Giustizia

mercoledì 28 Gennaio, 2026

Addormenta il piccolo di un anno e gli altri due figli scappano in bici per 12 chilometri: accusata di abbandono di minore poi assolta

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È accaduto in val di Non. Il tempo di rientrare in casa dal giardino per mettere a letto il più piccolo e gli altri due (di 5 e 7 anni) sono usciti di nascosto dal cortile. Una fuga diventata un caso giudiziario, ora risolto

Era rientrata in casa solo per far addormentare il figlio più piccolo, di circa un anno, convinta che i due più grandi, al tempo di 5 e 7 anni, rimanessero a giocare in giardino come si era raccomandata loro. Ma quel giorno le avevano disubbidito: in sella alle loro biciclette si erano allontanati dall’abitazione, situata in un paesino della val di Non, percorrendo la strada che porta all’abitazione del padre (i genitori sono separati). Un totale di circa 12 chilometri, per lo più in discesa.

Denuncia e processo
Allora era stata la nonna paterna a trovare i due bambini. Ed erano stati anche chiamati i carabinieri. Circostanza, questa, che aveva spaventato non poco i due minori a detta della parente pensionata. Risultato: la mamma poco più che trentenne si era ritrovata indagata. Pensare che quel giorno di primavera 2020 aveva vissuto attimi di terrore non riuscendo a rintracciare i suoi figli più grandi, e per quanto in apprensione non aveva potuto lasciare casa per andarli a cercare visto che il più piccolo dormiva ed essendo da sola non avrebbe saputo a chi affidarlo. E si è ritrovata ad affrontare un processo per dimostrare la sua innocenza. Per far cadere l’accusa di abbandono di minore. Ipotesi tra l’altro anche aggravata dal fatto di essere genitore. Almeno questa era la contestazione formalizzata dalla Procura. Che ieri mattina è venuta meno, con la sentenza di assoluzione pronunciata dal giudice Luigi Lunardon.

La difesa e l’assoluzione
Nel corso del dibattimento l’avvocato della donna, Andrea de Bertolini, ha dimostrato l’assoluta mancanza dell’elemento soggettivo: non c’era stato infatti dolo o colpa da parte dell’imputata. E questo è stato riconosciuto anche dal tribunale che, a quasi sei anni dall’episodio contestato, ha emesso sentenza di assoluzione «perché il fatto non costituisce reato»: non c’era infatti nulla da incriminare alla madre per quanto accaduto. Lo aveva sostenuto la stessa fin dall’inizio ed è quanto emerso anche nel corso del dibattimento in aula che tra l’altro ha visto sfilare sul banco dei testimoni i carabinieri, un assistente sociale e l’educatore di una cooperativa che opera nel centro diurno frequentato dai minori. Quella mamma era sempre attenta e premurosa con i suoi piccoli, ai quali raccomandava di non allontanarsi da casa o dalle immediate vicinanze (dove vige il cartello «In questi paese i bambini giocano ancora per strada, attenzione rallentare»). E quanto accaduto quel giorno non poteva certo essere configurabile come abbandono di minore.