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martedì 18 Agosto, 2026

Ranucci a Lavarone: «Non mollo. Sono al centro di un attacco vergognoso alla libertà di stampa»

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Il conduttore di Report accolto da una folla agli «Incontri d’autore»: «La cosa che mi dà più forza è il contatto con la gente». Poi difende costi e ascolti del programma

«Fa caldo? Le mie giornate sono calde almeno dal 2000». E con una battuta che esprime tutto il piglio combattivo, e anche un certo orgoglio per il lavoro fatto, Sigfrido Ranucci commenta la tempesta — mediatica prima che giudiziaria — che lo sta investendo in questo mese di agosto per via dell’inchiesta sul suo attentato e delle rivelazioni di Lavitola. «Ma solo chi non mi conosce — aggiunge — può pensare che io possa mollare».

La cornice è quella degli altipiani cimbri, con la rassegna «Incontri d’autore» di Lavarone, in cui il conduttore di Report presenta il suo ultimo libro, Il ritorno della Casta. Una rassegna solitamente tranquilla, ma che questa volta ha visto radunarsi una folla già da oltre un’ora prima dell’appuntamento, un afflusso che ha costretto gli organizzatori ad allestire una platea improvvisata nel piazzale fuori dalla sala congressi. Tanti curiosi, sicuramente, ma moltissimi sostenitori che hanno accolto il giornalista, entrato in sala insieme alla scorta, con una vera e propria ovazione.

«La cosa che mi dà più forza in questi giorni difficili — ha esordito Ranucci guardando la platea — è proprio il contatto con la gente. Sono al centro di un attacco vergognoso», specificando che la sua rabbia non è verso l’inchiesta giudiziaria, ma per il clamore mediatico e soprattutto per i tentativi di diversi esponenti politici di sfruttarlo per colpire la sua persona e il suo programma. «Vogliono sospendere anche le repliche. Non si capisce cosa c’entra con la vicenda. È un attacco vergognoso», rincara la dose, «verso la libertà di stampa, contro i colleghi, e una vera e propria vergogna per il Paese».

Il conduttore ha commentato in particolare le ultime rivelazioni de Il Tempo che fanno il punto su stipendi e costi della trasmissione Rai. «Il nostro è uno dei programmi più virtuosi della Rai», spiega, aggiungendo che tutte le spese sono assolutamente rendicontate e che gli ascolti garantiscono entrate molto maggiori rispetto alle uscite. «Ci si lamenta dei costi di Report. È come se il Papa si lamentasse del Giubileo». Tanto più — aggiunge — «che ci sono trasmissioni che costano molto di più e fanno ascolti che si fermano al 3%».

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