il processo

mercoledì 4 Novembre, 2026

Acquista mascherine per 1,5 milioni ma non sono conformi: a un imprenditore trentino risarcimento di appena 50mila euro

L'uomo, durante il Covid, aveva pagato la somma in anticipo per ricevere i dispositivi di protezione in tempi brevissimi. Poi scopre di essere stato truffato

Rischia di riavere indietro solo le briciole, l’imprenditore trentino che si era affidato a due intermediari per comprare mascherine Fp2 durante il Covid. L’uomo aveva già un contratto di fornitura aperto con una grande struttura sanitaria e si era rivolto a due persone che gli erano state presentate come in grado di procurargli una grossa fornitura. Solo che all’epoca si doveva pagare in anticipo anche cifre molto ingenti, come il milione e 565 mila euro che doveva pagare l’imprenditore trentino delle Giudicarie. L’uomo, considerando che doveva consegnare al più presto le mascherine in questione, ha pagato la somma in anticipo. Peccato che, quando sono arrivati, i presidi di sicurezza non rispettassero le normative europee e non avessero il marchio Ce.

Così quel milione e mezzo di euro è svanito e lui si è ritrovato un buco in cassa. Per cercare di recuperare qualcosa ha presentato denuncia, ma il procedimento penale si è trasformato in una grossa beffa. Infatti, uno dei due è stato assolto dal Tribunale di Trento, mentre il secondo ha chiesto la messa alla prova. L’imprenditore trentino, che si è costituito come parte civile tramite l’avvocato Giuseppe Benanti, si è opposto alla messa alla prova. Così un primo progetto che prevedeva un risarcimento di 9 mila euro è stato respinto perché il rimborso è stato ritenuto troppo basso rispetto all’importo della truffa. La difesa dell’uomo ha così ripresentato una nuova richiesta con risarcimento di 50 mila euro. Ieri il giudice doveva analizzare la richiesta, ma la Procura aveva già presentato ricorso in Cassazione ritenendo il piano di messa alla prova troppo mite e il risarcimento troppo basso. Così l’udienza è stata rinviata fino alla data in cui la Cassazione si esprimerà.

La parte civile chiede 3 milioni di euro per il danno cagionato. In piena emergenza Covid, fra febbraio e maggio 2020, con la necessità di reperire mascherine del tipo Ffp2, un imprenditore trentino – amministratore e legale rappresentante di una srl con sede nelle Giudicarie – aveva preso contatti con due intermediari per una fornitura di 500mila mascherine importate dalla Cina.
In merito alla presenza della certificazione Ce sui dispositivi di protezione personale, il trentino era stato rassicurato: si trattava di mascherine conformi alla normativa europea. Ma al momento della consegna della merce l’amministratore della società si è accorto non solo che l’ordine non era completo e che erano arrivate solo 300mila mascherine delle 500 richieste, ma pure che il marchio di certificazione era contraffatto.

La società si era accorta del raggiro dopo aver già versato ai due intermediari l’importo pattuito, pari a 1 milione e 425mila euro per le mascherine, più 140mila euro per le spese di trasporto. L’accordo per il pagamento, tra l’altro, si era concluso accelerando sui tempi, sia per l’impellente richiesta sul mercato italiano dei dispositivi di protezione, sia per la l’aumento pressoché giornaliero dei prezzi delle Ffp2. Le prime 300mila mascherine erano arrivate dopo pochi giorni, ma sono risultate non idonee ad essere vendute sul mercato europeo. È dunque partita la denuncia per truffa nei confronti dei due intermediari, un 38enne milanese e un 27enne residente a Terni. Il milanese ha chiesto la messa alla prova mentre il ternano è stato assolto.

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