Cronaca

mercoledì 28 Ottobre, 2026

Youssef Siher resta in carcere a San Vittore e non risponde alle domande della Gip. I suoi legali: «Va rilasciato subito»

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Per gli avvocati non ci sarebbe né il pericolo di fuga né «gravi indizi di colpevolezza né esigenze cautelari»

Youssef Siher, creatore dei canali social del “Movimento 17 ottobre” e in carcere a San Vittore a Milano, ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio davanti alla gip di Milano Tiziana Landoni. «Lui non ha fatto niente. Non c’è stata alcuna condotta istigatoria alle violenze, non c’è il terrorismo, non c’è alcun reato» hanno dichiarato i suoi legali, Benedetto Ciccarone e Yasmina Abu Sharar, dopo l’udienza in carcere. «Abbiamo contestato le imputazioni dal punto di vista del diritto».

Per gli avvocati non ci sarebbe né il pericolo di fuga né «gravi indizi di colpevolezza né esigenze cautelari». Secondo i difensori Siher sta bene ed è tranquillo: «Non siamo sorpresi in termini assoluti, considerata l’aria politica che tira, però nello specifico sì. Non ha commesso nessun reato». Intanto emergono nuovi aspetti nelle indagini sugli scontri del 17 e 18 ottobre scorsi. È infatti partita dagli accertamenti della Digos di Monza e Brianza la vasta operazione della polizia in relazione ai disordini di dieci giorni fa che ha portato a 150 perquisizioni in tutta Italia nella giornata del 24 ottobre. Gli investigatori brianzoli, subito dopo il fine settimana di scontri, hanno scoperto un messaggio pubblicato in una chat nel quale un utente suggeriva ad altri partecipanti di non indossare immediatamente i passamontagna, ma di metterlo solo in un secondo momento: una strategia suggerita per riuscire inizialmente a mischiarsi tra la folla evitando così l’immediata identificazione da parte delle forze dell’ordine.

Ma determinante per l’operazione è stato l’analisi l’esame del telefono cellulare del primo minorenne perquisito, che ha permesso agli investigatori di individuare un gruppo WhatsApp composto da oltre 230 partecipanti. Nelle conversazioni sono emersi riferimenti ad armi, oggetti atti a offendere, fumogeni e petardi, oltre a propositi di aggredire appartenenti alle forze dell’ordine, sottrarre loro le armi, danneggiare veicoli di servizio, incendiare edifici pubblici e compiere azioni predatorie ai danni di esercizi commerciali. Nei messaggi venivano inoltre prospettate nuove iniziative di piazza per il 24 ottobre, con possibili sviluppi violenti. “E noi gli rubiamo le armi”, “Prendiamone uno lo picchiamo e li leviamo l’arma di dosso”, “O raga, ma se dobbiamo protestare mandiamo a fuoco un edificio del governo f**a”, “O qualcuno con la patente che rompiamo un’altra macchina dei carabinieri e la guidiamo”. Sono questi alcuni tra i messaggi più significativi, riportati testualmente, e diffusi dalla polizia ed emersi dalla chat. E ancora “Dove si possono comprare i fumogeni e i petardi potenti?”, “girate con qualcosa tipo coltelli per sicurezza”, “portatevi mazze e bastoni”. Dalle conversazioni sono inoltre emersi riferimenti alla possibilità di compiere azioni predatorie ai danni di esercizi commerciali, attraverso messaggi quali “Ca**o ce da rubare …”, nonché “rapina Gucci” e “ragazzi oggi rapina al mc donald”. La situazione però continua a destare preoccupazione: «Mi voglio preoccupare del fatto che non è finita lì, che dobbiamo mantenere alta l’attenzione anche nei prossimi fine settimana» ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.

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