L'intervento
giovedì 29 Gennaio, 2026
Il vescovo Lauro Tisi: «Senza fissa dimora e freddo, gestione oscena. Con l’Ice in giro, l’America non è più una democrazia»
di Redazione
Le parole del monsignore alla festa di San Francesco di Sales: «Viviamo in un tempo di silenzi inquietanti»
«A voi è affidato un compito profetico: narrare il reale, fatto di persone, di storie, di biografie». L’arcivescovo Lauro Tisi, in occasione della celebrazione di san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, si è rivolto così al mondo della comunicazione presente alla messa celebrata in Duomo.
In una fase storica in cui «l’algoritmo e i grandi imperi finanziari dominano strutturalmente la comunicazione», Tisi ha invitato la stampa a esercitare una “contro-narrazione” rispetto a una «comunicazione malata e tossica» che divide e alimenta i conflitti. Un richiamo forte anche al ruolo del giornalismo nello «scuotere un’opinione pubblica spesso pilotata e telecomandata», in un tempo segnato da fragilità democratiche e da silenzi inquietanti sul piano internazionale.
L’arcivescovo ha ringraziato anche chi, in questi giorni, ha raccontato il dramma dei senza dimora lasciati al freddo: «Avete fatto molto bene a insistere su questo. E bisogna smettere di affrontare questa realtà in modo emergenziale, con risposte inadeguate. Ci si deve sedere al tavolo e trovare soluzioni che non permettano più il verificarsi dell’oscenità di questi giorni». Tisi ha poi commentato un altro fatto di cronaca internazionale, quello della violenza dell’Ice, la polizia anti-immigrati statunitense: «Cose allucinanti. L’America non è più una democrazia».
Seminare comunicazione
Nell’omelia, monsignor Tisi ha proposto una lettura profonda del tempo presente, richiamandosi al pensiero di Martin Buber: «Viviamo un’epoca in cui non abbiamo una casa, ma una tenda e dei picchetti». Un’immagine applicata anche al mondo della comunicazione, attraversato da cambiamenti rapidissimi che rischiano però di tradursi in una narrazione «blindata, semplificata, ideologicamente filtrata».
L’arcivescovo ha denunciato una comunicazione fatta di «punti esclamativi che non generano domande», incapace di leggere il reale, e una narrazione bellica che «ha finito per sdoganare la guerra e una gerarchia di vite, dove alcune persone valgono più di altre». Forte anche il richiamo al dilagare delle fake news e alla responsabilità dei giornalisti: «Vi affido il compito di essere comunicatori che suscitano domande, capaci di essere anche impopolari, di fare il controcanto, di andare in profondità».
Martiri della comunicazione
Nel corso della messa, concelebrata da don Giulio Viviani, assistente spirituale dell’Ucsi (Unione cattolica stampa italiana) e parroco di Mezzocorona, è stato ricordato anche il sacrificio dei numerosi giornalisti uccisi nell’ultimo anno sui fronti di guerra e nelle aree più difficili del mondo. «Martiri della comunicazione che non si sono rassegnati alla narrazione dominante e hanno pagato con la vita il tentativo di raccontare la vita», ha sottolineato monsignor Tisi.
Nel saluto finale, l’arcivescovo ha riconosciuto ai giornalisti la loro professionalità: «Non basta uno smartphone per essere fotografi o giornalisti: la competenza, lo sguardo e la responsabilità di un professionista sono tutt’altra cosa e troppo spesso non vengono riconosciuti».
Dopo la celebrazione, l’incontro nell’aula San Giovanni del Duomo, con l’intervento anche della presidente dell’Ordine dei giornalisti del Trentino Alto Adige, Sandra Bortolin. L’appuntamento è stato promosso dal Servizio Comunicazione della Diocesi di Trento e dalla sezione regionale dell’Ucsi, in occasione del Messaggio di papa Leone XIV per la 60ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, diffuso proprio nel giorno del patrono e intitolato «Custodire volti e voci umani».