Giudicarie

sabato 3 Gennaio, 2026

Borgo Chiese, minacce agli assistenti sociali: il caso arriva in consiglio comunale

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Il presidente della comunità di valle Butterini: «Il nostro personale è in pericolo»

Minacce alle assistenti sociali in Giudicarie. La notizia esce dall’ultimo consiglio comunale di Borgo Chiese, laddove il sindaco Renato Sartori ha dato notizia della richiesta delle assistenti sociali di installare più efficaci sistemi di sicurezza nella sede del servizio sociale di Condino, a seguito di minacce ricevute dalle operatrici. Un fatto che dà il senso del clima negativo che si respira anche in quelle che non troppo tempo fa venivano descritte come «isole felici».

Che il fatto sia avvenuto è certo, a latitare però sono i dettagli, anche perché l’argomento è ritenuto sensibile: «Si tratta di una situazione delicata, rispetto alla quale non posso entrare pienamente nel merito – dice il presidente della Comunità di Valle, Giorgio Butterini – quello si può dire è che ormai anche il personale della Comunità, come quello di qualsiasi ente pubblico, è soggetto a situazioni di pericolo. Si tratta di fenomeni non diversi da quelli che si manifestano ormai con frequenza anche a danno del personale sanitario. Di conseguenza, è necessario attivare tutte le forme di tutela e garanzia a favore di chi lavora per la Comunità, in modo da garantire possa continuare ad operare in sicurezza. Lo ribadisco, abbiamo il totale dovere di introdurre tutte le azioni preventive possibili per cercare di evitare che possano verificarsi situazioni di pericolo».

Il presidente della Comunità di Valle giudicariese rivendica una serie di interventi volti ad accrescere le tutele per il personale che lavora per l’ente: «Nella nuova sede della Comunità, a Tione, abbiamo realizzato stanze filtro e installato telecamere – precisa Butterini – ciò soprattutto in ragione del fatto che il nostro personale più esposto, ovvero quello del servizio sociale, opera proprio all’interno di questa struttura. Naturalmente nel realizzare i sistemi di sorveglianza è stata prestata la massima attenzione al rispetto delle norme sulla privacy. L’ottica è stata orientata a rimodulare gli spazi interni, cercando di garantire la sicurezza del personale, all’interno delle possibilità messe a disposizione dalla normativa vigente. Sempre in questa logica sono stati messi a bilancio 250 mila euro, con l’intenzione di trasferire non solo il servizio di igiene ambientale alla sede principale della Comunità, in modo da operare tutti nello stesso complesso ma anche tutto il personale che fa capo al nostro ente».

Quanto alla situazione generale, il presidente della comunità non nasconde le criticità esistenti: «Sono situazioni che non possono non destare preoccupazione – conferma – l’ufficio di Condino sarà adeguato realizzando anche lì sistemi di videosorveglianza e stanze filtro per monitorare e possibilmente prevenire situazioni di conflitto e pericolo, mettendo al primo posto la sicurezza delle operatrici. A Condino interverremo da subito, il Comune infatti ha dato l’immobile in comodato d’uso gratuito all’azienda sanitaria provinciale, mentre la Comunità è presente all’interno della struttura tramite un ufficio del servizio sociale. Non è e non sarà comunque l’unico intervento in questo senso. Tutte le strutture verranno gradualmente messe in condizioni di maggiore sicurezza. Ciò detto, la situazione del servizio sociale è esposta, ma ci sono sono situazioni preoccupanti anche altrove, penso ad esempio a quanto accade nel settore della sanità pubblica».

Una valutazione, quest’ultima, che trova il conforto di chi opera sul campo: «A me non risultano aggressioni pesanti a Tione – dice il rappresentante del sindacato «Nursing Up», Fabio Lavagnino – tuttavia è verissimo che le minacce verbali agli operatori sanitari sono ormai all’ordine del giorno, specie nei pronto soccorso. La gente non vuole aspettare, pensa di poter risolvere una questione in pochi minuti, poi magari scopre di dover attendere per 4 o 5 ore prima di poter essere visitata e dà in escandescenze. Questo naturalmente avviene perché ci sono emergenze in corso e il personale è limitato per numero. Nessuno vuole tenere in attesa le persone se si può evitare di farlo. Noi purtroppo ci siamo dovuti abituare a convivere con atteggiamenti del genere, che sono ormai diffusi a livello sociale. Di certo non è un bel clima nel quale lavorare.
L’utenza ha sempre più aspettative e spesso si scaricano sui pronto soccorso le carenze dell’assistenza territoriale, col risultato che questi ultimi vanno in sovraccarico. Servono più risorse a livello di personale ma non ci sono, sia per questioni demografiche che per difficoltà del sistema scolastico ad attirare e generare operatori sanitari e medici in numero sufficiente a far fronte alle esigenze di una società che invecchia».