Economia

venerdì 7 Agosto, 2026

Il caldo continuerà, ma non c’è nessun provvedimento per i lavoratori. La Cgil: «La Provincia faccia qualcosa»

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Il sindacato: «Anticipare l'orario di lavoro non basta»

Torna al centro del dibattito la tutela dei lavoratori esposti al caldo estremo. Fillea Cgil del Trentino torna a chiedere alla Provincia l’emanazione di un’ordinanza che imponga la sospensione delle attività lavorative all’aperto e di quelle svolte sotto tettoie o in ambienti dove si creano “cappe di calore”, in particolare nei settori dell’edilizia e del porfido.

Secondo il sindacato, le linee guida adottate dalla Giunta provinciale non sono sufficienti a garantire la sicurezza dei lavoratori. «Fin dalle prime ondate di caldo abbiamo chiesto un’ordinanza – spiega il segretario Giampaolo Mastrogiuseppe – ma la Provincia ha scelto di emanare soltanto delle linee guida. Proprio il giorno della loro pubblicazione si è verificato un malore dovuto al caldo».

Fillea evidenzia inoltre come la maggior parte delle Regioni italiane abbia già adottato ordinanze specifiche per regolamentare il lavoro durante le ondate di calore. «Il Trentino – sostiene Mastrogiuseppe – si distingue purtroppo in negativo».

«Deroghe sugli orari non bastano»

Il sindacato ricorda di aver chiesto anche ai Comuni di intervenire, soprattutto nei territori di fondovalle. Finora, osserva Fillea, solo Trento e Arco hanno adottato provvedimenti, consentendo ai cantieri di iniziare le attività già alle 6.30 attraverso una deroga alle norme sull’inquinamento acustico.

Una soluzione giudicata insufficiente. «Anche anticipando l’inizio dei lavori alle 6.30 – afferma Mastrogiuseppe – una giornata lavorativa di otto ore, con la pausa pranzo, termina intorno alle 15.30, quando già da ore le temperature possono superare i 35 gradi».

«Senza un obbligo le imprese non si fermano»

Fillea sostiene di aver coinvolto anche Uopsal, l’Ufficio ispettivo minerario e l’Ufficio ispettivo del lavoro, ma ritiene insoddisfacenti le risposte ricevute.

«Senza un vero obbligo, rappresentato da un’ordinanza, molte imprese non sospendono le attività – afferma il segretario –. Ce lo raccontano gli stessi lavoratori che ci contattano. A loro diciamo di rifiutarsi di lavorare quando le condizioni mettono a rischio la salute e spesso siamo costretti a sollecitare controlli da parte degli organi ispettivi».

Il nodo della cassa integrazione

Secondo il sindacato, un’ordinanza sarebbe utile anche alle aziende che decidono di fermare i cantieri, facilitando l’accesso alla cassa integrazione per eventi meteo.

Fillea ricorda che lo stesso direttore provinciale dell’Inps, durante la presentazione delle linee guida provinciali, aveva evidenziato come un provvedimento ufficiale renderebbe più semplice per gli uffici valutare le richieste di Cassa integrazione guadagni.

L’appello ai consiglieri provinciali

Alla luce della situazione, il sindacato si rivolge ora ai consiglieri provinciali, chiedendo un’iniziativa politica sul tema.

«Provincia, Comuni e uffici ispettivi ci hanno dato risposte insoddisfacenti o non hanno risposto – conclude Mastrogiuseppe –. Chiediamo ai consiglieri provinciali di presentare un’interrogazione per sapere quante aziende abbiano effettivamente sospeso il lavoro durante le ore più calde e quanti controlli siano stati effettuati».

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