Economia
giovedì 5 Novembre, 2026
L’industria trentina spera dopo le elezioni di Midterm. Finora Trump è costato alle aziende 370 milioni
di Massimo Furlani
Delladio (Confindustria): «Il voto una buona notizia non solo per l’imprenditoria ma per tutto il mondo. Ora qualcosa cambierà»
Massimo Furlani
È ancora presto per dire se lo «tsunami blu» che ha travolto gli Stati Uniti dopo le elezioni Midterm della scorsa notte porterà a un ridimensionamento delle politiche di Donald Trump. Di sicuro, però, è quello che si augura l’economia trentina. Dai dazi alla guerra mossa contro l’Iran, ma anche il «disimpegno» nel conflitto in Ucraina, le continue minacce e ripensamenti che hanno fatto impazzire i mercati globali, l’intervento militare in Venezuela: più volte, in questo (quasi) biennio di mandato, le politiche del presidente americano hanno agitato l’economia internazionale e spinto associazioni, categorie e imprenditori a considerare alternative, meno convenienti, ai propri rapporti commerciali con gli Stati Uniti. Per questo l’imprenditoria trentina guarda con ottimismo, ma anche cautela, a quello che succederà oltreoceano dopo la netta bocciatura incassata dal tycoon nelle elezioni di metà mandato.
Perdita di 370 milioni
I rincari dei carburanti e il calo dell’export sono gli aspetti economici più direttamente riconducibili alle politiche attuate dal presidente americano. In Trentino nel 2025 i consumi di carburante sono valsi in tutto 988 milioni di euro: se quest’anno ci fosse lo stesso livello di consumi, a causa dei rincari legati alla crisi in Medio Oriente, i trentini spenderebbero invece 1 miliardo e 334 milioni di euro, secondo le stime del Rapporto di monitoraggio del Piano energetico ambientale provinciale (Peap). Un incremento di 346 milioni. Sul fronte dell’export, invece, si registra il calo dal Trentino agli Stati Uniti legato ai dazi voluti dal tycoon. Dal 2024 al 2025, infatti il valore della merce esportata è sceso di 24 milioni, che vanno quindi ad aggiungersi per un impatto delle politiche americane stimabile in circa 370 milioni per il Trentino. I numeri dell’export in particolare fotografano un calo evidente in occasione degli interventi più «eclatanti» di Trump. Nel secondo trimestre 2024, ancora sotto l’amministrazione Biden, stando ai dati della Camera di commercio, l’export trentino verso gli Usa valeva 170 milioni e 391mila euro; un anno dopo, con l’inizio del secondo mandato Trump e i primi dazi annunciati ad aprile, il valore scende a 160 milioni e 114mila euro. La «stangata» più pesante arriva nel terzo trimestre 2025: ad agosto, infatti, entra in vigore la seconda tranche di dazi. In quei tre mesi dal Trentino vengono esportate merci per 134 milioni e 220mila euro: nello stesso periodo di riferimento, l’anno precedente, si parlava ancora di cifre superiori ai 161 milioni. Per il 2026, i dati sono disponibili fino a giugno. Nel primo trimestre di quest’anno sono state esportate verso gli Usa merci dal valore di 168 milioni e 722mila euro (nel 2025 era superiore ai 186 milioni), nel secondo la cifra ammonta a 177 milioni e 340mila: più alto rispetto allo stesso periodo del 2025, probabilmente anche in conseguenza dei rincari legati al conflitto in Iran.
«Iniezione di fiducia»
È raggiante Lorenzo Delladio, presidente di Confindustria Trento, che già martedì, durante la presentazione del bilancio di sostenibilità dell’industria, si era espresso auspicando «buone notizie» dalle elezioni oltreoceano. «Credo sia una buona notizia per il mondo in generale, non solo per l’imprenditoria – dichiara – Per la prima volta dall’inizio del suo secondo mandato Trump viene ridimensionato». Per il Trentino, prosegue Delladio, ci saranno di sicuro dei benefici: «Non li vedremo certo nell’immediato o nel breve termine, ma qualcosa si smuoverà, perché ora entrambe le sedi di governo sono sotto il controllo democratico – conclude – Per tutti i nostri imprenditori è senza dubbio una bella iniezione di fiducia, un risultato che supera anche le aspettative più ottimistiche».
«Restiamo cauti»
Andrea De Zordo, presidente della Camera di commercio di Trento, è più prudente nella sua valutazione: «Un risultato chiaro ed evidente — commenta — Non ci si aspettava che Trump potesse uscirne con un consenso più forte, ma nemmeno che il suo partito perdesse il controllo su entrambe le camere. Ma qualche preoccupazione rimane: Trump ha già dato ampie dimostrazioni in passato del modo in cui prende certe decisioni e reagisce a determinati segnali. Il timore di un aggravamento ulteriore delle sue politiche, quindi, rimane accanto al loro auspicabile ridimensionamento e ripensamento. Così come resiste la paura che questi quasi due anni possano aver lasciato un segno indelebile sull’economia e il quadro geopolitico globale». Di opinione simile anche Renato Dalpalù, presidente della Federcoop trentina: «Letto con “occhi europei” può essere un risultato positivo che ci indica come la popolazione americana abbia trovato il modo di esprimere un orientamento diverso rispetto a quello di Trump — osserva — Il presidente però ci ha abituati all’imprevidibilità delle sue decisioni e alla sua tendenza a bypassare il Congresso su più temi. Bisognerà vedere come reagirà».
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