La curiosità

sabato 5 Settembre, 2026

Il vero cous cous di Jenin? Lo trovi al Settembre Rotaliano: «Fatto con il grano biologico, un piatto simbolo di resistenza»

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Lo produce una realtà che accoglie profughi dal 1948. Gli ideatori dello stand: «Un ponte fra le culture»

Dalle tavole di Mezzocorona alle famiglie palestinesi: un filo di solidarietà lega il cous cous di Altromercato e i contadini della Valle del Giordano nel progetto «Energia per resistere – Cous cous di terre libere», che proprio al Settembre Rotaliano di Mezzocorona ha visto svolgersi la prima tappa sul territorio. L’occasione per incontrare la campagna è stata nella Corte del Basilisco, a Palazzo Martini, dove venerdì sera la cuoca marocchina Mina Igli ha preparato il cous cous legato ai progetti delle donne della Valle del Giordano e del campo profughi di Jenin, nel nord della Cisgiordania: una realtà che accoglie decine di migliaia di palestinesi sfollati, fin dal 1948, e che vive sotto la costante pressione dell’occupazione militare israeliana.

«È un piatto che può fare da ponte con altre culture – ha spiegato Enzo Tomasi, promotore dell’iniziativa e volontario della Basilisco –. Poi è chiaro che il cibo porta con sé la storia dei popoli che vivono in contesti di crisi umanitaria, dal Medioriente all’Africa fino all’Ucraina».
Per Beatrice De Blasi, responsabile comunicazione di Fondazione Altromercato: «Il nostro compito è anche raccontare cosa c’è dietro un prodotto che arriva sulle nostre tavole – ha spiegato –. Occasioni come il Settembre Rotaliano sono utili per condividere storie, lotte e forme di resistenza, anche grazie al legame culturale offerto dal cibo».

Il cous cous protagonista della campagna, e disponibile anche nella bottega Mandacarù di Mezzolombardo, è molto diverso da quello convenzionale: fatto con farina integrale di grano biologico, nasce da una filiera integrata in Cisgiordania. Il grano viene coltivato da piccoli agricoltori nell’area di Jenin e poi lavorato e confezionato nel laboratorio centrale di Gerico assieme ad altri prodotti importati da Altromercato, come i datteri Medjoul.
«Dopo questi tre anni di conflitto, benché fuori dalla Striscia, l’area del laboratorio di Gerico, dove le donne producono anche il sapone a base di olio di oliva, non ha più le strade – racconta ancora De Blasi, che sarà in missione nei territori palestinesi a settembre – ma la produzione resta in piedi, grazie al lavoro di migliaia di contadini con piccoli appezzamenti nella Valle del Giordano». Valle che, va ricordato, è in Cisgiordania, fuori dall’enclave di Gaza, e che è stata comunque sottoposta agli attacchi israeliani dell’ultimo triennio.

«Le difficoltà maggiori – sottolinea Beatrice De Blasi – riguardano i proprietari degli uliveti, separati dalle coltivazioni dal muro costruito da Israele in Cisgiordania. Possono accedere ai propri campi solo con permessi concessi dalle autorità militari israeliane una o due volte l’anno, visto che l’intera Cisgiordania si trova sotto controllo militare – una morsa che limita ogni aspetto della vita agricola, fino a vietare persino la raccolta spontanea dello Za’atar, il timo selvatico –, mentre i coloni sottraggono le olive e minacciano i contadini. Da anni sosteniamo la raccolta con l’aiuto di volontari, ma il loro ingresso è sempre più difficile e la violenza ha spinto molti contadini a rinunciare. L’acqua viene chiusa e i serbatoi distrutti, resistono soprattutto le coltivazioni di datteri».

Fino al 2006, il cous cous Altromercato era prodotto a Gaza con coltivazioni che coinvolgevano 1.500 famiglie della Striscia. Le donne lavoravano artigianalmente la semola anche durante le settimane di coprifuoco e riuscivano così a mantenere le proprie famiglie.
«Dopo il trasferimento della produzione di cous cous da Gaza alla Cisgiordania, le 1.500 famiglie di Gaza non sono state abbandonate – ha spiegato De Blasi –: una quota del prezzo del prodotto acquistato nei negozi Mandacarù e utilizzato per la cena a Mezzocorona è destinata al loro sostegno, anche se è sempre più difficile far arrivare gli aiuti. Dopo il 7 ottobre, quando è scattata l’offensiva militare nei confronti di Gaza, c’è voluto un anno e mezzo perché la nostra organizzazione partner riuscisse a far entrare gli aiuti. Ad oggi contribuiamo anche con il progetto Building Hope for Palestine e abbiamo distribuito 800 pacchi umanitari grazie anche al sostegno della Provincia di Trento».
Dopo la presentazione a Mezzocorona, dal 14 al 19 settembre, la campagna arriverà nelle botteghe Mandacarù.

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