L'intervista

domenica 8 Novembre, 2026

Luca D’Angelo: «In montagna lo spazio c’è per tutti, i territori devono trovare equilibrio. Il turismo? Non è solo industria, ma un fenomeno sociale»

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Il direttore dell'Apt Visit Paganella: «Settore in continua evoluzione, i limiti dipendono dal tipo di turista che si vuole ospitare»

La domanda cambia, l’offerta cerca di intercettarla, ma è responsabilità dei territori quella di individuare i «limiti» da non varcare e mantenere un equilibrio fra le richieste di autenticità e quelle di servizi. Questa, in sintesi, la visione di Luca D’Angelo, direttore dell’Apt Dolomiti Paganella

D’Angelo, andando al di là del singolo esercizio commerciale in questione, fino a pochi anni fa nessuno avrebbe pensato di trovarsi un fast food a ridosso delle piste da sci di un posto come Madonna di Campiglio. Questo caso specifico indica anche un cambiamento della domanda turistica?

«Senz’altro. Il turismo viene spesso visto “solo” come un’industria ma è soprattutto un fenomeno sociale. E quindi si evolve man mano che si evolve la società: la domanda cambia quasi a ritmo quotidiano».

E quando la montagna è diventata così tanto richiesta?

«Soprattutto dopo il covid. Si sono avvicinate tante persone che magari conoscono meno la montagna. Qui subentra la responsabilità dei territori di fare delle scelte e raccontare anche cosa vuol dire fare una vacanza in montagna».

Direbbe che la montagna deve essere per tutti?

«La mia idea è che lo spazio in quota c’è per tutti, sia per la dimensione più outdoor e “selvaggia” che per quella più semplice di chi cerca più servizi».

Ma c’è un punto di equilibrio fra le due dimensioni da rispettare?

«Un limite c’è, dove si trovi non sta a me deciderlo. Come detto, un ruolo importante per trovare questo equilibrio spetta ai territori. È questa la vera sfida per il turismo in alta quota».

E per chi si occupa invece di promuovere il territorio qual è la sfida, come si fa una promozione che vada incontro a una richiesta in continua evoluzione senza però che questa si traduca in uno snaturamento della montagna?

«Il modo di comunicare non cambia tutto, ma può aiutare a far capire quali sono le determinate “regole” di un territorio. È un lavoro complesso, che comprende sensibilità diverse e può quindi essere interpretato in modo diversi. Come Apt Paganella noi abbiamo cercato di “staccarci” dalla classica immagine patinata, cerchiamo di avere uno stile il più reale possibile nel raccontare anche le mete magari meno note».

Secondo lei perché nello specifico casi come questo di Kfc a Campiglio sollevano ancora oggi un dibattito così vivace, con diverse associazioni e attori che hanno detto la loro?

«Perché viviamo in una società polarizzata. Ci sono posizioni e argomenti forti da entrambe le parti e si fatica a trovare quell’equilibrio a cui mi riferivo prima. Il turismo oggi è un settore “contaminato” da tanti altri mondi. Io personalmente trovo positivo che ci sia un dibattito di questo tipo, però ritengo anche che serva del realismo per superare posizioni prese a priori».

Pensando al futuro lei crede che il turista continuerà a chiedere una montagna con sempre più infrastrutture e servizi o alla fine sarà lui stesso a fissare dei limiti da non superare nelle sue richieste?

«Anche questo è un tema che dipenderà molto da come i territori riusciranno a raccontare la loro offerta e a capire che tipo di turismo vorranno ospitare. La domanda continuerà a seguire i trend mondiali, magari potrà esserci una richiesta di più “autenticità” dell’offerta, ma anche le persone più attente a questi aspetti hanno una loro richiesta di servizi una volta arrivate in quota».

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