Il vescovo

giovedì 1 Gennaio, 2026

«Dio è pace disarmata»: l’omelia di Capodanno del vescovo Tisi tra auguri e appello alla convivenza

di

Al centro del messaggio, l’invito a fare della benedizione — intesa come atteggiamento di rispetto e riconoscimento dell’altro — il primo gesto del nuovo anno

Un appello alla pace, alla coesione e alla responsabilità personale ha segnato l’omelia del primo gennaio 2025 del vescovo di Trento Lauro Tisi, pronunciata nel giorno tradizionalmente dedicato agli auguri di inizio anno. Al centro del messaggio, l’invito a fare della benedizione — intesa come atteggiamento di rispetto e riconoscimento dell’altro — il primo gesto del nuovo anno.

Tisi ha richiamato la necessità di «dire il bene» come scelta che precede ogni giudizio, anche in un contesto globale segnato da conflitti, violenze e distruzione. Una scelta che, ha sottolineato, non nasce dalla rimozione della realtà ma dalla convinzione che il tempo presente, pur attraversato da crisi profonde, possa ancora essere abitato da senso e responsabilità.

Nel suo intervento, il vescovo ha ricordato che il futuro resta imprevedibile, ma ha ribadito la centralità di una fiducia di fondo: «Qualunque cosa accada, Dio si volterà verso di noi», un’immagine utilizzata per descrivere una presenza che accompagna e sostiene anche nelle difficoltà. La benedizione, ha spiegato, non coincide con il successo o il benessere materiale, ma con la possibilità di ricominciare, fondata sul perdono.

Uno dei passaggi centrali dell’omelia è stato dedicato al tema della pace, definita da Tisi come «pace disarmata e disarmante». Una pace che, ha ricordato, non si impone con la forza né con il dominio, ma si costruisce attraverso relazioni, giustizia e fiducia reciproca. Un messaggio rafforzato dal richiamo alle parole di papa Leone: «La pace esiste, vuole abitarci, resiste alla violenza e la vince».

Il vescovo ha quindi sottolineato come la pace richieda un cambiamento di sguardo, capace di riconoscere nell’altro non un avversario ma una risorsa. In questo senso, ha indicato nella fraternità, nel dialogo e nella capacità di custodire il perdono strumenti concreti per rafforzare la convivenza civile e sociale.

Non è mancata una presa di distanza da una visione che torna ciclicamente ad affermarsi nel dibattito pubblico: l’idea che la sicurezza passi inevitabilmente dal riarmo. «Se vuoi la pace, prepara la guerra», ha osservato Tisi, resta uno slogan che la storia continua a smentire. Un approccio che, ha avvertito, rischia di legittimare la violenza anche attraverso un uso distorto del linguaggio religioso.

Rivolgendosi ai fedeli nel giorno di Capodanno, il vescovo ha infine richiamato la responsabilità dei credenti nel testimoniare con i comportamenti una cultura di pace, senza ambiguità. L’omelia si è chiusa con un augurio semplice e diretto per il 2025: custodire il bene, disarmare le parole, scegliere la pace come orizzonte condiviso.