Trento

sabato 15 Agosto, 2026

La messa (a sorpresa) del vescovo di Trento nella parrocchia di don Lino Zatelli: «Il bene che ha seminato è già nell’eternità»

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La celebrazione a Ferragosto: «Ha aiutato in tanti a trovare Dio. Dentro questa parrocchia sono già avvenuti miracoli»

Un clima di profonda mestizia, volti segnati dal dolore e una chiesa raccolta attorno al ricordo del proprio parroco. La comunità di San Carlo Borromeo, a Trento, si è ritrovata questa mattina, nella solennità dell’Assunzione di Maria, per la Messa presieduta dall’arcivescovo Lauro Tisi, a pochi giorni dalla morte improvvisa di don Lino Zatelli. Una cerimonia decisa negli ultimi giorni, dopo il tragico lutto che ha colpito la comunità.

La celebrazione si è svolta alle 10, nel consueto appuntamento parrocchiale che vedeva don Lino all’altare. Oggi, al suo posto, è rimasto un mazzo di fiori. Un’assenza resa ancora più evidente dal ricordo della sua capacità di parlare alla vita delle persone e di offrire conforto e speranza.

Fin dal saluto iniziale, monsignor Tisi ha richiamato il bene lasciato dal sacerdote nella comunità.

«Fino a pochi giorni fa, da questo altare, don Lino, con la sua parola e i suoi gesti, ha rinnovato la Pasqua, regalando parole di forza, di luce e di speranza».

«Alcune persone che cercavano il volto di Dio – ha aggiunto l’arcivescovo – hanno trovato in lui spiragli di luce e di consolazione». Don Lino, ha sottolineato Tisi, «è stato uomo della Pasqua», capace di offrire «il balsamo di una parola che faceva bene» e di permettere a tanti fedeli di uscire dalle celebrazioni «rasserenati, confortati, illuminati».

«Il bene che ha seminato è già in voi»

Nel momento del dolore, l’arcivescovo ha invitato la comunità a trasformare il ricordo in ringraziamento.

«Tutto questo bene che lui ha seminato con la sua umanità, i suoi gesti e la sua parola è motivo di ringraziamento a Dio per tutto quello che don Lino ci ha donato».

Un bene che, secondo Tisi, consente ora di pensare il sacerdote «dentro l’abbraccio di quel Dio che ha cercato, ha fatto conoscere e ha reso accessibile agli uomini».

Nell’omelia, commentando le parole dell’apostolo Paolo – «L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte» –, don Lauro non ha nascosto la difficoltà di accogliere questo messaggio davanti a una morte tanto improvvisa.

«Queste parole sembrano una beffa incredibile, sembrano parole senza senso. Ma, sommessamente, vorrei dirvi che non è così».

La morte, ha spiegato, non può cancellare ciò che don Lino ha seminato nella sua comunità.

«Il bene donato con i suoi sguardi, con la sua parola liberante, con il suo non giudizio, con il suo accogliere ogni volto, indipendentemente dall’appartenenza o meno al terreno ecclesiale, vi appartiene. È già in voi, è eternità e nessuno ve lo potrà rubare».

«Dentro questo luogo sono avvenuti miracoli»

L’arcivescovo ha ricordato in particolare la capacità di don Lino di avvicinarsi alle situazioni più fragili e difficili.

«Dentro questo luogo sono avvenuti miracoli», ha affermato, riferendosi agli incontri, alle celebrazioni e alle parole attraverso le quali il parroco aveva saputo riaccendere la speranza.

«Tutto questo è un bene che la morte non ci porta via: è già vita vostra, è vita che germoglia in voi».

Commentando il brano dell’Apocalisse, Tisi ha riconosciuto nel bambino «rapito e portato presso Dio» un’immagine dello stesso don Lino.

«Quel bambino è il bene che gli uomini scelgono; quel bambino è don Lino, portato nel rifugio di Dio. Oggi io vedo don Lino presso il Signore, dopo che nella vita ha fatto seminare e germogliare vita».

«Andava di fretta a soccorrere le fragilità»

Un’altra immagine è arrivata dal Vangelo della Visitazione. La fretta con cui Maria raggiunge Elisabetta ha richiamato uno dei tratti caratteristici del sacerdote.

«Andava di fretta anche nell’invitare la Chiesa a essere agile e aperta. Andava di fretta a soccorrere le sterilità, le fragilità, quei terreni faticosi che sapeva scovare e incontrare, regalando aperture di speranza».

Infine, il riferimento allo sguardo di Maria nel Magnificat.

«Io credo che don Lino abbia guarito tanti con lo sguardo. Il suo sguardo è stato per molti una porta di accoglienza e ha liberato macigni importanti», ha detto l’arcivescovo.

«Certamente, in questo momento, il nostro sguardo, cominciando dal mio, è avvolto dalla tristezza. Che il Signore ci aiuti ad avere, come don Lino, la capacità di guardare oltre la tristezza per cogliere l’ebbrezza di Dio».

In chiusura, don Lauro ha affidato un pensiero personale a Maria, particolarmente amata e spesso ricordata da don Lino, anche nei racconti dedicati alla propria mamma.

«Maria ci dà la sicurezza di aver messo al sicuro questo suo figlio e che don Lino continuerà ad accompagnarci».

Al termine della celebrazione, alcuni fedeli hanno voluto ringraziare personalmente l’arcivescovo per la sua presenza e per le parole di vicinanza rivolte alla comunità in un momento di particolare dolore.

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