Alto Adige

giovedì 5 Novembre, 2026

Si sente male in aereo, poi muore dopo essere stato soccorso in aeroporto. Enrico Tomelleri stroncato a 47 anni dalla «trombosi del viaggiatore»

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Era docente alla Libera università di Bolzano. Un caso ogni 4.600 voli

Con profondo dolore, la Libera Università di Bolzano aveva annunciato la scomparsa del professor Enrico Tomelleri, ricordandone la passione per la ricerca e l’insegnamento. «Alla ricerca ha sempre affiancato una forte passione per la didattica, trasmettendo alle studentesse e agli studenti la curiosità e il rigore con cui affrontava il proprio lavoro. Mancherà moltissimo a tutti noi». Così il direttore del corso, il professor Roberto Tognetti, lo aveva ricordato in un messaggio pubblicato a ottobre su unibz magazine.

Tomelleri, 47 anni, è morto negli Stati Uniti in seguito a un’embolia polmonare, insorta dopo un lungo viaggio in aereo. A ricostruire le cause del decesso è stato il fratello Carlo, che ha riferito alla stampa quanto comunicato dai medici americani.

Il docente era partito il 28 settembre da Monaco di Baviera, diretto a Los Angeles, per raggiungere la Northern Arizona University e partecipare a un workshop. Al primo volo, durato circa 12 ore, erano seguiti altri trasferimenti: un ulteriore viaggio in aereo di un’ora e mezza e diverse ore in auto a noleggio. Il 3 ottobre aveva accusato un malore con difficoltà respiratorie ed era stato ricoverato in terapia intensiva. Quattro giorni dopo è morto.

Originario di Buttapietra, in provincia di Verona, residente in Alto Adige e volontario del soccorso alpino, Tomelleri faceva parte della comunità accademica altoatesina dalla fine del 2017. Nel corso della sua attività alla Libera Università di Bolzano aveva insegnato Environmental Data Analysis, Forest Inventory e Management of Mountain Forests, concentrando il proprio lavoro sullo sviluppo di strumenti e metodologie per una gestione sostenibile delle foreste.

La trombosi del viaggiatore: quali sono i rischi

La sua morte riporta l’attenzione sulla cosiddetta «trombosi del viaggiatore», una condizione che può manifestarsi dopo lunghi periodi trascorsi seduti, come accade durante i voli aerei di molte ore.

Il pericolo è legato alla possibile formazione di un embolo: un frammento del trombo che si stacca dalla vena, generalmente di un arto inferiore, e raggiunge attraverso il circolo sanguigno i polmoni. Può così provocare un’embolia polmonare, una condizione potenzialmente molto grave, che può compromettere la circolazione e mettere a rischio la vita. Si verifica circa un evento di trombosi del viaggiatore ogni 4.600 voli.

A essere maggiormente esposte sono soprattutto le persone che presentano altri fattori di rischio, come età avanzata, sovrappeso, gravidanza, precedenti episodi trombotici o una forte familiarità. Esistono inoltre varianti genetiche che possono aumentare la predisposizione. La trombosi, ricordano gli esperti, può comunque colpire a qualsiasi età, anche bambini e neonati.

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