Il lutto
mercoledì 28 Gennaio, 2026
Primiero, addio al sacerdote delle vette: è morto don Marco Tizzi, portò le Madonnine sulle Pale di San Martino
di Manuela Crepaz
Dalle cime del Cimon della Pala e del Sass Maor al titolo di Guida Alpina ad honorem: Primiero ricorda il prete che per oltre 40 anni ha unito fede, giovani e alpinismo
Ci sono due cime iconiche sulle Pale di San Martino, il Cimon della Pala e il Sass Maor, che da oltre quarant’anni custodiscono sulla vetta due Madonnine. Presenze discrete, silenziose e ormai simboliche, che molti alpinisti salutano con un cenno, credenti o meno, come si fa con ciò che rappresenta protezione, memoria e rispetto.
A portarle lassù fu don Marco Tizzi, allora parroco a Casalmaggiore, in provincia di Cremona. Don Marco si è spento a 78 anni nel primo pomeriggio di lunedì, nella casa di riposo di Belforte, dove risiedeva.
A Primiero lo conoscevano in tanti: guide alpine, rifugisti, residenti e frequentatori della montagna. Dal 1979, per oltre trent’anni, ha frequentato la Val Canali accompagnando i ragazzi della sua parrocchia nella colonia Don Bosco, a pochi passi dalla “Ritonda”, gestita dalla guida alpina Giampaolo Depaoli e dalla sua famiglia. La figlia Karin lo ricorda così: «Era una persona speciale. Aveva un modo unico di conquistare i giovani, riusciva sempre a farli divertire. Molte persone di Casalmaggiore e Belforte frequentano ancora Primiero grazie a lui, che le ha fatte innamorare delle nostre montagne».
Ma la sua eredità va oltre la bontà personale, il carattere aperto e socievole, l’essere alla mano. Il messaggio di don Marco è ancora attuale, soprattutto in un tempo in cui la montagna richiede responsabilità e consapevolezza. Non portava mai ragazzi e ragazze in quota senza il supporto di almeno tre o quattro guide alpine delle Aquile di San Martino e Primiero. Anche quando saliva con gli amici, non lo faceva mai senza una guida. Giampaolo era la sua figura di riferimento e fu proprio con lui che portò le due Madonnine sul Sass Maor e sul Cimon della Pala, dedicandole a Camillo Depaoli, guida alpina e fratello di Giampaolo, scomparso in un incidente sul lavoro. «Avevo scelto quelle due cime – ci racconta Giampaolo – perché volevo che una Madonnina guardasse verso San Martino, dove Camillo abitava, e l’altra verso la Val Canali, dove era nato e cresciuto».
Non furono le uniche. Don Marco portò altre Madonnine in quota: una sulla Cima Madonna e l’ultima, come testimonia la foto, sulla Cima Vezzana, la vetta più alta delle Pale di San Martino. Don Marco era inoltre una presenza costante il 15 agosto a Passo Rolle, per concelebrare la messa della festa delle guide alpine.
In occasione del 25° anniversario di sacerdozio volle celebrare una messa al bivacco Fiamme Gialle, dopo aver conquistato per la terza volta il Cimon della Pala, salendo con amici e tre cordate guidate da Giampaolo Depaoli, suo figlio Davide e Giacomo Corona.
Al termine della messa, ricevette a sorpresa un riconoscimento rarissimo: il titolo di Guida Alpina ad honorem, diventando membro onorario delle Aquile di San Martino. Un’onorificenza che celebrava la profonda amicizia con il mondo delle guide alpine e i suoi lunghi anni di impegno come accompagnatore e guida spirituale di centinaia di giovani di Casalmaggiore e Belforte, avvicinati alla montagna e all’alpinismo. L’idea fu di Giampaolo Depaoli, che gli appuntò la spilla, condivisa da Renzo Debertolis “Trapano”, allora presidente delle guide, che gli donò anche il maglione ufficiale. Da allora, per i “suoi” ragazzi divenne “Don Aquila Selvaggia”. Il funerale si tiene oggi alle 15 nella parrocchiale di Belforte.