariotti, per analizzare e simulare l’effetto vortice generato dall’immissione del torrente Varone nel lago.
La giudice per le indagini preliminari del tribunale di Rovereto, Consuelo Pasquali, sulla scorta di questa consulenza ha rigettato la richiesta di archiviazione della Procura, e disposto ulteriori indagini per far luce su quale sia l’ufficio della Provincia di Trento competente per la gestione e la sicurezza delle acque del lago di Garda, nel punto in cui il 16 luglio 2024 annegarono Hanna Shabratska e Oleskii Shabratskyi.
Lo stesso punto, in località Punta Lido, è stato teatro della morte di Tarandeep Singh, 27 anni, il 12 agosto dello stesso anno, che si era tuffato per soccorrere un bambino in difficoltà, e sette mesi dopo qui è stato istituito il divieto di balneazione.
Alla richiesta di archiviazione della Procura, che sul primo episodio aveva aperto un fascicolo per fatti non costituenti reato, si è opposto il compagno della donna, assistito dall’avvocato Federico Fava, presentando l’esito di una consulenza tecnica affidata al professor Maurizio Righetti, che ha simulato l’effetto vortice creato dalla differenza di densità tra l’acqua fredda del torrente e quella più calda del lago, capace di trascinare con sé il bagnante.
Il fatto che nello stesso punto vi siano state tre vittime ha fatto ritenere che vi fosse una pericolosità non occasionale. Per verificare eventuali responsabilità di chi aveva il compito di controllare la sicurezza, il GIP ha deciso di approfondire la questione e ha ordinato nuove indagini per chiarire quale sia l’ufficio competente a stabilire eventuali restrizioni della balneazione sul lago di Garda.