Imprese
martedì 4 Agosto, 2026
I dipendenti danno il via libera al nuovo contratto integrativo con un referendum: sì alla solidarietà intergenerazionale (e arriva la quattordicesima)
di Redazione
Il caso alla Mahle di Trento. I sindacati: «Anche nelle fasi difficili è possibile aumentare le retribuzioni»
Le lavoratrici e i lavoratori della Mahle Componenti Motori Italia di Trento hanno approvato a larghissima maggioranza, attraverso un referendum, il rinnovo del contratto integrativo aziendale per il triennio 2026-2028.
Lo stabilimento di Trento, specializzato nella produzione di cuscinetti e boccole per motori e parte del gruppo internazionale Mahle, impiega oltre 150 addetti.
L’intesa, sottoscritta dalla Direzione aziendale, dalla RSU e dalle organizzazioni sindacali Fiom – Cgil, Fim – Cisl e Uilm – Uil del Trentino, introduce importanti novità sul fronte economico e normativo. Tra gli interventi principali figura la revisione del Premio di risultato, che viene reso più equo eliminando le differenze finora esistenti tra i diversi reparti dello stabilimento.
L’accordo prevede inoltre l’introduzione di un nuovo superminimo collettivo, con l’obiettivo di rafforzare la parte fissa della retribuzione e avviare un progressivo riallineamento salariale tra le diverse generazioni di dipendenti. Viene inoltre salvaguardato nel tempo il valore del premio preferiale, assimilabile a una quattordicesima mensilità, che sarà indicizzato ai minimi tabellari previsti dal Contratto collettivo nazionale dei metalmeccanici.
Nel testo dell’intesa trovano spazio anche gli impegni assunti dall’azienda per favorire la stabilizzazione dei rapporti di lavoro precari.
«Un risultato importante in una fase difficile»
«Il rinnovo è stato raggiunto in una fase particolarmente complessa sia per l’azienda sia per l’intero settore dell’automotive», commentano i segretari generali di FIOM, FIM e UILM del Trentino, Michele Guarda, Paolo Cagol e Willj Moser.
Secondo i rappresentanti sindacali, l’accordo si inserisce nella più ampia stagione di rinnovo dei contratti integrativi che sta interessando molte aziende del territorio dopo la conclusione della lunga trattativa per il rinnovo del Contratto nazionale.
«Il caso Mahle dimostra che, anche in un contesto economico difficile, è possibile ottenere incrementi retributivi, rafforzando sia la parte variabile sia quella fissa dello stipendio. Un risultato che consente di guardare con maggiore fiducia ai numerosi tavoli di trattativa ancora aperti sul territorio, con l’obiettivo di raggiungere nuove intese positive per le lavoratrici e i lavoratori», concludono i tre segretari.
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