Politica
venerdì 4 Settembre, 2026
Crescono (ancora) i costi della Trentino Music Arena. Degasperi (Onda) e Maestri (Pd) all’attacco: «È il buco nero di Fugatti»
di Lucia Ori
I due consiglieri, negli anni, hanno presentato diverse interrogazioni al riguardo: «Troppo silenzio, ora si faccia chiarezza»
La Trentino Music Arena comincia ad avere le sembianze di un grande buco nero, proprio alle porte della città. Dopo i 2,7 milioni di euro stanziati dalla Provincia per la programmazione del «Trento Live Fest» nel triennio 2026-2028, il punto non è più soltanto quanto denaro pubblico sia finito nell’arena di San Vincenzo. È anche capire che fine abbiano fatto, negli anni, le interrogazioni poste dalle opposizioni e quali siano state le ricadute concrete di una struttura voluta dalla Provincia e sostenuta con risorse pubbliche. Perché l’impressione è che dentro quel buco nero siano finite anche le interrogazioni dei consiglieri provinciali. «La cosa più pesante di questa situazione è che continuiamo a non ricevere risposta mentre le cose continuano a capitare davanti a noi», osserva Lucia Maestri (Pd). La prima interrogazione sulla Music Arena, ricorda la consigliera, risale addirittura alla giunta di Ugo Rossi e negli anni le richieste di chiarimento si sono moltiplicate. Ma il regolamento del Consiglio provinciale prevede tempi precisi: trenta giorni per la risposta, che possono diventare sessanta nel caso di interrogazioni particolarmente complesse.
«È assurdo che sia il consigliere a dover inseguire le risposte», attacca Filippo Degasperi. Secondo il consigliere di Onda, il problema non è più soltanto politico, ma riguarda il funzionamento stesso dell’istituzione. «Ci vorrebbe un difensore civico anche per i consiglieri», sostiene, indicando nel presidente del Consiglio provinciale Claudio Soini la figura che dovrebbe garantire il rispetto del regolamento. «Il primo che non lo rispetta è il presidente della Provincia», aggiunge Degasperi. E così anche la nuova interrogazione che Maestri si appresta a depositare rischia di seguire la stessa strada delle precedenti. Un altro pezzo che, nella metafora del buco nero, rischia di scomparire senza lasciare traccia. Ed è proprio davanti a questo vuoto di risposte che torna in campo la Corte dei Conti. Gli esposti già presentati sulla Music Arena sono tre e, secondo quanto riferiscono i consiglieri, nessuno ha finora prodotto un riscontro. Maestri sta valutando di presentarne un quarto, alla luce delle nuove informazioni sulla gestione economica dell’arena. «Massimo rispetto per la magistratura, ma credo che ormai sia sotto gli occhi di tutti. Vogliamo sapere se c’è un’ipotesi di danno erariale e a dircelo può essere solo la Corte», spiega. Il tema, per la consigliera, non è soltanto il finanziamento di 2,7 milioni per i concerti del prossimo triennio, ma il rapporto tra le risorse pubbliche investite e il ritorno per il territorio. «È il momento di capire quanto è costato il capriccio Fugatti al Trentino», sintetizza Maestri, tornando a una domanda che accompagna la storia della Music Arena fin dalla sua nascita. «Politicamente ritengo che una scelta del genere sia profondamente discutibile in termini di ricadute sul territorio, anche considerando che Friends&Partners è un privato esterno alla Provincia di Trento».
Da qui anche l’ipotesi di un accesso agli atti per mettere ordine nei numeri. Maestri vuole chiedere alla Provincia i dati sulle affluenze e sulla vendita dei biglietti, non soltanto per l’edizione in corso del «Trento Live Fest», ma anche per gli anni precedenti. Numeri necessari per capire quale sia stato davvero il rapporto tra pubblico, incassi e risorse messe a disposizione dall’ente pubblico. «La Provincia deve rendere evidente quale sia il ritorno», insiste. Degasperi, intanto, punta il dito anche sulla vicenda dell’extrabudget da un milione di euro dato al Santa Chiara per l’organizzazione dei propri concerti, sulla quale, ricorda, Fugatti non avrebbe mai risposto a un’interrogazione. «Conta sulla disattenzione», accusa. Una vicenda nella quale, secondo Degasperi, gli strumenti dei consiglieri si stanno progressivamente esaurendo: «Le nostre interrogazioni vengono presentate, ma se non arrivano le risposte è come se sparissero».
Per questo, conclude, «a questo punto più che la Corte dei Conti, la sanzione ormai può arrivare solo dagli elettori». Ma c’è un ultimo dato che restituisce plasticamente la distanza tra le ambizioni originarie della Music Arena e la sua realtà attuale: quello della capienza. Sembra lontana l’era in cui, durante la Notte bianca del 2022, fiumi di gente tornavano a piedi da Mattarello verso il centro città – non senza che questo causasse problemi di ordine pubblico, ma questa è un’altra storia. Un luogo pensato per 120 mila persone e che, nel corso degli anni, ha visto ridurre costantemente la propria capienza. Il 26 agosto del 2026, il buco nero ne ha risucchiate circa 116 mila: la determinazione del dirigente della polizia amministrativa, nell’autorizzare Friends&Partners alla realizzazione del «Trentino Live Fest», stabilisce infatti che l’efficacia dell’autorizzazione è subordinata al rispetto del limite massimo di sovraffollamento di 3.300 persone. Un numero che restituisce plasticamente la distanza tra l’ambizione originaria dell’arena e la sua realtà attuale. E che apre un’altra domanda: quale funzione deve avere oggi la Music Arena? Se la struttura era stata pensata per ospitare eventi da decine di migliaia di persone, quale rapporto esiste tra quella funzione, gli investimenti pubblici sostenuti per realizzarla e mantenerla attiva e il numero effettivo di spettatori che oggi può accogliere? Anche questa è una domanda che rischia di finire nel buco nero. Un luogo progettato per 120 mila persone che oggi deve fare i conti con una capienza di 3.300, mentre continua ad assorbire risorse pubbliche. E così, dopo Scilla e Cariddi, il problema non è più soltanto evitare il vortice: è capire quanto ancora possa inghiottire.
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