Giustizia

venerdì 30 Gennaio, 2026

Licenziamento illegittimo, Tateo vince la causa e Asuit dovrà risarcirlo con 240mila euro

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Il giudice del lavoro Flaim ha stabilito l’indennizzo per l'ex primario dopo la lunga battaglia legale, con rivalutazione Istat e interessi

Alla fine nel braccio di ferro tra Saverio Tateo e l’Asuit, come si chiama da poche settimane l’azienda sanitaria provinciale, ha vinto l’ex primario di ginecologia dell’ospedale Santa Chiara. Ieri il giudice del lavoro Giorgio Flaim ha condannato Asuit a versare a Tateo un indennizzo di 240 mila euro, pari a 24 mensilità più rivalutazione Istat e interessi, per illegittimo licenziamento. Il giudice ha inoltre deciso di compensare le spese legali tra le due parti, a differenza di quanto richiesto dalla difesa di Tateo, che chiedeva di addebitare tutte le spese alla Asuit, tutelata dall’avvocato dello Stato Gabriele Finelli.

Sostanzialmente, Flaim ha accolto le richieste del medico, difeso dal professor Vincenzo Ferrante, che però aveva calcolato un indennizzo di 276 mila euro. Il giudice ha applicato nel calcolo i principi stabiliti dalla Corte costituzionale, investita dallo stesso Flaim con una questione di costituzionalità nella sentenza dello scorso ottobre. Flaim aveva evidenziato «la rilevante differenza in ordine all’ammontare dell’indennità risarcitoria dei danni provocati dal licenziamento illegittimo». Basandosi sulla finalità risarcitoria dell’indennizzo per licenziamento, ha quindi stabilito una cifra tra quella ipotizzata dall’avvocato dello Stato (162 mila euro) e quella chiesta dall’avvocato di Tateo (276 mila euro), includendo tutte le voci dello stipendio reale.

La Consulta, con la sentenza dello scorso ottobre, aveva dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 63, comma 2, del decreto legislativo 165/2001, come modificato dal DL 75/2017, sollevata dal giudice trentino. Flaim aveva ritenuto di non poter commisurare l’indennità all’ultima retribuzione di riferimento per il Tfr, poiché Tateo, già in servizio al 31 dicembre 1995, non aveva optato per il passaggio al Tfr, continuando ad essere assoggettato al regime dell’indennità premio di servizio (Ips). Se il risarcimento fosse stato calcolato sulla base del Tfr, ci sarebbe stata una disparità di trattamento tra dipendenti pubblici e privati, con una differenza di circa 100 mila euro a sfavore di Tateo.

L’ex primario era stato licenziato il 18 ottobre 2021, dopo il clamore seguito alla scomparsa della giovane ginecologa Sara Pedri e all’inchiesta della Procura sui presunti maltrattamenti in reparto, per i quali è stato assolto con formula piena dal giudice Tamburrino, ma il giudice Flaim, il 14 settembre 2023, aveva dichiarato illegittimo il licenziamento. Successivamente, è scoppiata la battaglia sulla quantificazione del danno derivante dal licenziamento. L’Asuit ha già versato in via prudenziale 160 mila euro lordi, che saranno sottratti dall’indennizzo complessivo di 240 mila euro più Istat e interessi.

Secondo l’azienda sanitaria, l’indennità doveva essere calcolata sullo stipendio percepito ai fini dell’Ips, escludendo premi di risultato, indennità varie e versamenti al Fondo pensione complementare Laborfonds. Partendo dal salario lordo di 227 mila euro e detraendo Irpef, premi e compensi percepiti da Tateo presso una clinica in Francia (circa 100 mila euro netti), l’indennità calcolata dall’Asuit arrivava a 162.677 euro. L’avvocato di Tateo, invece, sosteneva che il primario dovesse ricevere 276.485 euro, basando il calcolo sulla retribuzione complessiva di riferimento per il Tfr.