La storia

venerdì 4 Settembre, 2026

Giulia Meroni, la nipote del martire della Resistenza e il corteo contro i naziskin: «Quello per cui morirono nel ’44 lo difendiamo ancora oggi»

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Insegnante e nipote di Enrico, uno dei «Figli della montagna» uccisi dai nazisti a 18 anni, ha partecipato al presidio di Dro contro il raduno naziskin: «È aberrante dover essere ancora qui a lottare contro il nazifascismo. Ma dobbiamo continuare a resistere»

«La terra dei martiri del 28 giugno dice no al nazi-fascismo» recita lo striscione che Giulia Meroni espone con orgoglio. Non poteva non essere qui, non solo perchè socia Anpi, ma soprattutto perché nipote di Enrico Meroni, uno dei «Figli della montagna», martiri della resistenza dell’Alto Garda, morto a soli 18 anni per mano dei nazisti. «È davvero aberrante che dobbiamo essere ancora qui a lottare contro il nazifascismo, ma continueremo a farlo».
Questa è una terra di antifascismo?
«Questa è una terra di resistenza, che ha fatto delle scelte coraggiose e che continua a farle. E quindi dobbiamo continuare a resistere, sono d’accordo con chi proprio sul “T” diceva che non si può sdoganare e normalizzare tutto questo. Quindi siamo qui per dire no al fascismo e al nazismo. Evidentemente non si finisce mai di ribadire questi concetti».
La buona notizia è la partecipazione?
«Sì specie dei giovani. Perchè gli anziani che quelle brutture le hanno viste oggi ci hanno lasciato e hanno consegnato a noi e soprattutto ai giovani la loro memoria, ma anche la responsabilità di vigilare e proteggere la democrazia».
Qual è l’insegnamento che ci arriva dai Figli della montagna?
«Proprio questo: resistere. Quello per cui hanno combattuto e sono morti nel ‘44 è la stessa cosa per cui lottiamo e combattiamo oggi. I principi di uguaglianza, di accoglienza, trasportati nel 2026 e sempre attualissimi».
Bisogna farla conosce di più la loro storia?
«Assolutamente, io poi sono insegnante quindi mi impegno nel girare le classi per raccontare la storia dei Figli della montagna e dei martiri del 28 giugno. E devo dire che quando la racconto studenti e studentesse ascoltano. Dobbiamo continuare affinchè portino nel cuore le loro storie e i loro valori».

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