Mondo
domenica 25 Gennaio, 2026
Le origini trentine di Alex Pretti, ucciso dalla border patrol a Minneapolis. I bisnonni erano della val di Non
di Davide Orsato e Giacomo Polli
Le origini ricostruite dal ricercatore James Caola. I familiari: «Infermiere premuroso», l'ex moglie: «Nessun precedente penale»
Aveva origini trentine Alex Jeffrey Pretti, il 37enne ucciso a colpi d’arma da fuoco da un agente della «Border Patrol», la polizia di frontiera che, assieme a quella antimmigrazione, l’Ice, è al centro delle cronache per altri due analoghi casi avvenuti nell’area urbana di Minneapolis – Saint Paul, le principali città del Minnesota. Il bisnonno da parte di padre, Joseph Pretti (nato Giuseppe) era infatti originario di Cagnò (ora comune di Novella) in alta val di Non. Nato nel 1896 e quindi cittadino austriaco, Joseph emigrò a Bessemer, una cittadina della penisola superiore del Michigan. Negli Stati Uniti incontrò la moglie, anche lei di origini trentine, Maria «Mary» Pedri.
A spiegarlo è James Caola, cittadino americano la cui famiglia è originaria di Pinzolo, da anni impegnato nella ricerca genealogica dei trentini all’estero: negli anni costruire un database con circa 90.000 record. Il comune di Pinzolo, nel quale ritorna spesso d’estate, gli ha conferito anni fa la cittadinanza onoraria. «Quando ho saputo della notizia – spiega – mi è venuto in mente che Preti, con la variante Pretti, è un cognome orginario di Ragoli, nelle Giudicarie. Ho così controllato su alcune risorse online, trovando un albero genealogico di un parente di Alex. Sembra che il cognome originale fosse Preti, con una sola t, poi modificato in America».
In tre generazioni, la famiglia Pretti era comunque divenuta del tutto americana. Alex era nato nel 1988 in Illinois, stato d’origine dei genitori, e si era successivamente trasferito in Minnesota. Definito dagli amici un «gigante buono» per la sua statura, lavorava come infermiere in un reparto di Terapia intensiva. Gli amici e i familiari lo ricordano come «una persona profondamente sensibile alle ingiustizie». Dopo il diploma nel 2006 alla Preble High School di Green Bay, in Wisconsin, aveva proseguito gli studi all’Università del Minnesota, dove dal 2012 lavorava come ricercatore presso la Medical School, come indicato anche nel suo profilo LinkedIn.
Nel 2021 aveva conseguito la licenza da infermiere professionale e prestava servizio nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale per i veterani di Minneapolis, un lavoro duro e delicato, a stretto contatto con la sofferenza e la morte. Un collega e amico, il medico Dimitri Drekonja, lo ha descritto come un professionista appassionato e una persona solare: «Era gentile, amichevole, sempre pronto a scherzare. In terapia intensiva servono empatia e forza emotiva: Alex era straordinario».
I due avevano stretto amicizia lavorando insieme a un progetto di ricerca e condividevano la passione per la mountain bike. Alex amava la vita all’aria aperta, le escursioni e le avventure outdoor, spesso in compagnia del suo cane Joule, un Catahoula Leopard recentemente scomparso.
Viveva da solo in un tranquillo quartiere residenziale nel sud di Minneapolis, a circa due chilometri e mezzo dal luogo dell’uccisione. Alla finestra della sua abitazione era affisso un cartello con la scritta «Abolish Ice», abolite l’Ice: era divorziato da un paio d’anni.
L’ex moglie, Rachel N. Canoun, ha confermato che Alex non aveva precedenti penali e possedeva un’arma legalmente detenuta. Una vicina di casa ha riferito che occasionalmente frequentava un poligono di tiro, ma si è detta sorpresa che l’avesse portata con sé alla manifestazione. Le immagini che lo ritraggono prima della morte lo mostrano, tuttavia, con un cellulare in mano. E anche i genitori, Michael e Susan Pretti, ora residenti in Colorado, hanno dichiarato di non averlo mai visto armato. «Alex era una persona dal cuore gentile – hanno affermato – profondamente legata alla famiglia, agli amici e ai veterani di cui si prendeva cura ogni giorno come infermiere. Voleva fare la differenza nel mondo. Non usiamo la parola “eroe” con leggerezza, ma il suo ultimo gesto è stato quello di proteggere una donna».
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