L'iniziativa
martedì 30 Settembre, 2025
Villa Gherta apre le sue porte per la prima volta grazie al Fai. Il gioiello Liberty sarà visitabile per due giorni
di Davide Orsato
Il palazzo sarà straordinariamente visitabile nel corso delle «Giornate d’autunno», il weekend che aiuta a scoprire il patrimonio «dimenticato» del Belpaese
Chissà quanti ne ignorano l’esistenza, magari abitandoci non molto lontano. E chissà quanti, soprattutto studenti dell’università, del polo scientifico di Povo, ci passano a pochi metri di distanza, percorrendo quotidianamente la strada che dalla facoltà porta alla stazione ferroviaria. Villa Gherta è lì, accessibile e allo stesso tempo nascosta, vicina alla città ma immersa nel verde, come si conviene a una residenza signorile di inizio Novecento. Un gioiello del Liberty che, per la prima volta, i trentini potranno visitare. Merito del Fai che, con le sue «Giornate d’autunno» aiuta a scoprire il patrimonio «dimenticato» del Belpaese, dalle dimore storiche (come, per l’appunto, la villa che sorge sulla collina est di Trento) alle aree naturalistiche meno conosciute e non sempre visitabili.
Le proposte del Fondo per l’ambiente trentino che, come da tradizione, si articoleranno in diversi luoghi della provincia, in città come nelle valli: l’elenco completo, strettamente riservato, sarà reso pubblico nei prossimi giorni.
Ma la notizia che aprirà, seppur per un paio di giorni, Villa Gherta va al di là dell’iniziativa e per Trento, diventa quasi simbolica. In pochi, infatti, negli ultimi decenni hanno potuto ammirare gli interni di questa residenza, di proprietà dell’Università degli studi di Trento e, nelle intenzioni, destinata a diventare una sede di rappresentanza ma, di fatto, sempre chiusa al pubblico.
Per capire il fascino di Villa Gherta, bisogna immergersi nel gusto della belle époque, quello che segnò i primi anni del Novecento. Un parallelo può essere fatto – fatta la dovuta tara – con il Vittoriale dannunziano: gusto per l’eccesso, per gli elementi decorativi (dell’artista trentino Cesare Covi) e per le antichità, specie quelle che sembravano più esotiche.
A inizio secolo si diffuse in tutta Italia, in particolare, l’etruscomania, rinfocolata dai nuovi ritrovamenti archeologici di quegli anni. Lo si vede in alcune scelte stilistiche (a cominciare dai mosaici che ripropongono alcuni temi che si richiamano all’arte etrusca) ma anche… nell’arredamento. Tra i pezzi forti della villa, infatti, c’è una copia ottocentesca del trono Corsini, un sedile marmoreo del primo secolo avanti Cristo ispirato a modelli etruschi ancora più antichi. Il trono è stato esposto al Mart e a Villa Gherta e al lavoro di Covi è stata dedicata, in passato, una mostra a palazzo Trentini. Insomma, di recente, l’unico modo di vedere Villa Gherta è stato… in foto. Eppure, la dimora storica, ha spiegato la storica dell’arte Alessandra Tiddia alla rivista dell’ateneo UniTrentoMag, «è un esempio decorativo unico in Trentino, che combina l’eleganza del Liberty internazionale con le suggestioni dei palazzi nobiliari di inizio Novecento».
Quanto al trono Corsini, per Tiddia, rappresenterebbe solo «la punta dell’iceberg: la villa è un autentico scrigno d’arte che meriterebbe uno studio più approfondito». E, magari, una visita.
Tocca accontentarsi dell’opportunità offerta dalle giornate Fai, nel fine settimana dell’11 e 12 ottobre. E, perché no, sperare che la villa sia messa nelle condizioni di riaprire definitivamente. Si tratta, infatti, di un bene pubblico: l’acquistò nel 2007, infatti, la Provincia, tramite Patrimonio del Trentino per sette milioni di euro, per poi cederla all’Università. L’intenzione era quella di organizzarvi eventi, sfruttando la vicinanza con le sedi di Povo e Mesiano. Ma per rimetterla in sesto servono altri 8 milioni di euro. E, per ora, non è stato fatto nulla.
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