Il caso

giovedì 20 Agosto, 2026

Pellegrini francesi tagliano la bandiera della pace del Mandacarù scambiandola per quella Lgbtq+. Arcigay: «Un gesto di odio e integralismo»

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L'episodio risale ai giorni scorsi, nel negozio di Mori

L’episodio avvenuto nei giorni scorsi a Mori, dove un gruppo di dieci pellegrini integralisti cattolici francesi ha tagliato la bandiera della pace esposta davanti alla sede di Mandacarù, scambiandola per un simbolo LGBTQIA+, suscita la forte indignazione di Arcigay del Trentino.

Secondo quanto riferito dall’associazione, il gruppo proveniva dalla zona di Lione e si trovava in Trentino nell’ambito del Cammino di San Rocco, ospite della comunità locale. L’azione sarebbe stata poi rivendicata telefonicamente dal responsabile del gruppo, che avrebbe spiegato il gesto con l’intenzione di «redimere e guarire le persone omosessuali».

«Apprendiamo con sconcerto l’ennesimo atto di violenza e intolleranza contro la nostra comunità e contro i valori della convivenza pacifica», dichiara Shamar Droghetti, presidente di Arcigay del Trentino.

Per Droghetti, l’episodio dimostra come fanatismo e aggressività possano manifestarsi anche nei territori locali. «È un odio talmente accecante da non risparmiare nemmeno simboli universali di pace e realtà storiche di cooperazione e solidarietà internazionale come Mandacarù e Altromercato», afferma.

L’associazione ricorda inoltre la collaborazione dello scorso 16 giugno con Mandacarù e Altromercato per l’iniziativa “Queer cinema for Palestine”, dedicata alla difesa dei diritti umani.

Arcigay sottolinea che il fatto che la bandiera della pace sia stata scambiata per un simbolo LGBTQIA+ non cambia, a suo giudizio, la gravità dell’episodio.

«Che sia stata colpita una bandiera della pace per errore o per ignoranza è solo un dettaglio: la sostanza resta gravissima», sostiene Droghetti. Il presidente di Arcigay richiama quindi le iniziative promosse a Mori in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia e delle passate edizioni del Dolomiti Pride.

Mori, ricorda inoltre l’associazione, è tra i comuni trentini che hanno scelto di aderire alla Rete RE.A.DY, la rete nazionale delle pubbliche amministrazioni impegnate nella prevenzione e nel contrasto delle discriminazioni legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere.

Arcigay del Trentino ribadisce infine l’importanza della prevenzione e dell’educazione contro la cultura dell’odio, sostenendo che la retorica aggressiva possa tradursi in conseguenze concrete sulla vita delle persone.

«Mentre c’è chi grida allo spettro della presunta “teoria gender”, sono proprio questi elementi integralisti e oscurantisti a portare violenza reale e snaturamento sul territorio», conclude Droghetti. «Non ci faremo intimidire e continueremo a lavorare al fianco dei comuni virtuosi e della società civile per un Trentino aperto e inclusivo».

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