Val di Cembra
lunedì 21 Settembre, 2026
Dall’Everest al K2, la storia di Renzo Benedetti raccontata dal figlio: «Ricorderò tutto per sempre, papà»
di Alberto Folgheraiter
Il libro - memoriale sarà presentato venerdì. Le offerte raccolte verranno devolute alla scuola del villaggio di Losku Kanku
«Sicuramente papà non è stato un «consumatore» della montagna: il raggiungimento di un obiettivo alpinistico passava sempre attraverso una profonda connessione con i luoghi e la vita semplice e autentica delle persone incontrate».
Marco Benedetti (1991), ingegnere, è il figlio di Renzo (1955-2015), accademico del Cai, Istruttore nazionale di sci-alpinismo, direttore della scuola di alpinismo di Cavalese, decine di ascensioni dal Perù all’Himalya, tragicamente scomparso il 25 aprile 2015 in Nepal. Travolto e ucciso da una slavina causata dal terremoto che causò 8 mila moto e 20 mila feriti.
Con lui, quel giorno, persero la vita anche Marco Pojer, 53 anni, da Grumes; Oscar Piazza, 55 anni, da Mori, Gigliola Mancinelli, medico di Ancona. Benedetti e Pojer stavano rientrando da un trekking assieme a Iolanda Mattevi, pure da Segonzano, rimasta ferita, e Attilio Dantone da Canazei.
Iolanda Mattevi da un letto di ospedale a Katmandu raccontò all’Ansa: «Ho sentito un boato dietro di me, poi ho visto una nube che scendeva spinta da un vento spaventoso. Mi sono messa a correre, ma sono stata investita da una pioggia di pietre e neve».
Benedetti e Pojer avevano lasciato i due compagni di trekking, Mattevi e Dantone, per portare alcune medicine a una donna anziana, ammalata, che avevano conosciuto in una precedente spedizione. La frana che li travolse e uccise precipitò a 3.500 metri di quota nella Rolwaling Valley. La medesima zona teatro della tragica alluvione, causata dal collasso di un ghiacciaio, che tre settimane fa ha causato più di 8 mila morti.
Un monumento, tre vette stilizzate con i loro nomi (assieme a Walter Nones) incisi nel ferro li ricordano nel parco accanto al municipio, a Segonzano, loro dedicato nel decennale della scomparsa.
Ora, Marco Bendetti rievoca la figura e le spedizioni di suo papà in un corposo volume «Renzo Benedetti, Dal Perù all’Himalaya, parole e immagini di un viaggio lungo 30 anni» (Publistampa, 216 pagine) che sarà presentato a Segonzano venerdì 25 settembre, 20.30, nel teatro comunale. Occasione per rivedere le immagini di alcune spedizioni effettuate da Renzo Benedetti dal 1984 al 2013. Il figlio non ha affrontato la tragica trasferta di suo papà del quale custodisce con commozione ricordi ed emozioni. Come l’ultima telefonata: «Due giorni prima della sua scomparsa chiamò a casa per raccontare i dettagli del trekking, di quella spedizione in Nepal. Sono stati giorni convulsi. In televisione parlavano di un terremoto, di molte vittime nella zona dove sapevamo che c’era papà. Abbiamo sperato finché è arrivata la conferma ai nostri incubi».
Nel volume, Marco Benedetti scrive: «Ricordo ogni istante di ogni spedizione, dall’Everest al K2, dall’Ama Dablam, al Makalu, dal Dhaulagiri allo Shisha Pangma, dal Kilimanjaro alle montagne di casa. Ricordo i momenti prima della partenza, i sacconi in casa cercando di infilare l’attrezzatura per la scalata, i bidoni blu di plastica ricoperti di etichette e di adesivi, il foglio della spedizione che dovevo scrivere io da infilare nella busta incollata di ognuno di questi.
Ricordo le telefonate alle 6.30 di mattina prima di prendere la corriera, le attese, le preoccupazioni e la gioia quando arrivava la notizia dell’arrivo in vetta. Ricordo la telefonata dal Campo 3 del K2 con gli auguri per il mio compleanno, due giorni dopo saresti stato in vetta. Ricorderò tutto per sempre, papà. Marco».
La presentazione del volume servirà anche a raccogliere offerte per l’organizzazione di volontariato «Trentino for Langtang» impegnata da anni in progetti di solidarietà (nel 2026 l’ampliamento di una scuola nel villaggio di Losku Kanku in Nepal).
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