Il funerale

sabato 3 Gennaio, 2026

Nel bosco che aveva scelto come casa, l’ultimo saluto a Fabrizio Bresaola nel verde di Troiana. «Le montagne cantano per te»

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Amici di vecchia data, motociclisti vicini e lontani, compagni di viaggio si sono ritrovati per ricordare l'amico

Un crogiolo di umanità si è stretto in un caloroso abbraccio per salutare la vita di Fabrizio Bresaola, il giovane di 34 anni, deceduto la notte tra il 23 e il 24 dicembre per le conseguenze di una caduta in moto sulla gardesana orientale a Tempesta. Amici di vecchia data, motociclisti vicini e lontani, compagni di viaggio, gruppi eterogenei apparentemente diversi tra loro accomunati dall’aver intrecciato i propri passi e sguardi con il sorriso senza fine di Bresaola, tutti loro hanno raggiunto la sua Troiana, dove aveva acquistato una piccola casa immersa nel bosco, lontana dalla frenesia quotidiana.

Per essere in armonia, e rincorrere – come ha sempre saputo fare – sogni e traguardi. Tutta questa manifestazione d’amore e d’affetto è il fondamento di una vita vissuta nella genuinità, senza scendere a compromessi e senza cedere all’omologazione di una società che restringe spazi e tempi. Bresaola sapeva coltivare i rapporti umani in modo profondo, senza mai indossare maschere. Quel suo modo di essere, che a chi non lo conosceva poteva apparire sui generis, era in realtà trasparenza e semplicità.

Ieri mattina Troiana è stata invasa da tutto il bene che Fabrizio Bresaola ha saputo diffondere. Li ha riuniti lì, a pochi passi dalla sua abitazione, nell’ampio prato, attorno alla bara bianca, per ascoltare le parole di chi lo ha visto crescere, a cominciare dalla mamma Sonia Lutterotti.

«Oggi le montagne cantano per te – ha detto mamma Sonia – il vento ti accarezza, il sole ti sorride. Sei tornato qui, sulle tue amate montagne, e qui ti lasceremo, nel posto che hai scelto, il tuo posto del cuore, dove rimarrà per sempre il tuo spirito. Qui ti sei sentito accolto dalla montagna e dalle persone che vivono in Troiana. Ora sono triste, ma ti prometto che non sarà la tristezza il sentimento che mi accompagnerà. In tua memoria ritroverò la serenità e continuerò a inseguire e realizzare sogni e desideri come hai fatto tu. Se la vita è un soffio, la tua è stata uno di quei venti che si fanno notare, che non fanno danni».

Commozione anche per Igor Bresaola: «Eri una persona vera e genuina, il cui sorriso rendeva qualsiasi atmosfera piacevole. Eri il collante di una comunità che non si considerava tale. Di te mi resta il rombo della tua moto, le cene in cui la tua presenza faceva sparire disagio e noia. Mi restano i giri in moto, le risate, i pomeriggi attorno alla legna trasformati in chiacchierate. È innegabile che lasci un vuoto difficile da realizzare. Tu sarai sempre in ogni persona».

L’amico motociclista friulano Alberto ha ricordato il loro primo incontro: «Ci siamo conosciuti per sbaglio. Facevamo una festa a bordo strada e mio fratello, ubriaco, si è buttato per fermare Fabrizio che arrivava in moto. Avevamo 18 anni. Andava al Metal Camp in Slovenia. Si è fermato, ha detto “mi bevo qualcosa con voi”. Dopo due ore ha piantato la tenda: “ci vado domani al Metal Camp”. E da lì è nata un’amicizia impossibile da spiegare».