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giovedì 22 Ottobre, 2026

Congresso Lega, dal Trentino firme per lo sfidante Garavaglia. Fugatti non prende posizione ma firma la mozione «nordista»

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Anche Zaia e Fedriga adottano la stessa linea: una presa di distanza da Salvini. Ecco chi sta con il segretario e chi con l'ex ministro

Da ieri è ufficiale: Massimo Garavaglia sarà in corsa per la guida della Lega al congresso straordinario convocato da Matteo Salvini per sabato 24 e domenica 25 ottobre a Milano. Il senatore ed ex ministro del Turismo nel governo Draghi ha raccolto e depositato le 80 firme necessarie per formalizzare la candidatura, arrivata dopo giorni di lavoro e di confronto all’interno del partito.

La sua discesa in campo punta a dare voce alle istanze del Nord, rilanciate dal segretario lombardo Massimiliano Romeo e dal presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana. Secondo i dirigenti che sostengono questa linea, Salvini avrebbe dedicato negli ultimi anni troppo poco spazio alle esigenze dei territori settentrionali.

Le firme soprattutto dalla Lombardia, adesioni anche dal Trentino

La maggior parte delle sottoscrizioni a sostegno di Garavaglia arriva dalla Lombardia: sono oltre cinquanta, comprese quelle di Fontana, Romeo e degli assessori regionali Massimo Sertori e Claudia Terzi. Una decina proviene dal Veneto, mentre le altre arrivano da Piemonte e Trentino. In Provincia si sono esposti per Garavaglia esponenti storici del Carroccio come Alessandro Savoi e fedelissimi di Fugatti come Stefania Segnana e l’assessora provinciale all’Agricoltura Giulia Zanotelli. Per Salvini, invece, hanno firmato l’assessore al Turismo Roberto Failoni,  il segretario provinciale Diego Binelli, il capogruppo Mirko Bisesti e il vicepresidente del consiglio regionale Roberto Paccher, oltre alle parlamentari Vanessa Cattoi ed Elena Testor.

Tra i firmatari piemontesi figura Gianna Gancia, moglie del ministro Roberto Calderoli. La raccolta delle adesioni testimonia il sostegno di una parte della classe dirigente leghista alla richiesta di rimettere al centro l’autonomia e il ruolo politico del Nord.

Il programma di Garavaglia prevede anche una modifica dello statuto, con l’obiettivo di trasformare la Lega in un partito federale articolato in tre componenti: Lega Nord, Lega Centro e Lega Sud. L’intento è dare maggiore peso alle diverse realtà territoriali all’interno dell’organizzazione.

Salvini: «Non è una sfida, ma un confronto»

Matteo Salvini ostenta tranquillità e presenta il congresso come un’occasione per discutere del futuro del partito, più che come una contesa personale.

«Con Garavaglia non è una sfida, ma un confronto. Il congresso l’ho convocato apposta», ha dichiarato il vicepremier a margine del vertice in prefettura a Milano, dopo i disordini dello scorso fine settimana. «Dopo mesi di polemiche giornalistiche finalmente si ascolteranno idee, proposte, io ce le ho chiare, su come la Lega può essere determinante in Italia».

Il segretario ha inoltre escluso la presenza di correnti organizzate: «Non sono mai esistite le correnti in Lega e mai esisteranno». Sulla possibilità di ottenere una riconferma con un ampio consenso, ha richiamato la libertà di scelta dei delegati: «Non mi sostituisco al libero voto dei 706 delegati che verranno da tutta Italia».

I numeri pro Salvini

Sulla carta, Salvini può contare su una rete di sostegni più ampia. La sua candidatura è stata appoggiata dai ministri Alessandra Locatelli, Giuseppe Valditara e Roberto Calderoli, da circa due terzi dei delegati lombardi, da 104 segretari provinciali su 114 e da tutti i segretari regionali, con le eccezioni di Valle d’Aosta e Lombardia.

La tensione tra la dirigenza lombarda e la segreteria nazionale si sarebbe attenuata, ma dietro le dichiarazioni ufficiali restano divergenze e sospetti reciproci.

Dal fronte lombardo viene sottolineato il mancato sostegno pubblico a Salvini da parte del ministro Giancarlo Giorgetti, che tuttavia non ha firmato neppure per Garavaglia. Tra i sostenitori del senatore c’è chi spera che, nel segreto dell’urna, alcuni delegati possano esprimere il proprio dissenso votando per il candidato alternativo.

Dall’altra parte, per ridimensionare la portata della candidatura, viene fatto notare che tra le firme a sostegno di Garavaglia ci sarebbe anche quella dello stesso Salvini, interpretata come un segnale delle difficoltà incontrate nella raccolta delle adesioni.

La «questione settentrionale» 

A cercare una mediazione tra il fronte del Nord e la segreteria è Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera e primo firmatario della mozione «La Questione settentrionale motore del cambiamento del Paese».

Il documento definisce il Nord un «pilastro irrinunciabile» dell’agenda leghista e chiede la piena attuazione dell’autonomia differenziata e del federalismo fiscale, il ritorno alle Province elettive e, in prospettiva, una riforma costituzionale per trasformare l’Italia in «un vero Stato federale», con un Senato delle Regioni competente sulle materie concorrenti.

Tra le proposte figurano inoltre l’eliminazione dei limiti di mandato per gli amministratori locali, l’istituzione di Zone economiche speciali nelle aree di confine e nei distretti produttivi del Nord e la promozione di un’«Europa delle regioni e dei territori».

Alla mozione hanno aderito, tra gli altri, il presidente del Consiglio regionale del Veneto Luca Zaia, il governatore del Friuli-Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, il presidente della Lombardia Attilio Fontana, il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti e il presidente del Veneto Alberto Stefani. Fugatti, come del resto anche Zaia e Fedriga, non ha firmato per nessuno dei due candidati: ciò è stato letto dagli analisti come una presa di distanza dall’attuale segretario federale.

Immigrazione e sicurezza

Sul tavolo del congresso arriverà anche una proposta presentata a Strasburgo dalle europarlamentari leghiste Anna Maria Cisint, Susanna Ceccardi e Silvia Sardone. Il documento si concentra su immigrazione e sicurezza, rivendicando «immigrazione controllata, cittadinanza meritata e nessuno spazio per la sharia in Italia».

L’obiettivo dichiarato dalle promotrici è fare della Lega «un argine all’avanzata degli islamisti».

Il congresso milanese si preannuncia dunque come un passaggio politico che, oltre alla scelta del segretario, metterà a confronto diverse priorità: da una parte la continuità della leadership di Salvini, dall’altra la richiesta di maggiore centralità per il Nord e per le istanze autonomiste, insieme alle proposte su sicurezza e immigrazione.

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