L'intervista
domenica 9 Agosto, 2026
Mattia Maestri, morto dopo aver mangiato un formaggio a latte crudo. Il papà: «Grazie al mio piccolo salvati tanti bambini»
di Simone Casciano
Giovanni Battista: «Ora si approvi la legge sull'etichettatura. Mio figlio non si è mai arreso. La battaglia non finisce qui»
Nel dolore straziante per la perdita di un figlio, nella rabbia per una tragedia che si sarebbe potuta e dovuta evitare, l’unica consolazione per Giovanni Battista Maestri è sapere che la vita di suo figlio Mattia, che si è spenta domenica scorsa, è riuscita a salvare quella di tanti altri bambini. È stata infatti la sua storia, unita alla determinazione di un padre coraggioso, a sfondare il muro del silenzio che circondava i rischi dei prodotti a latte crudo e permettere che le famiglie fossero informate. A far sì che altri bambini non incontrassero lo stesso destino di Mattia Maestri, ammalatosi di sindrome emolitico-uremica (Seu) dopo aver mangiato del formaggio a latte crudo del caseificio di Coredo. Era il 2017, dopo 9 anni di malattia, Mattia si è spento domenica scorsa. Fatti per cui l’ex presidente e il casaro sono stati condannati in via definitiva per lesioni personali gravissime. «Ma la nostra battaglia non finisce qui – avvisa Maestri – C’è ancora molto da fare. A cominciare dalla legge sull’etichettatura, che va approvata in Parlamento al più presto».
Maestri sono stati giorni difficili, come sta?
«Siamo pieni di dolore, ma si sopravvive. Del resto, siamo sopravvissuti 9 anni e andremo avanti anche ora. A darci forza è il ricordo di quello che Mattia è stato per noi. Un ricordo bellissimo da un certo punto di vista, per l’amore e per quello che ci ha insegnato, ma anche ovviamente tragico e doloroso. È il ricordo di una vita che ha portato a salvare tanti altri bambini e altri ancora ne salverà in futuro. La nostra battaglia non arretra di un millimetro e la mia determinazione è proporzionale al dolore che provo».
Come racconterebbe Mattia?
«Come mio figlio, il mio bambino e un eroe. C’è chi salva vite donando gli organi, il mio Mattia lo ha fatto in un altro modo, con la sua testimonianza di quello che è successo. In questi anni è stato davvero forte, non ci ha mai messi in difficoltà, è stato davvero bravo, ha lottato, non si è arreso mai. Ha vissuto per 9 anni in una condizione difficile, ma rimanendo forte. Poi certo, sapevamo che andavamo in questa direzione, ma saperlo ed essere pronti sono un’altra cosa. Ora speriamo e crediamo che questa vita sarà un insegnamento. Per qualcuno lo è stato, a noi ha insegnato tanto».
Sui rischi dei prodotti a latte crudo crede ci sia un prima e un dopo la storia di Mattia?
«Sì certo, ma non è sufficiente, c’è ancora tanto da fare, tantissimo. A partire dalla legge sull’etichettatura che deve essere approvata al più presto, immediatamente. E a tutti quelli che ancora fanno resistenza dico che è tempo di ragionare con la testa e con il cuore. Devono capire che le vite dei bambini vengono prima degli interessi economici. E c’è un’altra cosa che voglio dire…»
Prego.
«Sono orgogliosissimo di aver rifiutato le condoglianze della giunta provinciale e la loro presenza al funerale del mio Mattia. Perché in questi 9 anni, si sapeva prima e dopo dei rischi a cui si esponevano i bambini e non è stato fatto nulla. I cartelli informativi prodotti sono inaccettabili. Dei Qr code da scansionare e leggere per informarsi dei rischi. Ma ci prendiamo in giro? Per questo ho respinto le condoglianze. Chi me le ha fatte, l’assessora Zanotelli, è la stessa persona che ha premiato con un marchio di eccellenza il caseificio di Coredo e il casaro che era appena stato condannato per lesioni gravissime al mio Mattia. E c’è un altro messaggio che devo mandare…»
Quale?
«Mi è arrivato un telegramma di condoglianze da parte del presidente della Federazione della cooperazione trentina Renato Dalpalù. Il vicepresidente è Albasini di Concast con cui ho avuto delle differenze, ma io voglio dire questo: io queste condoglianze le accetto, ma a patto che mi dimostrino che sono sincere e sentite. Io le accetto se loro si attivano e tolgono quel marchio di eccellenza al caseificio di Coredo. Lo lascino agli altri, ma a quello lo tolgano. Non mi dicano che non si può. Loro glielo hanno dato, loro glielo possono togliere. Se non fanno quanto chiesto vuol dire che quelle condoglianze sono solo di facciata».
Ora c’è un fascicolo per omicidio sulla morte di Mattia? È stanco di lottare nei tribunali?
«Assolutamente no, non arretro di un centimetro. Non ho nulla da perdere io, sono pronto a tutto. Venerdì ero all’udienza per l’autopsia, l’avvocata della difesa ha provato a posticiparla a settembre, volevano tenere il mio Mattia un mese in frigo, ma la richiesta per fortuna è stata respinta. Questo per dire che io mi auguro che vorranno difendersi nel processo e non dal processo».
Si sente solo in questa battaglia?
«Io in questi anni ho conosciuto tante persone che hanno voluto bene al mio Mattia e che sono state colpite dalla nostra storia. Ci sono politici trentini provinciali e onorevoli che mi hanno mostrato vicinanza e li ringrazio, chi invece doveva agire non ha fatto nulla, nulla».
Che ricordo le rimane di Mattia?
«La sua forza, la sua forza e determinazione nel resistere e nel non voler andarsene. La sua capacità di non disturbare, di non pesare sugli altri. Nonostante prendesse 47 farmaci e richiedesse cure costanti è sempre stato un fenomeno. Posso mandare un ultimo messaggio?».
Certo…
«C’è una frase che continuo a ripetermi: “Ricordatevi che i bambini non si salvano solo con le medicine, ma anche con l’informazione”. E infatti se qualche bambino lo abbiamo salvato è grazie al mio Mattia, ma anche grazie a chi ha dato spazio alla sua storia».
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