Grandi opere
sabato 30 Agosto, 2025
La Provincia dice «no» alla centrale idroelettrica Rivalta: «Rischi per sicurezza, economia e comunità locali»
di Redazione
Il parere sull'impianto che dovrebbe essere realizzato sul confine veneto è stato inviato a Roma. Fugatti: «Chiediamo approfondimenti»

Dall’impatto idrico a quello turistico, passando per l’assenza di un piano di evacuazione e i rischi per la viabilità. È un parere molto critico sull’impianto quello che la Provincia di Trento ha mandato oggi, sabato 30 agosto, al Ministero dell’Ambiente di Roma in merito alla centrale idroelettrica Rivalta che dovrebbe essere realizzata nel Comune veneto di Brentino Belluno (Verona).
Pur trovandosi interamente in Veneto, la struttura potrebbe avere un impatto forte anche sul Trentino, trovandosi a poca distanza dal confine con la provincia scaligera: «Trattandosi di un’opera di grandi dimensioni, con impatti significativi che potrebbero creare problemi ai Comuni vicini, la Provincia ha il dovere di mantenere alta l’attenzione e di chiedere approfondimenti per valutare bene gli effetti e proteggere il territorio – commenta il presidente Maurizio Fugatti – Una necessità di tutela che va assicurata ascoltando in prima istanza le preoccupazioni delle comunità locali».
Sono diversi infatti i punti che la Provincia chiede di approfondire, a partire dai rischi sulla viabilità e la possibilità di smottamenti: «Si evidenzia ad esempio la mancanza di informazioni chiare sulla gestione e sulla destinazione di circa 2,5 milioni di metri cubi di terra e rocce da scavo, la cui movimentazione potrebbe avere effetti negativi sulla viabilità anche nel territorio trentino, in mancanza di adeguate soluzioni interamente in ambito veneto – si legge nella nota – Un’altra preoccupazione riguarda l’impatto paesaggistico sul versante del Monte Baldo, che visivamente e soprattutto a distanza si percepisce in continuità tra i confini amministrativi, conseguente alla realizzazione dei due bacini artificiali da 800.000 metri cubi l’uno previsti: uno in Val d’Adige, vicino al canale Biffis, e l’altro sulle pendici del Monte Baldo». Una necessità, quella relativa alla catena montuosa che separa le due province, collegata anche al fatto che il sito è candidato a diventare patrimonio dell’Unesco.
«Non meno rilevanti le ulteriori criticità segnalate – conclude la Provincia – Il tema degli impatti idrici, sui prelievi e lo svuotamento di acqua sul fiume Adige, oltre che sulla rete idrica e le acque sotterranee, la mancanza per quanto riguarda gli aspetti di sicurezza di un piano di evacuazione, i potenziali danni per le economie locali degli ambiti confinanti legate a viticoltura, turismo enogastronomico e ricettività, settori che hanno nel paesaggio e nella qualità ambientale la loro principale risorsa».
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