La storia
sabato 19 Settembre, 2026
Reinhold Messner torna sulle montagne dove morì il fratello Günther: «Non sono più uno stambecco, ma volevo esserci. Da più di mezzo secolo questo luogo mi accompagna»
di Redazione
È stato il regalo che si è fatto l'alpinista per il suo 82esimo compleanno, in compagnia della moglie Diane Schumacher
Ha scelto il Nanga Parbat per festeggiare il suo 82esimo compleanno. Reinhold Messner è tornato sulla roccia del Pakistan dalla quale, 56 anni fa, insieme al fratello Günther, vide per la prima volta in lontananza la grande montagna himalayana, alta 8.126 metri.
È lo stesso Messner a raccontare il ritorno attraverso i social, pubblicando anche un video della salita e una fotografia diventata negli anni simbolo della spedizione.
«Oggi siamo tornati alla roccia da cui Günther e io vedemmo per la prima volta il Nanga Parbat da lontano», scrive l’alpinista altoatesino. «È il luogo di quelle vecchie immagini e di quella fotografia ormai famosa: ero salito sulla roccia, Günther mi raggiunse, ci abbracciammo e lui guardò verso la macchina fotografica con quel suo sorriso beffardo».
«Non proprio come uno stambecco»
Messner racconta di essere voluto tornare personalmente in quel luogo, nonostante il passare degli anni.
«Oggi sono salito di nuovo fin lassù. Certo, non proprio come uno stambecco, come facevo allora, ma ce l’ho fatta comunque», racconta. «Ogni volta che passo da questo luogo devo fermarmi. Troppe cose sono cominciate qui. Il Nanga Parbat è diventato per me molto più di una montagna».
Al suo fianco, in questo viaggio, c’è la moglie Diane Schumacher. Un ritorno che per Messner assume un significato particolare, legato non soltanto alla propria storia alpinistica ma soprattutto al ricordo del fratello.
La fotografia con Günther
Nel post pubblicato sui social, Messner torna anche sulla fotografia scattata in quel luogo più di mezzo secolo fa.
«Günther guarda verso la macchina fotografica, emozionato e malizioso, strizzando gli occhi e mordendosi la lingua per la pura gioia di essere finalmente lì, al Nanga Parbat», ricorda. «Io lo guardo con affetto, semplicemente felice di condividere quel momento con mio fratello e di pregustare insieme a lui la spedizione che ci attendeva».
«Una fotografia, un luogo e un ricordo che sono rimasti con me per più di mezzo secolo», aggiunge l’alpinista.
La tragedia del 1970
La storia dei fratelli Messner sul Nanga Parbat è però indissolubilmente legata a una delle tragedie più drammatiche dell’alpinismo.
Reinhold e Günther raggiunsero la vetta il 27 giugno 1970. Durante la discesa dal versante Diamir, Günther, provato dal freddo e dalla fatica, venne travolto da una valanga e scomparve.
Reinhold cercò il fratello per tre giorni, riportando anche gravi congelamenti, prima di riuscire a raggiungere la valle e a essere soccorso dalla popolazione locale.
Per decenni la ricostruzione di quei giorni è stata al centro di controversie. Nel 2005 furono ritrovati a circa 4.600 metri alcuni resti attribuiti a Günther: ossa, ciocche di capelli, frammenti della giacca e uno scarpone. Un secondo scarpone è stato recuperato nel 2022, poco più a valle, e consegnato a Reinhold Messner nel 2024.
Una vita legata agli Ottomila
Nato a Bressanone il 17 settembre 1944, Messner ha legato gran parte della propria carriera alle grandi montagne dell’Himalaya. È stato il primo uomo a conquistare tutti i 14 Ottomila e ha raggiunto otto di queste montagne in Nepal.
Il Nanga Parbat, però, occupa un posto particolare nella sua storia: è stato teatro di una delle sue imprese più importanti, ma anche del lutto che lo ha accompagnato per tutta la vita.
Oggi, a 82 anni, Messner guarda ancora a quella montagna e a quel ricordo. E nel giorno del suo compleanno affida ai social anche una riflessione sul futuro: «Ciò che desidero di più ora è condividere: le mie conoscenze, le mie esperienze, i miei errori e le mie storie. Non per istruire o imporre, ma per raccontare, incoraggiare e, forse, ispirare».
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